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Billy Hart: All Our Reasons

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Dopo aver debuttato con questo quartetto nel 2006 (Quartet, High Note) Billy Hart ha mantenuto in vita la formazione, esibendosi regolarmente fino a raggiungere con questo disco uno dei lavori più significativi dell'anno e uno dei momenti più elevati della sua carriera di leader.

Hart è tra i migliori e più versatili batteristi del nosto tempo: iniziò negli anni sessanta accompagnando Otis Redding e Sam & Dave e finì il decennio lavorando stabilmente con Jimmy Smith e Wes Montgomery. Gli anni settanta furono addirittura gloriosi: iniziò nel sestetto di Herbie Hancock, partecipò all'incisione del davisiano On the Corner e fu poi fu scritturato da McCoy Tyner e da Stan Getz.

La sua discografia enumera qualche centinaio di collaborazioni ma limitate incisioni da leader - realizzate tra la fine degli anni settanta e i primi novanta - che non hanno lasciato particolare traccia, anche se almeno due andrebbero riscoperte.

Pensiamo a Oshumare (Gramavision, 1985) realizzato con un cast comprendente tra gli altri Dave Holland, Steve Coleman, Kevin Eubanks, Bill Frisell, Kenny Kirkland, Branford Marsalis e a Oceans of Time (Arabesque, 1997) dove guidava un settetto con Chris Potter, John Stubblefield, David Kikoski, David Fiuczynski, Mark Feldman e Santi Debriano.

Ma veniamo ad All Our Reasons. Le prime cose che colpiscono sono le splendide composizioni dal clima intensamente lirico e dalle soluzioni metriche e ritmiche mai scontate, che ricordano i gruppi di Paul Motian con Bill Frisell e Joe Lovano, anche se il drumming di Hart è più incisivo e frastagliato rispetto a quello del grande batterista scomparso.

Tra i brani scritti dal Hart spiccano "Song for Balkis," "Duchess" e "Imke's March". Mark Turner contribuisce con l'astratto "Wasteland" (caratterizzato dall'intenso dialogo tra lui e Hart) e il boppistico "Nigeria". La scrittura di Iverson spicca nel melodico "Nostalgia for the Impossible" e nell'originale riscrittura di "Giant Steps," intitolato col nome spirituale di Coltrane "Ohnedaruth".

Mark Turner, appare oggi straordinariamente maturo, esprimendosi con una sintassi tanto cantabile quanto libera e con un timbro vicino a Lovano (ma in certe inflessioni ricorda Charles Lloyd).

Ivan Iverson svolge a meraviglia la funzione armonica, con un pianismo luminoso, attento all'equilibrio sonoro e alle trasparenze. Il contrasto tra il suo stile e il drumming propulsivo e articolato di Hart è un altro degli aspetti di maggior rilievo del disco. Meno in evidenza ma sempre puntuale è il libero sostegno ritmico di Ben Street.

Un'opera eccellente, dunque, e uno splendido esempio di come il modern mainstream possa abbracciare più vasti ambiti di libertà.

Track Listing: 01. Song for Balkis (Hart) - 12:50; 02. Ohnedaruth (Iverson) - 6:03; 03. Tolli's Dance (Hart) - 2:27; 04. Nostalgia for the Impossible (Iverson) - 5:51; 05. Duchess (Hart) - 6:29; 06. Nigeria (Turner) 7:52; 07. Wasteland (Turner) 7:08; 08. Old Wood (Iverson) - 1:42; 09. Imke's March (Hart) - 5:48.

Personnel: Mark Turner (sax tenore); Ethan Iverson (pianoforte); Ben Street (contrabbasso); Billy Hart (batteria).

Title: All Our Reasons | Year Released: 2012 | Record Label: JazzMa Records

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