Tin Drum Stories
Andreas Willers (Between The Lines - Germania - 2000)
Maurizio Comandini
Il chitarrista tedesco Andreas Willers è certamente una delle voci più interessanti emerse
in Europa in questi anni turbolenti a cavallo del nuovo millennio. Con il suo trio denominato
Blue Collar ci propone questo ottimo album pubblicato, con grande attenzione anche per
i dettagli grafici, dalla meritoria Between The Lines, diretta con grande passione
dal trombettista austriaco Franz Koglmann.
I primi quattro brani dell'album compongono una suite intitolata "Tin Drum Stories" [I racconti del
tamburo di latta) che si ispira al racconto "Die Blechtrommel" di Günter Grass, grande
romanziere tedesco contemporaneo, molto critico nei confronti dell'establishment e del potere.
A questo proposito, Willers è chiaro nelle note di copertina: il racconto di Grass
è semplicemente un pretesto, una sorta di ispirazione culturale legata anche alle vicende
personali e familiari del chitarrista stesso, e non un tentativo di mettere in musica quanto
viene raccontato dal grande scrittore. Il trio mostra grandi doti di interplay e una eccellente
capacità di dominare le dinamiche di queste dieci composizioni, tutte scritte da Willers,
ad eccezione di "The Bastard Period" che è invece firmata collettivamente dai tre membri del
gruppo. Horst Nonnenmacher è al basso acustico, a volte utilizzato con l'archetto per
la creazione di fondali continui sui quali il batterista Michael Griener affonda precise
pennellate ritmiche ottenute mettendo in gioco tutte le parti, anche quelle più inconsuete,
del suo set percussivo.
Le chitarre elettriche e acustiche, il banjo, l'ukulele e gli altri strumentini del leader sono
sempre utilizzati per mettere in moto una sorta di musica tribale, che si distacca
prepotentemente dai generi noti, per addentrarsi in oscuri meandri dove l'energia del rock viene
risucchiata brutalmente ed è poi utilizzata per esplorare e scoprire nuovi territori dove si
parlano linguaggi sconosciuti ma fortemente evocativi, pieni di echi e di rimembranze.
In certi momenti il trio passa, senza alcuna soluzione di continuità, dai territori della
musica più sperimentale a contesti quasi da rock progressivo.
In particolare i brani "Fortuna X" (quarto episodio della suite iniziale), "Wasser, Brot, Schuhe"
e "Behind The Fridge" sono una eccellente dimostrazione di questa capacità di mutare gli
scenari di riferimento e di passare velocemente le soglie di universi paralleli che si stanno
raccordando faticosamente e che vengono bruscamente allineati.
Un gruppo europeo da seguire con la massima attenzione.
Sito (in costruzione) di Andreas Willers:
www.andreas-willers.com
Impure Thoughts
Michael Wolff (Indianola Music Group - USA - 2000)
Maurizio Comandini
Qualcuno di voi ricorderà un film abbastanza carino (si chiamava The Tic
Code), uscito un paio di anni fa, in cui un giovanissimo pianista prodigio afflitto dalla
sindrome di Tourette (una rara alterazione neurologica che provoca tic incontrollabili,
coazione ad emettere mugolii e suoni gutturali e che spesso induce anche ad imprecare e ad usare
parolacce e volgarità in continuazione, senza possibilità di controllo) faceva amicizia con
un celebre saxofonista anche lui afflitto dalla stessa malattia.
Ovviamente finiva con il saxofonista che sposava la mammina del giovane pianista e i due musicisti
suonavano assieme in un noto locale di jazz. Anche se molto romanzata questa vicenda é tratta
dalla vicenda personale del pianista Michael Wolff che fra l'altro in quel film ha avuto
il compito di occuparsi della colonna sonora.
Il coinvolgimento del pianista californiano,
cresciuto però musicalmente a New Orleans, é stato in realtà ancora più ampio, visto cha la
moglie Polly Draper é l'autrice della sceneggiatura e la protagonista principale assieme a
Gregory Hines.
Già la colonna sonora di quel film era piuttosto bella, anche se il contesto spingeva
inevitabilmente le scelte verso territori mainstream. In questo ottimo album invece abbiamo
modo di apprezzare l'ultimo progetto di Wolff che si chiama per l'appunto Impure
Thoughts, come il gruppo che sta dando anche bei concerti in giro per gli Stati Uniti.
Già l'ipertrofia del reparto percussivo (batteria, tabla e due percussionisti che si alternano) fa
presagire una musica che si discosta dai soliti album dei soliti bravi pianisti che però suonano
sempre le stesse cose nelle stesse situazioni ormai sentite e risentite. Niente di tutto questo
nell'album di Michael Wolff. La musica é molto originale, con un ottimo Alex Foster
ai saxofoni e il colorista Badal Roy alle tablas.
Ricordando la breve militanza di quest'ultimo nel gruppo di Miles Davis si ha una chiave
di lettura importante per entrare in questa musica, confermata anche dalle scelte di repertorio:
oltre a cinque belle composizioni originali il gruppo si cimenta nella rilettura di "In A
Silent Way" (anche se in realtà la lunga versione di questo brano é imperniata fondamentalmente
sul riff del basso di Dave Holland e sulla progressione cromatica discendente delle
tastiere di Joe Zawinul che stavano alla base di "It's About That Time", che di "In
A Silent Way" era la parte gemella (gemella siamese visto che sul disco di Davis erano
strettamente collegate assieme). Una gemella meno pastorale e assolutamente più movimentata
(in realtà questo é uno dei giri di basso più funky della storia del jazz).
