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Giovanni Maier Quintet: 4 X 8

Neri Pollastri By

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Progetto multimediale realizzato grazie alla compartecipazione di molte realtà culturali del Friuli Venezia Giulia, prodotto dall'Associazione Culturale Nuovo Corso e pubblicato da Gossmann Edizioni, 4 x 8—che ha per sottotitolo 1918/1938/1948/2018 Cent'anni di vittime dimenticate—è un lavoro articolato in un libro per metà di scritti e per metà fotografico, un CD con la musica del Giovanni Maier Quintet, e uno spettacolo che ripropone questi materiali, legando assieme dal vivo musica, reading dei testi e proiezione delle immagini. Tutto comunque sostenuto da un'idea forte e precisa, ben espressa nella "Premessa" del libro: che nelle commemorazioni della Prima Guerra Mondiale fosse rimasta fuori la condanna morale di quel conflitto, "abominevole crimine contro l'umanità e la civiltà," e che questa fosse da ribadire con forza.

Il progetto, nella sua globalità, lo fa prendendo a simbolo quattro date di questi cento anni che, in quell'area geografico-culturale, hanno rappresentato momenti di forte drammaticità: quella in cui il conflitto si concluse (1918); quella della proclamazione delle leggi razziali, avvenuta a Trieste (1938); quella dell'esodo degli istriani, dopo la separazione di terre che avevano una continuità culturale e umana (1948); quella di oggi, nella quale sembrano rinascere frontiere nazionali e distinzioni razziali.

Lasceremo qui da parte commenti e valutazioni sulla parte narrativa del libro—affidata a quattro autori, Giovanni Fierro, Gianni Spizzo, Sara Stulle e Francesco Tomada—se non per dire che le storie, evocative dei drammi delle diverse epoche, non mancano di toccare il lettore; così come lasciamo a quest'ultimo di scoprire e ammirare le foto di Luca Alfonso D'Agostino, che in parte testimoniano della realizzazione del lavoro, in parte alludono in modo trasversale e suggestivo a stati d'animo ed eventi di quelle vicende -emblematica in questo senso la foto di Giovanni Maier che fa capolino da baule entro il quale il padre, profugo istriano, aveva raccolto le poche cose che aveva potuto mettere in salvo fuggendo in Italia. Diremo invece qualcosa in più sulla parte musicale del progetto.

Suddivisa anch'essa in quattro parti, ciascuna dedicata a uno dei periodi storici, ha un andamento piuttosto libero, con spazi per gli interventi solistici e un intreccio sostenuto dalla ritmica. Vi trovano posto alcuni brani composti da Maier, ma anche temi emblematici: la marcia militare tedesca "Alte Kameraden," a cui segue la storica canzone antimilitarista "Gorizia tu sei maledetta"—quella che provocò le proteste e poi le querele da parte degli ufficiali dell'esercito quando, era già il 1964, Michele Straniero la intonò a Spoleto, nello spettacolo di musica popolare "Bella Ciao." E poi "Cielito Lindo," che—come spiega Maier—apparentemente non c'entra niente, ma è il brano con cui suo padre gli ha insegnato a suonare la fisarmonica, quando aveva sette anni, ed è un modo finalmente spensierato per concludere la suite.

Le composizioni originali, invece, rimandano ora alle leggi razziali ("L'inafferrabile fascino dell'incompiutezza," ispirato al klezmer), ora all'esodo ("Histria," solo di contrabbasso su temi popolari della regione, e "Bistrica," nome del paese in cui si stabilì la famiglia Maier al suo arrivo in Italia), mentre "Four Times Eight" è un intreccio di suoni che, un po' alla Art Ensemble of Chicago, introduce una seconda versione di "Alte Kameraden," stavolta trasformata in scanzonata marcetta, quasi a voler in conclusione esorcizzare col sarcasmo l'assurdità degli eventi storici.

Ma al di là dei riferimenti più o meno espliciti al contenuto extramusicale che ispira l'intero progetto—e che certo ha voluto dir molto per i suoi interpreti—resta una musica ora intensamente drammatica, ora scoppiettante, nella quale i solisti hanno sempre un ruolo importante e lo interpretano molto bene: dall'esperto e ingiustamente poco noto sassofonista Flavio Brumat alla giovane promessa della tromba Francesco Ivone, passando per l'eccellente trombonista Lauro Rossi. Con la presenza dello sloveno Urban Kušar alla batteria, ennesima testimonianza di come oggi le nazionalità si mescolino in quell'area di frontiera che è il Friuli Venezia Giulia, come dimostra quella straordinaria realtà musicale che è L'Orchestra Senza Confini, diretta proprio da Maier assieme allo sloveno Zlatko Kaučič.

Bella musica e bel progetto, una di quelle cose di cui oggi si sente il bisogno per ricordare che l'arroccamento su identità, principi e priorità "nazionali" ha già prodotto danni a sufficienza ed è perciò opportuno evitare di tornare a praticarlo. Per il bene dell'arte, ma soprattutto per il bene dell'umanità.

Album della settimana.

Track Listing: Part 1: Overture; Alte Kameraden; Part 2: Gorizia, tu sei maledetta; L’inafferrabile fascino dell’incompiutezza; Histria; Bistrigna; Part 3: 1938; Cielito Lindo; Encore: Four Times Eight; Alte Kamerden.

Personnel: Francesco Ivone: trumpet; Flavio Brumat: alto and tenore saxophones, flute; Lauro Rossi: trombone; Giovanni Maier: bass; Urban Kusar: drums.

Title: 4 X 8 | Year Released: 2019 | Record Label: Gossmann Edizioni

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