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Al Di Meola a Cremona Jazz 2019

Luca Muchetti By

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Al Di Meola, Fausto Beccalossi, Kevin Seddiki
Cremona Jazz
Auditorium Arvedi
Cremona
3.5,2019

Sospinto da un vento che spira da una sponda all'altra dell'oceano, fra la Spagna e l'Argentina, il ritorno di Al Di Meola è quello di un musicista davvero in stato di grazia. Di nuovo in tour in Italia, dopo la data di un mese fa al Druso di Bergamo, il chitarrista del New Jersey ha inaugurato il primo dei quattro concerti dell'edizione 2019 di Cremona Jazz. Uno show spettacolare, furente e a cuore aperto.

Un'esibizione in due set particolarmente felice per tanti motivi. Il primo: il trio—che vede Di Meola al centro del palco con Fausto Beccalossi alla fisarmonica e Kevin Seddiki alla seconda chitarra (un mese fa al suo posto c'era Kemuel Roig al pianoforte)—risulta essere la dimensione ideale per un live che sceglie di puntare senza esitazioni sull'anima più acustica del repertorio di Di Meola.

"Opus & More" è un tour figlio diretto di Opus, il più recente album pubblicato dal 'terzo elemento' del leggendario trio autore della pietra miliare Friday Night in San Francisco (per i pochi che non ricordassero il titolo, gli altri due terzi della formazione che lo erano costituiti da Paco De Lucia e John McLaughlin). Ma a dispetto del titolo della turné, è proprio dai fasti più recenti di quel formidabile trio, e cioè con l'esecuzione di ”Azzura”, che prende il via il concerto. Il brano era contenuto dell'album del ritorno del 1996, Guitar Trio: i grappoli di note e i fraseggi vivacissimi che caratterizzano lo stile di Di Meola, vengono qui abbracciati dalla fisarmonica di Beccalossi, mentre Seddiki tesse complessi accordi, avanzando e indietreggiando nelle dinamiche e intrecciandosi alla chitarra di Al.

Con la piazzolliana e drammatica ”Milonga Noctiva” e ”Mawazine”, brano scritto in occasione dell'omonimo festival marocchino, inizia a essere chiaro come saranno proprio i panorami più assolati del percorso creativo di De Meola l'ambientazione scelta per questa serata. Una dichiarazione di intenti che scatena da subito l'entusiasmo della sala (completamente esaurita), perché fin da subito mostra il lato più schietto, nudo e 'folkie' della chitarra di Al. La stessa forza incontenibile che negli anni Settanta fece innamorare di quelle chitarre selvatiche e mediterranee che in Friday Night sembravano non esaurire mai note e panorami da descrivere, sempre osservati da camere con vista rigorosamente a sud.

”Brave New World, Frozen in Time” e ”Ava's Lullaby” (una sorta di ninna nanna assortita scritta per la giovanissima figlia), sfilano ora cullate da melodie arzigogolate accompagnate da arpeggi ariosi, ora sconvolte fra sfuriate percussive e spericolati virtuosismi eseguiti a imprendibili velocità. A bilanciare la parte più selvaggia del trio (senza dubbio la sezione chitarristica), ci pensa la fisarmonica di Beccalossi, un argine rassicurante e lirico, capace di alzare la voce, di allargarsi a sorpresa, doppiando la melodia con il cantato, infilando qualche piccola, lontana eco arabeggiante, e finendo per ritagliarsi alcuni imprevisti momenti da vera protagonista.

Nei suoni nudi e quasi mai bagnati dalle distorsioni, nelle pressoché nulle derive verso quella fusion dalle sonorità fin troppo luccicanti che, a più riprese, avevano fatto calare almeno un po' l'entusiasmo attorno ad alcuni album di Di Meola, risiede un altro dei fattori che rende il concerto di quest'anno come uno dei migliori visti nelle edizioni della rassegna cremonese. Nel secondo set ascoltiamo anche ”Misterio”, ”Turquoise”, un omaggio a ”Norwegian Wood” di Beatles e la classica Mediterranean Sundace accolta da un boato del pubblico. Fra i tanti appassionati, chitarristi, jazzofili e onnivori musicali, proprio in prima fila, anche un volto noto del folk italiano. Quello di Franco D'Aniello dei Modena City Ramblers.

Foto: Danilo Codazzi

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