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Jimmy Giuffre: Ad Lib

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Jimmy Giuffre: Ad Lib
Session originariamente pubblicata dalla Verve, Ad Lib meritava di essere ripubblicata. Non solo perché firmata da un un misconosciuto artista di genio come Jimmy Giuffre, ma perché in questa incisione il sobrio e asciutto camerismo del sassofonista, arrangiatore e compositore, così denso di implicite risonanze e segreti accenni, cede temporaneamente il passo a quella che sulla carta sembra presentarsi come una "normale" (si fa per dire) "blowing session" (in realtà, basta ascoltare "I Hear Red" per capire che non è così).

Dal Jimmy Giuffre 3 si passa ad un inconsueto Jimmy Giuffre 4: siamo nell'agosto del 1959 e il musicista si appresta a creare una serie di umbratili capolavori affiancato da Paul Bley e Steve Swallow: Ad Lib è come una esitante pausa di riflessione, un momentaneo guardarsi indietro a ripercorrerere e fissare nella memoria ciò che si sta per lasciare. Si tratta di un classico (nel senso migliore del termine) quartetto: un solista accompagnato da una sezione ritmica.

Curioso, soprattutto perché già da qualche tempo l'esplorazione sonora di Giuffre -sofisticato approfondimento degli estetismi del cool jazz- aveva rinunciato al beat esplicito della batteria per adottare un beat implicito, una pulsazione a fior di pelle di rado resa evidente, quasi un che di subliminale: si pensi ai gruppi creati con il chitarrista Jim Hall (ad esempio, Seven Pieces) o quelli con il sofisticato trombonista Bob Brookmeyer e Ralph Pena, Ray Brown o Red Mitchell al contrabbasso. Soprattutto, era l'aspetto compositivo all'interno di una struttura improvvisativa a dominare un disegno creativo fatto di accenni, di sottili movenze, di scacchistica precisione ma in un costante contrasto fra taglienti luci e ombre sfumate e sfuggenti, fra geometrica struttura e chiaroscurali sfumature foniche, macchie di colore di un impressionismo rivisitato alla luce di una forse inconscia brevità weberniana ma in cui albergava una profonda conoscenza del jazz e dell'interplay jazzistico sin dalle origini.

In Ad Lib (che in quest'edizione viene arricchito di alcune altre pagine affidate al trio di Giuffre con Hall e Brookmeyer o con Hall e il contrabbassista Wilfred Middlebrooks) Giuffre ricupera il gusto dell'estemporaneità improvvisativa, grazie anche all'impeccabile sostegno del superbo pianista Jimmy Rowles (un altro genio misconosciuto), di Red Mitchell e del batterista Lawrence Marable; egli riesce però a conservare la lucidità del compositore, con cui arricchisce sia un innato senso delle proporzioni che un approccio all'improvvisazione raffinato (si ascolti "Problems") ed in cui si avverte tutta la maturità dello strumentista ricco di esperienza (da Woody Herman a Shorty Rogers).

Si ascolti a tal proposito il blues iniziale, "I Got Those Blues," in cui Giuffre esplora il tema con una logica irruenta marcatamente ereditata da Sonny Rollins, o "I'm Old Fashioned," delineato con un'affettuosa quanto sobria eleganza che è, peraltro, la cifra stilistica di questa preziosa incisione, conferma di un'arte di rara intelligenza e di poetica chiarezza, capace di cesellare la tradizione come di guardare all'orizzonte con drammatico senso del nuovo.

Track Listing

01. I Got the Blues - 9:02; 02. I'm Old Fashioned - 8:36; 03. I Hear Red - 8:19; 04. The Boy Next Door - 7:32; 05. Stella By Starlight - 8:54; 06. Problems - 8:11; 07. Pony Express - 5:27; 08. Down Home - 5:34; 09. Song of the Wind - 6:54.

Personnel

Jimmy Giuffre, clarinetto, sassofoni tenore e baritono; Jimmy Rowles, pianoforte (1-6); Red Mitchell, contrabbasso (1-6); Lawrence Marable, batteria (1-6); Bob Brookmeyer, trombone a pistoni (7-8), Jim Hall (7-9), Wilfred Middlebrooks (9).

Album information

Title: Ad Lib | Year Released: 2010 | Record Label: Top Music Lyrics

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