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Yaron Herman: Alter Ego

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Yaron Herman: Alter Ego
Alter Ego, l'ultimo lavoro di Yaron Herman, ha un titolo senz'altro evocatico: indica una diversa prospettiva, un differente pertugio dell'esitere; al contempo, suggerisce necessariamente una continuità con le proprie radici, ovvero ciò che ci constraddistingue, ci qualifica, ci fa riconoscere. Tradizione ed innovazione, continuità e rottura, dove il fil rouge è la rappresentazione di sé attraverso gli stati d'animo più diversi ed eterogenei. Il pianista israeliano (con trascorsi alla prestigiosa Berklee School of Music e oggi francese di adozione) è tornato con un disco delicato e ragionato, qualcosa di nuovo e di consueto insieme, tappa interessante di un talento carico di potenzialità ancora da esplorare.

In parte nuova anche la formazione musicale, dove il terzetto Herman (piano forte), Stephane Kereki (contrabbasso), Ziv Ravits (batteria), diventa per la prima volta un quartetto grazie a ospiti come Logan Richardson (sax alto) in alcuni brani ed Emile Parisien (sax tenore e soprano) in altri. Le cover di brani pop (tipico terreno sperimentale di Herman) lasciano spazio a qualcosa di più intimo, profondo, e certo più impegnativo, ossia gli 11 brani scritti dal pianista, e i due pezzi "classici" di compositori istraeliani.

Apre il disco "Atlas and Axis," un brano per solo piano che parte delicatamente, quasi in sordina, preludio però di un susseguirsi ragionato di stati emozionali: da quelli gioiosi di "Mojo," dove la batteria di Ravitz corteggia il con carattere, a quelli malinconici o intimi di "Your Eyes," ricca di suggestioni decisamente melodiche.

Interessante il carattere ritmico della breve ma intensa "Mechanical Brothers," dove sax piano e batteria discutono lasciandoci appena intravedere un discorso che nel minuto e mezzo del brano non si può certo esaurire, ma che suggerisce come Herman stia affinando il proprio senso dell'esplorazione musicale verso e dentro il jazz. Tale suggestione trova conferma nell'evocativa, profonda "Madeleine," di contro il brano più lungo del disco e altra prova ineccepibile dello stato di grazie del quartetto e della capacità tecnica di Herman al pianoforte.

Strutturalmente ben costruita "Homemade," impreziosita in particolare dal contrabbasso (Kerecki merita una menzione speciale), indefinibile "La Confusion Sexuelle des Papillon ," in cui Herman inventa grappoli di note e successioni di accordi che sembrano farfalle: uno schema dinamico ragionato dove la batteria di Ravitz sfiora una varietà di diversi accenti ritmici e il basso apre la strada al suggestivo assolo di pianoforte, mentre il sax ricama come un volo leggero la felice sintesi di suggestioni melodiche semplici e pura ricerca musicale.

Guardando ai pezzi non composti da Herman, il primo è "Ukolabavka / Wiegenlied," rivisitazione di due composizioni del musicista Gideon Klein, nato in Moravia da una famiglia ebrea e morto in campo di concentramento nel 1945, che coniugava alla composizione classica interessanti influenze folk. Il piano di Herman dialoga con insieme al sax, mentre il solito contrabbasso si cimenta in un notevole assolo. Il secondo è nientemeno che l'inno nazionale di Israele, "Hatikva" (scritto da Samuel Cohen nel 1888), affrontato con forse con eccessivo timore, ma che alla fine tutto sommato convince.

Nel complesso, esplorazioni trasversali che non indugiano su cifre stilistiche ossessive (tutto è presente, ma in modo discreto). Timido carattere swing, forse, ma molti altri ingredienti, quali il sempre sapiente dosaggio di tutti i ruoli che il regista Herman ha a disposizione, ovvero i suoi ottimi musicisti. È la dialettica rilassata, ma solo apparentemente semplice, tra il pianista e l'ensemble il punto vincente di questo lavoro.

Alter Ego è un viaggio interiore, come dichiarato dallo stesso Herman, una ricerca fondazionale di tutto ciò che l'artista filtra, assume, impara, a partire dalle sensazioni indefinibili fino alle esperienze sensoriali; insomma, ciò che diventa musica in tutti i suoi aspetti, da quelli misurati e quantificabili fino all'inafferrabilità dell'improvvisazione.

Un disco da ascoltare con tranquillità, prendendosi il tempo di tornare su brani tutto sommato brevi (poco più di 50 minuti di ascolto in totali), quasi ascoltassimo frammenti di discorsi più ampi e complessi, che più che raccontare suggeriscono, accennano. Un lavoro che immediatamente non sorprende, ma che ad ogni nuovo ascolto offre livelli di interpretazione diversi. La sensazione è che in Herman ci siano tanti orizzonti, ed accanto ad innumerevoli prove concrete di talento cristallino ci siano tante promesse future, prima fra tutte l'esplorazione ulteriore di questo approccio "soft'' e riflessivo al jazz: alieno dalla sperimentazione fine a sé stessa, Yaron Herman mostra una propensione naturale nel coniugare leggerezza e ricerca musicale cerebrale, nel fondere i trend europei del jazz con il sound (antico e nuovo) di altre tradizioni. Il risultato è un'innovazione impalpabile ma presente, un risultato quasi surreale ma in grado di dire, indubbiamente, qualcosa di nuovo.

Track Listing

1. Atlas and Axis (4:08); 2. Mojo (5:27); 3. Heart Break Through (4:10); 4. Your Eyes (2:56); 5. La Confusion Sexuelle des Papillons (5:57); 6. Ukolébavka Wiegenlied(2:54); 7. From Afar (2:12); 8. Sunbath (2:09); 9. Homemade (5:20); 10. Hatikva(3:35); 11. Mechanical Brothers (1:32); 12. Madeleine (8:15); 13. Kaos (2:13).

Personnel

Yaron Herman (piano); Stephane Kerecki (contrabbasso); Ziv Ravitz (batteria); Emile Parisien (sax tenore e soprano); Logan Richardson (sax alto).

Album information

Title: Alter Ego | Year Released: 2013 | Record Label: ACT Music

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