Quantcast
..
NEWSLETTER
..
 
Visita il nuovo sito di AAJ Italia: http://italia.allaboutjazz.com !!!



Su questo numero

Atipico Trio

Michael Blake

Brown vs. Brown

Paolino Dalla Porta

Franco D'Andrea

Al Foster Quartet

The Fringe

Original Silence

Charlie Parker Legacy Band

Pieranunzi - Montellanico

Sonny Rollins

Rope







GLI SPECIALI AAJ SU

Herbie Nichols

Frank Zappa



LE GUIDE SIDMA SU

Thelonious Monk

Gil Evans
Parte I e Parte II

Eric Dolphy
Parte I e Parte II

Il Blues degli Anni Venti
Parte I - Il Blues rurale





Traduzioni online degli
articoli di AAJ
(translate articles)




Ascolta online




.
Lookin' 'round

Ottobre 2004

L’importante è partecipare (parte prima)


Maurizio Comandini

La regola base dello spirito olimpico riemerge faticosamente da un mondo che sembra essersi voltato da un’altra parte, alla ricerca di una vittoria a tutti i costi che non può essere data per scontata. Anche nella discografia ci si trova a volte alle prese con progetti che non sono nati per essere vincenti, ma semplicemente esistono per manifestare un pensiero laterale, un progetto che merita di essere conosciuto, anche se non raggiungerà mai le vette delle classifiche o una posizione di riguardo nella storiografia della memoria musicale. Ne prendiamo in esame alcuni, sospesi fra il cielo e il mare, traguardati contro l’orizzonte, degni di ulteriori approfondimenti che i più attenti ascoltatori potranno permettersi.


En Passant di Peter A. Schmid e Ned Rothenberg (Creative Works Records) è un lavoro che sin dal titolo intende inviare un chiaro segnale di come questa avventura sia stata colta al volo in occasione di un passaggio in Svizzera dell’americano Rothenberg, un saxofonista-clarinettista che si è ricavato uno spazio ben definito nella scena dell’avanguardia newyorchese.
Schmid si cimenta al clarinetto basso e contrabbasso, al tubax (una recente variazione più maneggevole del sax contrabbasso) e al tarogato, strumento rumeno antidesignano del saxofono. Il loro incontro è dichiaratamente vocato all’improvvisazione, senza prove, senza accordi. Un dialogo serrato che li vede prendere il volo in piena libertà, con le antenne ben alzate per facilitare un discorso a due che scorre via senza troppi intoppi.
I colpi d’ancia e i borbottii si fanno snodo e raccordo ritmico e le evoluzioni solistiche si rincorrono nello spazio vuoto che le circonda, i timbri sono a volte irsuti e ruvidi, ma la cosa non crea fastidi e semmai aggiunge una dimensione caricaturale che inserisce un lato importante alla complessità della struttura che si costruisce davanti a noi e si mostra per pochi istanti, prima di svanire alla ricerca di un nuovo equilibrio.


Beat & Lip di Beatrice Graf e Philippe Ehinger (Altrisuoni) è solo in apparenza un disco in duo della batterista/cantante/tastierista e del clarinettista. In realtà, con la tecnica della sovraincisione i due riescono a moltiplicare in modo davvero convincente la loro presenza e il panorama sonoro che ci troviamo di fronte è ricco di suoni, timbri, magie colorate che fanno pensare ad una dimensione orchestrale. Il contesto è sfuggente, il linguaggio è quello del jazz, ma la musica che la Graf e Ehinger ci propongono non è etichettabile.
Diciamo che ci troviamo ad essere spettatori di un viaggio che tocca l’oriente e l’occidente, lo zenit e il nadir, il vasto e il particolare. Quello che fa da comune denominatore è un senso del ritmo sempre ben pronunciato, bello carico di sensazioni intense e pronunciate, accattivante per l’indomito entusiasmo. Un canovaccio su cui è piacevole improvvisare, cosa che i due fanno senza porsi limiti. Interessante l’uso del clarinetto basso in ostinato a ricoprire la funzione solitamente assegnata al basso elettrico.


Yellow Landscapes del gruppo Double Jeu (Altrisuoni) è un progetto di musica densa e magmatica dalla quale emergono sonorità rock che si fondono con ritmi complessi all’interno di un atteggiamento verso la struttura tipico della musica d’avanguardia. Il sax alto di François Chevrolet sgomita con vigore per trovare spazio fra i loop del chitarrista Christian Graf e gli interventi dell’addetto all’elettronica e ai trattamenti Vincent Hänni, mentre la batteria dell’esperto Hervé Provini si dà da fare per trovare il bandolo della matassa.
Il gruppo è attivo da una decina d’anni (seppure con diverse configurazioni) come trio con Chevrolet e Graf affiancati dal batterista Bernard Trontin. Per questo progetto hanno messo temporaneamente a riposo Trontin e hanno inserito Hänni e Provini. Il quartetto si avventura in un percorso tormentato dove il linguaggio della sperimentazione prende il sopravvento e spazza via le coordinate abituali, senza che questo provochi effetti di smarrimento o depistaggio: l’obiettivo comune è interagire e il risultato è assicurato.