A confermare questa voglia di entrare in un territorio borderline si aggiungono le riletture
di "Papa Was a Rolling Stones" resa celebre dai Temptations e di "Thank You" di Sly and
The Family Stone. Due brani che in fatto di riff di basso devastanti non scherzano
proprio.
Eppure questa funkiness é presa in modo personale, sfumato, rarefatto, in agrodolce insomma.
La scelta di Michael Wolff di utilizzare il piano acustico, una scelta decisamente
controcorrente in questi tempi di riscoperta quasi universale del piano elettrico Fender
Rhodes, è molto significativa a questo proposito e la musica non si fa mai eccessivamente
aggressiva e fa semmai tornare alla mente certe cose dell'Herbie Hancock alla fine
degli anni sessanta, quando quest'ultimo cercava di trovare una sua strada personale per
differenziarsi da Miles.
Altra componente essenziale di questa musica sono gli influssi etnici, sapientemente dosati con
grande parsimonia, ma ben sottolineati anche dai titoli (vedi la iniziale "Eritrea", davvero
eccellente, e la successiva "Bengal", chiaro omaggio a Badal Roy).
Il suono del gruppo ruota ovviamente tutto attorno al lavoro del pianista che sa passare
efficacemente da un ruolo di solista a quello di accompagnatore e arrangiatore, mostrando grande
padronanza dello strumento e un tocco deciso e sicuro che non disdegna momenti rapsodici e
incursioni in romantici territori. La sua lunga militanza in qualità di arrangiatore
dell'Arsenio Hall Show gli ha certamente consentito una eccellente presa di
coscienza dei propri mezzi che già avevano avuto modo di emergere negli anni di apprendistato
passati alla corte di Cal Tjader, Cannonball Adderley, Nancy Wilson,
Sonny Rollins, Warren Zevon e Tom Harrell.
Questo era già bene in evidenza anche nei precedenti album di Michael Wolff, fra i quali
ci piace ricordare 2AM e Jumpstart entrambi in trio con Tony Williams
e Christian McBride e l'eccellente Portraiture. Ma questo progetto pare decisamente
più maturo e originale, un caso a se stante molto interessante nel panorama del jazz acustico.
Decisamente un gruppo e un progetto da seguire che ci piacerebbe vedere dal vivo in Europa.
Sito di Michael Wolff:
www.michaelwolff.com
Ohm: The Early Gurus of Electronic Music 1948-1980
Autori Vari (Ellipsis Arts/Intuition - USA/Germania - 2000)
Maurizio Comandini
Gli appassionati di musica elettronica non possono farsi sfuggire questo cofanetto
riepilogativo che allinea i principali talenti di questa branca così importante della
musica sperimentale del ventesimo secolo, in una sorta di tributo che copre varie
sperimentazioni registrate fra il 1948 e il 1980.
Ci sono praticamente tutti, da Olivier Messiaen a Pierre Schaeffer, da John
Cage a Edgar Varese, da Karlheinz Stockhausen a Milton Babbitt, da
Musica Elettronica Viva a Steve Reich, da Pauline Oliveros a Terry
Riley, da Holger Czukay a Luc Ferrari, da Iannis Xenakis a La
Monte Young, da Alvin Lucier a Klaus Schulze, da Jon Hassell a
Brian Eno e tanti altri.
Rigorosamente un brano a testa, 42 brani, 42 compositori. Il tutto spalmato su 3 CD raccolti in
una bellissima confezione con sovracopertina in acetato che riporta in serigrafia, tono su tono,
alcuni circuiti elettrici. All'interno un corposo libretto di circa cento pagine con una
presentazione accuratissima della musica elettronica, di come si é sviluppata, di come
sta continuando ad espandersi e a sperimentare, agendo anche all'interno di altri generi
musicali.
Ogni brano viene accuratamente presentato, spesso dall'autore stesso. Questa carrellata, svolta
in modo sostanzialmente cronologico, ci consente di avere anche una visione d'insieme
del percorso svolto da questa scostante ma quasi sempre affascinante branca della musica
contemporanea.
Nella prima fase spesso é il mezzo in se a prendere il sopravvento, un po' come se il compositore
assistesse a bocca spalancata alle meraviglie possibili che si andavano manifestando di
fronte a lui. Poi successivamente assistiamo invece ad una sorta di intellettualizzazione che,
passando attraverso il cosiddetto minimalismo, con alcune digressioni in territori esoterici, un po'
di magia e di suggestioni 'ambient', e con l'aggiunta delle enormi possibilità derivate dall'uso
del computer e delle tecnologie da esso derivate, arriva all'epoca delle contaminazioni,
sostanzialmente ancora attuale (anche se qui ci fermiamo ai primi esempi della fine degli
anni settanta).
Un percorso affascinante da intraprendere con devozione e orecchie ben aperte.
Sito della Intuition Records:
www.schott-music.com/intuition/main.htm
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