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Ambrose Akinmusire Quartet al Soresina Jazz Festival

Vincenzo Roggero By

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Ambrose Akinmusire Quartet
Soresina Jazz Festival 2017
Cortile Sala del Podestà
2.7.2017

Conclusione con il botto per la quinta edizione del Soresina Jazz Festival, ad esibirsi infatti nel cortile della Sala del Podestà l'Ambrose Akinmusire Quartet, nell'unica data italiana dell'anno. Trentacinquenne trombettista originario di Oakland, collaboratore ancora in età adolescenziale di musicisti del calibro di Joe Henderson e Steve Coleman, vincitore di prestigiosi premi, Akinmusire è figura atipica nel panorama dei trombettisti attuali. Dotato di tecnica prodigiosa che non esibisce smaccatamente ma mette al servizio di una variegata gamma espressiva, trova ispirazione da diverse forme artistiche come da differenti generi musicali che confluiscono in una visione musicale ricca di sorprese a seconda dei contesti e delle formazioni utilizzate.

Come è successo a Soresina. Perché se è vero che la maggior parte dei brani evidenzia una struttura ben riconoscibile—introduzione delicata, sottovoce con ritmo quasi impalpabile, graduale arricchimento e rinforzo dinamico con prevalenza di assoli, chiusura con ripresa del tema in lento dissolvimento—il mosaico che viene a comporsi è esaltato dalle peculiarità e dall'inventiva dei singoli. Akinmusire passa con estrema disinvoltura da una delicatezza timbrica increspata e fragile, a scoppiettanti fraseggi, da note lunghe, dilatate al limite della rottura a sonorità taglienti come lame, sempre in assoluto controllo dello strumento.

Se la sezione ritmica formata da Harish Raghavan al contrabbasso e Justin Brown alla batteria mette in mostra la giusta dose di elasticità propulsiva e varietà timbrica, è il trentenne pianista Sam Harris a lasciare il segno. In fase di accompagnamento regala armonizzazioni mai banali, spesso al limite della tonalità e decisamente stimolanti per le sortite del leader, negli interventi solistici il suo pianismo libera una forza travolgente, quasi selvaggia, con richiami melodici dal tragitto accidentato, come un fiume carsico. Il concerto sempre in bilico tra classicità e modernità, si chiude, come da tradizione per chi si esibisce al Soresina Jazz Festival, con "Bye Bye Blackbird." La versione di Akinmusire, in perfetta solitudine, è da brividi. Ci arriva da lontano, quasi fosse un pretesto per interiori esplorazioni ma quando il celeberrimo tema emerge in tutta la sua bellezza è un tripudio per il pubblico che si abbandona a scroscianti applausi.

Foto: Danilo Codazzi

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