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Yacine Boulares: Abu Sadiya

Neri Pollastri By

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Il sassofonista e clarinettista di origini tunisine Yacine Boulares presenta qui un'interessantissima suite di musica originale, ispirata però ad Abu Sadiya, mitica figura dell'XI secolo appartenente alla tradizione tunisina che Boulares ha conosciuto attraverso i racconti del padre. Originario dell'Africa sub sahariana, probabilmente del Mali, giunto in Tunisia alla ricerca della figlia rapita e ridotta in schiavitù, Abu Sadiya fu una guida spirituale per gli schiavi tunisini, ma anche un musicista che dette origine allo Stambeli, forma di musica rituale e terapeutica, associata alla danza e alla trance.

E proprio alla musica Stambeli, oggi negletta anche perché sgradita all'Islam, fanno riferimento Boulares e i suoi due compagni di viaggio per raccontare in musica la storia di Abu Sadiya, dall'esodo del primo brano, fino alla suite "terapeutica" composta da "Nuba" e "Resilience," che prendono direttamente spunto dallo Stambeli. La formazione è in realtà piuttosto atipica, per ascendenze più che per composizione strumentale, visto che l'eclettico viloncellista francese Vincent Ségal ha una formazione classica e collaborazioni che vanno dalla sperimentazione elettronica a Elvis Costello, mentre il batterista statunitense Nasheet Waits è un ben noto protagonista della scena americana più avanzata. La musica in tal modo include elementi arabi, ritmi marcatamente africani (scanditi da un violoncello che talvolta richiama il Gombri, liuto a tre corde tipico dello Stambeli, e da una batteria che suona come una percussione etnica), ma anche una continua narrazione di stampo europeo, con intrecci, assoli e pause che richiamano la lezione ora di Steve Lacy, ora di Michel Portal.

Un'opera di sapore chiaramente "francese," dunque -e si sa quanto in Francia, anche nel jazz, si siano amalgamate le culture nordafricana ed europea -e tuttavia anche un'opera fortemente personale, vuoi per la particolarità di temi e melodie, vuoi proprio per la singolare giustapposizione di musica etnica, cameristica e improvvisativa. Una miscela qui perfettamente sintetizzata: si ascolti per esempio il modo in cui il soprano di Boulares sostiene l'assolo di batteria di Waits nel brano conclusivo, oppure come la trance Stambeli si unisca al lirismo in "Takhmira," o ancora come il pizzicato del violoncello, tra etnico e classico, si unisca al colorato lavoro della batteria per sostenere le linee del soprano nell'avvio del CD.

Una sintesi che permette di godersi la narrazione, sofisticata ma sempre molto lirica, senza che ciò diminuisca gli stimoli provenienti ora dagli atipici impasti sonori, ora dalle strutture irregolari, ora dalle invenzioni espressive dell'uno o dell'altro protagonista. E che dà vita a un lavoro estremamente interessante, originale e di grande piacevolezza d'ascolto.

CD della settimana

Track Listing: Dar Shems (The House of The Sun); Disappearance; Bahriyya (The Water Spirits); Interlude I; Takhmira (A Trance); Mirage; Demian; Qmar (Prayer to the Moon); Interlude II; Sadiya; Nuba-Resilience.

Personnel: Yacine Boulares: soprano saxophone, clarinets; Vincent Ségal: cello; Nasheet Waits: drums.

Title: Abu Sadiya | Year Released: 2018 | Record Label: Accords Croisés

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