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50° Jazzaldia

Luca Vitali By

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"Oltre 124.000 spettatori e più di cento spettacoli in programma a fronte di un eccellente livello artistico," sottolinea il comunicato stampa di chiusura di questa cinquantesima edizione di Jazzaldia -Heineken Jazz Festival.

Come dargli torto. Uno dei grandi festival europei mantiene caratteristiche da festival "municipale," sempre attento al grande pubblico ma al tempo stesso capace di osare, senza troppi timori. L'ultima volta che c'ero stato, nel 2012, avevo avuto la fortuna di assistere a concerti imperdibili come The Cherry Thing o Marc Ribot coi Cubanos Postizos, mentre quest'anno è stata la volta del New Standard Trio (Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte), John Zorn (con Dave Lombardo e Bill Laswell) e di tre serate all'insegna del "live remix" norvegese con "Punkt in Donostia."

Cinquant'anni sono senz'altro un bel numero e l'Heineken Jazz Festival di San Sebastián li ha celebrati al meglio: cinque giornate dense che hanno visto 124.000 spettatori, 109 eventi in 17 diverse location in larga parte all'aperto e gratuiti. Nonostante un paio di giorni di pioggia, il Festival ha esaurito tutti i biglietti di Plaza de la Trinidad al punto da dover rimuovere le sedie e ospitare il pubblico in piedi, come pure al Kursaal e all'Escenario Verde sulla spiaggia di Zurriola.

Spazi e proposte musicali molto diverse che hanno visto trionfare (sul fronte della partecipazione) il crooner inglese Jamie Cullum con tre diversi concerti: come dj all'Escenario Verde, in piano solo e voce all'auditorium Kursaal e con la sua band a Plaza de la Trinidad. Tre spettacoli ben confezionati che assieme a Dee Dee Bridgewater, Melody Gardot, Zaz e Silvia Pérez Cruz hanno gremito in ogni ordine di posto Plaza de la Trinidad.

Tutte voci di qualità e grande professionalità che hanno mostrato stili assai diversi tra loro: Sílvia Pérez Cruz con la sua squisita sensibilità mediterranea, Zaz con il jazz manouche e il fascino della canzone francese, Dee Dee Bridgewater con la solita padronanza del palco e la fantastica voce ben supportata dai New New Orleans 7 capitanati da Irvin Mayfield, infine Melody Gardot, con la sua raffinatezza a cavallo tra pop e world.

Come già accennato il momento migliore di Plaza Trinidad è però arrivato sabato, con il progetto discografico targato RareNoise records -etichetta londinese fondata dall'italiano Giacomo Bruzzo. Il leader è senza dubbio Jamie Saft (piano e Hammond), ma un Bobby Previte in forma smagliante è l'autentica locomotiva del gruppo, colui che infonde al materiale del disco un groove tellurico di grande effetto, mentre Steve Swallow è il maestro zen che li mette assieme. Un jazz fatto di semplicità e spontanea interazione fra tre maestri che mostrano da subito grande empatia. Un set basato sui brani del disco e impreziosito da una cover degli ZZ Top con cui si conclude il concerto.

Numerosi anche gli artisti locali (baschi) come Andrzej Olejniczak e Iñaki Salvador, Alexis Delgado, ma anche glorie del jazz americano come Benny Golson, sassofonista che ha iniziato a provare con Coltrane quando entrambi erano ancora ragazzini e che, ricevuto il premio alla carriera, si è esibito all'auditorium Kursaal.

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