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Ai Confini tra Sardegna e Jazz - XXXII Edizione

Paolo Peviani By

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Ai Confini tra Sardegna e Jazz
Sant'Anna Arresi
Piazza del Nuraghe
01-10.09.2017

Max Roach e la sua We Insist! Freedom Now Suite. Erano queste le coordinate di riferimento della trentaduesima edizione del festival Ai Confini tra Sardegna e Jazz. Percussioni, dunque, ma anche lotte per i diritti civili, per le conquiste sociali. Tema molto caro al jazz e mai come ora di vitale importanza.

Seguendo questa traccia, il direttore artistico Basilio Sulis ha confezionato un programma intrigante e coerente che ha lasciato come di consueto ampio spazio alla scena avant ed alla sperimentazione più contemporanea, senza peraltro trascurare momenti di più orecchiabile godibilità.

I batteristi

C'era Hamid Drake, presenza abituale al festival, molto amato dal pubblico. C'era un grande vecchio come Joe Chambers, che per la sua performance in solo ha preferito sedersi al pianoforte, mentre nel progetto M'Boom Repercussion ha riunito intorno a sé musicisti del calibro di Warren Smith, Ray Mantilla, Eli Fountain. C'era il nostro Tiziano Tononi, che con Susie Ibarra ha dato vita ad un set completamente improvvisato, delicato e fatto di reciproco ascolto, davvero molto efficace ed emozionante.

E c'erano le nuove leve come Kassa Overall e Tyshawn Sorey. Entrambi, sia pure per motivi opposti, un po' deludenti. Il primo per carenza di progettualità ed eccesso di faciloneria (un imperdonabile set hip-hop di modestissima fattura). Il secondo per un sovraccarico di seriosità e ponderosità che lo ha portato a realizzare due set (in solo e in trio) certo molto colti e rarefatti, ma anche assai poco comunicativi.

I torridi

Musicalmente parlando, non fanno prigionieri. Sono i Lean Left (Paal Nilssen-Love, Andy Moore, Terrie Ex, Ken Vandermark) ed il Summit Quartet (Ken Vandermark, Mats Gustafsson, Luc Ex, Hamid Drake). Fanno una musica dura, diretta, intransigente. Con qualche sconfinamento nel punk, e qualche sbavatura di troppo, nel caso dei Lean Left. Più concentrata e focalizzata nel caso del Summit Quartet. Chi sta al gioco viene ripagato con una musica piuttosto semplice (siamo pur sempre dalle parti del modale) ma di grande impatto ed energia.

Le quote rosa

Nutrita la presenza femminile al festival. C'era la pianista Sylvie Courvoisier in duo con il batterista Kenny Wollesen, che ha presentato un set frammentato e controllato, che solo a sprazzi si abbandona ad un respiro più ampio. E c'era il gruppo tutto al femminile Shamania di Marilyn Mazur, che per contro ha dato vita ad un set molto godibile, fatto di rotonde melodie (in verità con qualche concessione di troppo) impreziosite da un ottimo lavoro di orchestrazione e cura dei dettagli.

I solari

Tra questi annoveriamo senz'altro la band della cantante ivoriana Dhobet Gnahoré, che ha presentato un concerto intriso di sapori africani, tendente alla leggerezza pop. Musica di ben altra fattura e spessore con la Burnt Sugar the Arkestra Chamber, che nella serata di sabato 9 settembre ha reinterpretato in chiave soul / R&B la Freedom Now Suite, mentre nella serata successiva ha chiuso il festival presentando brani tratti dal recente album Groidest Schizznits. Grazie all'organico ampio ed articolato, la band ha un tiro formidabile ed una varietà di impasti timbrici che permette alla musica di spaziare con estrema naturalezza dagli ostinati pedali funk al jazz più evoluto. A completare il quadro, una presenza scenica non comune, di appagante impatto visivo.

Il concerto che non c'è stato

Causa cancellazione del volo che avrebbe dovuto portarlo in Sardegna, il doppio concerto (in quartetto e in solo) di David Virelles non si è potuto svolgere. Sulla carta, almeno per chi vi scrive, sarebbe stato l'appuntamento più interessante del festival. Facendo ricorso ad alcuni musicisti già presenti a Sant'Anna, ovvero a Hamid Drake ed alla consolidata coppia Marc Abrams -Pietro Tonolo, gli organizzatori hanno saputo confezionare un ripiego di lusso: una rivisitazione della Freedom Suite di Rollins in cui il trio, malgrado il poco preavviso, ha mostrato un'intesa notevole ed una buona affinità artistica.

Foto: Luciano Rossetti (Phocus Agency).

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