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Recensione: 110 Bridge St.



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110 Bridge St.
Joe Fiedler / Ben Koen / Ed Ware (CIMP - USA - 1999)


Maurizio Comandini

Aton

Non sappiamo come sia l'acqua che passa sotto al ponte che dà il nome alla strada citata nel titolo di questo album, ma di sicuro deve essere un'acqua con notevoli capacità creative. I tre musicisti qui impegnati ci danno dentro con grande passione e il frutto che ne scaturisce è una musica bella e fiera, tutta spostata sul versante delle avanguardie, per nulla interessata a rimanere agganciata al già ascoltato e invece piena di curiosità e di slanci in avanti.

La leadership virtuale è assunta dal trombonista Joe Fiedler, un ragazzone nato nel 1965 a Fairmont in Virginia, per nulla timoroso di andare a scavare nei meandri più oscuri del suo strumento, a cercare il fumo denso della materia grezza che ribolle e borbotta. Si era già messo in luce con la Satoko Fujii Orchestra e dopo l'incisione di questo album ha suonato e registrato fra gli altri con Anthony Braxton, con Ralph Irizarry, con Chris Jonas [per leggere la recensione di The Sun Spite Cherries clicca qui], con Bobby Sanabria [per la recensione di Afro-Cuban Dream clicca qui] e nel bellissimo Ed Ware's Tree [per la recensione di questo album, uno dei nostri 'dischi della settimana' clicca qui], auto-prodotto dal batterista Ed Ware.

Il trombonista americano ha recentemente suonato in Italia con il gruppo di Philip Johnston e Gary Lucas per il progetto Fast 'n' Bulbous (clicca qui per la recensione del loro concerto di Reggio Emilia e qui per la galleria fotografica tratta da quel concerto).

Lo affiancano, in una gestione cooperativa del trio, il saxofonista Ben Koen, nato nel 1969 a Millidgeville, in Georgia e il batterista neozelandese Ed Ware, nato nel 1962. Il primo aveva suonato con Fiedler sin dal 1994, mentre il batterista era entrato nel trio pochi mesi prima rispetto alla registrazione di questo album, al posto di Susie Ibarra.
Nel 1997 Ben Koen aveva partecipato, con il suo sax tenore, alle registrazioni del doppio album Sunrise in the Tone World di William Parker e la sua Little Huey Creative Music Orchestra. Anche lui privilegia soluzioni che vanno a frugare nelle pieghe estreme della gamma espressiva dei suoi strumenti, mettendo spesso in gioco suoni soffiati, sbattuti, schioccati e scartavetrati che si sposano benissimo con la pronuncia spesso gutturale e cavernosa del trombonista. La mancanza del contrabbasso esalta il ruolo interattivo dei due fiati che svolgono spesso azione di supporto verso la parte bassa dello spettro a sostenere le uscite del rispettivo partner.

Il batterista è una vera forza della natura, il suo approccio è molto percussivo, con le pelli molto più presenti che non i piatti, che vengono spesso tenuti indietro, a creare degli aloni sonori, piuttosto che a punteggiare il tempo. Quando la situazione si avvicina alle scansioni più jazzistiche dimostra di avere una concezione del tempo molto frastagliata, ma di grande incisività, una sorta di instancabile dinamo che continua a fornire impulsi ai due fiati. Qualche volta le frasi angolari che scaturiscono dall'improvvisazione fanno pensare a certi momenti live del gruppo di Archie Shepp con Roswell Rudd oppure a quest'ultimo nel suo sodalizio con Steve Lacy, intenti a frequentare gli angolini più nascosti e i punti di equilibrio più instabile delle composizioni di Thelonious Monk. Ma questa musica si muove più veloce di ogni possibile apparentamento e appena ci si concentra a scoprire un'assonanza scappa via veloce ed è già lontana mille miglia.

I brani sono spesso brevi bozzetti che si nutrono di sovrapposizioni timbriche che ricercano volute slabbrature ed armonie sospese e fluttuanti, palloncini in perenne evoluzione garantita dalla mancanza dell'ancoraggio solitamente fornito dal basso. Il suono è volutamente crudo ed essenziale e, come ben spiega una nota del tecnico addetto alla registrazione, non è stato fatto nulla per togliere i rumori della respirazione emessi dai musicisti impegnati a soffiare nei loro rispettivi strumenti. In certi momenti i musicisti spingono talmente a fondo la leva dell'espressività che la loro voce e la loro eccitazione vanno a raddoppiare o a triplicare i suoni emessi con gli strumenti e a ronzare intensamente attorno alla musica che ne esce profondamente umanizzata. Il tutto - come di consueto per le registrazioni della CIMP - è stato registrato in studio, in presa diretta, senza trucchi e sovraincisioni e i brani sono presentati nel CD nello stesso identico ordine in cui sono stati eseguiti nel corso di quattro sedute di registrazione, a metà settembre del 1998.

Valutazione: * * * *

Sito della CIMP:
www.cadencebuilding.com/cadence/cimp.html

Elenco dei brani:
01. Passage (Fiedler / Koen / Ware) - 2:36
02. In The One (Fiedler / Koen / Ware) - 4:36
03. The Bojy Dance (Fiedler / Koen / Ware) - 4:33
04. 110 Bridge St. (Fiedler / Koen / Ware) - 5:08
05. Relations (Fiedler / Koen / Ware) - 6:07
06. Lunch In Lowville (Fiedler / Koen / Ware) - 3:35
07. Hither And Hence (Fiedler / Koen / Ware) - 2:46
08. Which Way Out (Fiedler / Koen / Ware) - 2:11
09. For Bugalu (Fiedler / Koen / Ware) - 7:28
10. Forward Recalling (Fiedler / Koen / Ware) - 5:54
11. Pyramid Lake (Fiedler) - 6:14
12. Malestrom (Fiedler / Koen / Ware) - 5:15
13. The Cube (Fiedler / Koen / Ware) - 4:29
14. Journey (Fiedler / Koen / Ware) - 11:49


Musicisti:
Joe Fiedler (trombone)
Ben Koen (sax tenore e soprano; clarinetto basso)
Ed Ware (batteria)

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