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Air: Air Raid

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Tempi felici per i threadgilliani. Quasi in contemporanea con This Brings Us to Volume II (sequel al giustamente celebrato This Brings Us to Volume I) e a pochi mesi dall'uscita del mega-imperdibile-cofanetto-feticcio della Mosaic sul periodo Novus e Columbia (Novus & Columbia Recordings of Henry Threadgill & Air), arriva come manna dal cielo la ristampa Candid del secondo disco degli Air, pubblicato nel '76 dalla Why Not: Air Raid.

Il debutto del trio datato '75, Air Song, era già stato ripubblicato nel 2009 sempre dalla Candid, mentre dal '96 è in circolazione Air Time, opera numero tre registrata nel novembre del '77 e uscita su Nessa l'anno dopo. Mancava dunque all'appello soltanto il capitolo numero due della trilogia iniziale (che poi, a parere di chi scrive, racchiude il meglio del meglio), anche se, nota pignola, la ristampa Candid di Air Raid non è la prima in assoluto, come vorrebbe farci credere l'adesivo promozionale piazzato sul CD. Al solito, ci avevano già pensato i giapponesi nel 2008 a rimettere in circolazione il disco. Per l'esattezza la P.J.L., responsabile di una curatissima riedizione che ha pure il merito di conservare la copertina originale del Why Not (e che su Ebay viene battuta a prezzi degni di un Picasso del periodo blu o di un sacco di Burri).

Dato ai giapponesi quel che è dei giapponesi, veniamo ai 43 minuti e 10 secondi di musica, registrata in una manciata di ore il 15 luglio del 1976. Si comincia con la sconnessa "Air Raid," introdotta dallo starnazzare della musette cinese di Threadgill (uno strumento a doppia ancia che già faceva parte dell'armamentario di Anthony Braxton e di Dewey Redman). L'invocazione, sorretta da un ostinato di Hopkins con l'archetto e dal crepitare dei piatti di McCall, dura una manciata di secondi, poi il trio si getta a capofitto in un turbine creativo impressionante per lucidità e flessibilità del timing. Il contralto di Threadgill ha già tutte le caratteristiche che lo renderanno unico: la pronuncia tagliente, il vibrato carnale, la musicalità scivolosa, le improvvise impennate.

La successiva "Midnight Sun" è uno dei brani più celebri del repertorio degli Air. La matrice è ornettiana, ma il gusto è tipicamente threadgilliano. Le volute sinuose del contralto si adagiano con eleganza sulle linee tracciate dal basso sanguigno di Hopkins. McCall si limita all'essenziale, lavorando sui colori con impareggiabile maestria. Difficile trovare di meglio nel jazz dei Settanta. Il trio raggiunge vette che restano tra le più alte della musica improvvisata di quegli anni. La lezione del free dei padri e il retaggio AACM vengono qui sublimati in una poetica che ha già i crismi della genialità, anche se gli sviluppi futuri, dal sextett in avanti, alzeranno ulteriormente l'asticella del possibile.

Il culmine della scaletta sono i 16 e passa minuti di "Release," e in particolare il solo di batteria di McCall, meravigliosamente asciutto e anti-spettacolare, vagamente africaneggiante nella parte conclusiva, sulla quale si innestano la pulsazione tribale del basso di Hopkins e il leggendario hubkaphone martellato da Threadgill, uno strumento a percussione dal suono metallico costruito assemblando un coprimozzo di automobile. Si chiude con "Through a Keyhole Darkly," che vede Threadgill al tenore, strumento che metterà poi da parte per concentrarsi esclusivamente su flauto e contralto. Il brano è una ballad notturna e languida, caracollante e sensuale, che si spegne poco a poco facendo calare il sipario.

Il 15 luglio prossimo Air Raid compirà 35 anni. Ieri come oggi un capolavoro.


Track Listing: 1. Air Raid - 11:56; 2. Midnight Sun - 7:05; 3. Release - 16:31; 4. Through a Keyhole Darkly - 7:20. Tutte le composizioni sono di Henry Threadgill.

Personnel: Henry Threadgill (sax contralto, tenore, flauto, musette cinese, hubkaphone); Fred Hopkins (contrabbasso); Steve McCall (batteria).

Title: Air Raid | Year Released: 2011 | Record Label: Candid Records


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