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Aka Moon - Una Doverosa Retrospettiva

Mario Calvitti By

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Constellations Box 1992>2015 (OutThere Music) raccoglie i frutti dei primi 25 anni di attività del trio belga Aka Moon. La cosa che sorprende di più all'ascolto di questo voluminoso cofanetto è che il gruppo non abbia ancora ricevuto il riconoscimento internazionale che merita assolutamente. Nonostante la corposa discografia di altissimo livello finora realizzata, raccolta in questo cofanetto in modo pressoché integrale (manca all'appello solo un CD, Live at Kaai, registrato dal vivo e distribuito in occasione dei loro concerti), il trio è ancora praticamente sconosciuto e ignorato al di fuori del loro paese di origine. Speriamo che la pubblicazione di questo box celebrativo, proposto ad un prezzo abbordabilissimo, possa contribuire a sanare un'evidente ingiustizia e concedere loro una notorietà che abbondantemente meritano.

I 20 CD contenuti nel box rappresentano come si è detto l'opera completa del gruppo al momento della pubblicazione, incluso un CD inedito contenente una versione alternativa in trio di un loro lavoro precedentemente inciso da un organico allargato, consentendoci di ripercorrere tutta la storia musicale del trio attraverso la loro discografia. I dischi sono alloggiati in custodie singole di cartoncino (purtroppo senza riprendere le cover art originali), e un libretto allegato in inglese e francese contiene tutte le informazioni discografiche relative ai singoli lavori, oltre a una introduzione dell'altosassofonista Fabrizio Cassol che permette di seguire la continua evoluzione del gruppo avvenuta per fasi successive.

Il gruppo formato dal già citato Cassol, dal bassista Michel Hatzigeorgiou e dal batterista Stéphane Galland è nato nel 1992, dopo che i tre avevano trascorso qualche tempo nelle Repubblica Centrafricana studiando la musica di una tribù dei pigmei Aka (da cui hanno preso il nome), con particolare riguardo per la poliritmia. Il primo disco, pubblicato quello stesso anno, è intitolato semplicemente Aka Moon, e contiene già praticamente tutti gli elementi che caratterizzeranno la musica del trio negli anni a venire: soprattutto l'uso estensivo della poliritmia, elaborata nel corso del loro soggiorno africano come base per la composizione e l'improvvisazione jazzistica fuori degli schemi tradizionali, in modo non dissimile da quanto negli stessi anni stava facendo in America il collettivo M-Base e in particolare il sassofonista Steve Coleman.

Emerge la grande compattezza del trio, in particolare il gran lavoro della sezione ritmica di Hatzigeorgiu e Galland al lavoro su tempi spezzati, che sostiene le brillanti improvvisazioni del sax alto di Cassol, unica voce solista e principale compositore. I sette brani del disco d'esordio, attraversati da una tensione continua, lasciano senza fiato per il flusso incessante di idee musicali, un caleidoscopio di note in continua evoluzione, e rappresentano già un ottimo biglietto da visita per il gruppo. Il secondo album Rebirth non altera il contenuto della proposta musicale, limitandosi a spostarla in un contesto live. Registrato nel settembre 1993 al Kaai di Bruxelles (un locale che negli anni '90 ha fatto da palestra per molti dei musicisti della scena improvvisativa belga, e dove per un certo periodo gli Aka Moon si sono esibiti quasi settimanalmente), il disco mostra come ciascuno dei tre membri del trio sia in grado di rimodellare istantaneamente il materiale ritmico e tematico, proponendo nuove direzioni immediatamente seguite dai compagni, con una coesione impressionante.

I due lavori che seguono (Akasha Vol. 1 e Vol. 2) anche se in origine pubblicati separatamente sono il frutto delle stesse sedute di registrazione tenute a Mumbai nel febbraio 1995 con tre musicisti indiani, due percussionisti e un suonatore di flauto bansuri aggiunti in alcuni dei brani, e rappresentano il primo tentativo di espansione del trio, sia estendendo la formazione con l'ingresso di altri musicisti che aprendosi al ricchissimo mondo della poliritmia indiana. Questo tentativo di allargare continuamente il proprio orizzonte musicale sarà una costante nel corso della vita del gruppo, come vedremo già a partire dagli album successivi.

Il primo di questi, Ganesh, registrato nell'aprile 1997, marca l'inizio della collaborazione col maestro percussionista indiano Umayalpuram K. Sivaraman, che firma anche tre dei brani della lunga suite che occupa l'intero disco col titolo di "Light Ship Tantra Part 1" (la seconda parte comparirà nell'album seguente). Anche in questo caso la formazione è allargata con l'ingresso, oltre al maestro indiano, di un altro batterista indiano e di due chitarristi, Marc Ducret e Pierre Van Dormael, quest'ultimo già compagno di avventure dei tre in un quartetto che aveva preceduto la nascita degli Aka Moon. I tre musicisti belgi costituiscono un nucleo compatto di base su cui si possono innestare via via gli altri strumenti che si aggiungono, diventando una sorta di laboratorio di sperimentazione collettiva sotto la direzione del trio.

Nell'agosto 1997 ha luogo un'altra seduta di registrazione con un diverso gruppo di musicisti, tra i quali spicca il cantante David Linx, con la presenza simultanea di ben tre tastieristi e una sezione fiati con sax alto, sax baritono e trombone. Il gruppo incide la suite "African Paintings," che viene pubblicata insieme alla parte conclusiva di "Light Ship Tantra" sull'album Elohim. La formazione allargata da voce, fiati e tastiere consente una ricchezza timbrica e una varietà di situazioni musicali molto maggiore, pur mantenendosi fedele allo spirito originario del trio, sempre caratterizzato da una esasperata poliritmia.

Nel 1998 viene pubblicato un nuovo lavoro. Live at Vooruit, registrato in concerto a marzo dell'anno precedente in compagnia di un gruppo di percussionisti senegalesi capeggiati da Doudou N'Diaye Rose, un altro incontro fondamentale per gli Aka Moon e lo sviluppo della loro esperienza musicale centrata sul ritmo, che qui riceve una spinta notevole.
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