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Alexander Hawkins Ensemble al Teatro Manzoni di Milano

Vincenzo Roggero By

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Alexander Hawkins Ensemble
Aperitivo in Concerto
Teatro Manzoni
Milano
27.11.2016

Della generazione under quaranta britannica il trentacinquenne Alexander Hawkins è probabilmente la punta di diamante. Pianista, organista, bandleader e compositore eccellente, nutre grande rispetto per la tradizione ma il suo pensiero è perennemente rivolto al futuro, ha una scrittura rigorosa e complessa che fa esplodere in improvvisazioni libere e incontenibili capaci di passare con grande naturalezza dai sussurri alle grida, si muove con altrettanta disinvoltura tra esibizioni solitarie, duo, piccoli formazioni e grandi ensemble. E non è un caso che abbia inciso come leader o co/leader con mostri sacri dell'improvvisazione come Evan Parker, Joe McPhee e Louis Moholo-Moholo.

Al Teatro Manzoni di Milano per la rassegna Aperitivo in Concerto si presenta con il quintetto formato da Jason Yarde ai sassofoni, Otto Fischer alla chitarra, Dyloan O. Bates al violino, Neil Charles al contrabbasso e Jon Scott alla batteria. Formazione ideale per dar forma alle idee compositive del leader in bilico tra rigore formale, sospensioni cameristiche, ricchezza espressionista, reiterazioni ritmiche. Quella di Hawkins è una visione moderna che utilizza canoni e stilemi convenzionali per dar vita a una musica che di convenzionale ha ben poco.

Certo, non tutto funziona alla perfezione, in qualche situazione la band sembra un po' incerta sulla direzione da prendere, con qualche momento di scollamento, ma sono dettagli che la personalità di Hawkins fa passare in secondo piano rispetto alla visione complessiva e alla quantità delle idee messe in campo.

Diversi i momenti da ricordare tra cui segnaliamo l'inizio solitario del leader -dolce, evocativo, ricco di suggestioni-preludio ad un brano che l'ingresso degli altri musicisti trasforma in riff ossessivo, ipnotico, costruito attorno a minime variazioni. E il blues dinoccolato che fa da spartiacque all'esibizione, introdotto ancora da uno strepitoso Hawkins -controllo delle dinamiche, senso dello swing, percussività e leggerezza di tocco che vanno a braccetto -il cui stile pianistico risulterà spina dorsale e valore aggiunto dell'intera esibizione.

Foto: Roberto Cifarelli
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