Do Da Monk del Roman Nowka’s Hot 3 (Altrisuoni) va a curiosare con spirito sbarazzino nel book del grande pianista Thelonious Monk. Il leader Roman Nowka si alterna fra chitarra e pianoforte e coi fidi Simon Gerber al basso e Tobias Schramm alla batteria (ma anche il bassista non si nega qualche migrazione verso organo, chitarra e voce) e affastella brani originali con temi scritti da Monk stesso. Il patchwork funziona molto bene e mette in risalto una volta di più la grande modernità della scritture monkiana e la facilità dei suoi temi a farsi spunto per situazioni ancora attualissime dopo oltre cinquant’anni dal momento della loro composizione. Nowka si dedica da parecchio tempo, con particolare attenzione, ad esplorare il mondo di Monk e bisogna riconoscere che lo sa fare molto bene, ricavandone linfa preziosa per proseguire il suo percorso artistico, regalandoci emozioni intense e riflessioni proficue attorno ad uno dei più grandi artisti del secolo appena terminato.


Such Monkey/Sacc’ Manch’ie del Pietro Vitale Jazz Combo (Brasserie Demetra) profuma intensamente di sud, di luce, di energie meticcie, di intensità mediterranee. La batteria del leader si pone al centro degli arrangiamenti e si fa elemento propulsivo, con il prezioso contributo del bassista Aldo Vigorito, per le voci di Ferdy Mazzariello e Cheikh Tangue Mbaye, per il pianoforte del bravo Julian Oliver Mazzariello, per il vibrafono di Luigi Vitale (che di Pietro è figlio), per la tromba di Marco Brioschi, per il trombone di Nicola Ferro, per i sax e il clarinetto di Roberto Martinelli e per gli altri amici che partecipano con il gusto della condivisione di un sogno esotico. Si ascolta in lontananza l’eco del jazz arrivato con gli americani nel golfo napoletana. Tutto è sfumato nella solarità della passione, musica elegante, a volte ingenua, ma in modo piacevole, verace, segnata sempre da una coralità encomiabile. E allora che il sogno di Pietro Vitale continui, ad occhi aperti...


Shine di Theresa Andersson (Basin Street Records) è un buon disco di rock americano proposto da una cantante dalla voce roca che ricorda la prima Rickie Lee Jones. La band che l’accompagna è di buon livello, con un picco evidente nell’ottimo chitarrista Shane Theriot. La produzione è accurata, i suoni caldi, i brani ben scritti e ben eseguiti. La ragazza si esibisce anche al violino, alle percussioni e alle tastiere. Emergono interessanti influenze della musica cajun che ci conducono verso una sorta di gran finale rappresentato dalla intensa Lorraine’s Song, profumata di sapori country, che vede come ospite il bravo Sonny Landreth impegnato al dobro e alla chitarra.


Boogaloo To Beck di Dr. Lonnie Smith (edito da Scufflin’ Records) è un ammiccante omaggio all’arte di uno dei cantanti americani che vanno per la maggiore, proposto da un classico trio organo-chitarra-batteria (suonati rispettivamente dal mitico Dr. Lonnie Smith, da Doug Munro e da Lafrae Sci) che nella metà dei brani proposti diventa un quartetto con la preziosa aggiunta del celebre saxofonista David ‘Fathead’ Newman. Tutti i brani provengono dal book di Beck e sono per l’occasione arrangiati dal chitarrista Doug Munro. In questo contesto diventano veicoli per buone improvvisazioni sospese tra funky e soul che trovano spunto più dalla buona vena degli interpreti che non dalla consistenza del materiale, davvero impalpabile, almeno in questo contesto. L’organista col turbante imperversa a destra e a manca e trova una sponda ben consistente nelle uscite del saxofonista, mentre il chitarrista appare un po’ timoroso e tiepido per contrastare le colate di lava che arrivano di continuo dall’Hammond fiammeggiante di Lonnie Smith.


Blueness di Doug Munro (Chase Music Group), Up Against It di Doug Munro (Chase Music Group) e Jazz / Flamenco Guitars di Doug Munro e Mariano Mangas (Purchase Records) sono tre album che vedono protagonista il chitarrista Doug Munro che già avevamo incontrato nell’album di Dr. Lonnie Smith di cui abbiamo appena detto.
Sono tre album decisamente minori, anche se qua e là emergono situazioni interessanti. Come si diceva sopra, il chitarrista americano non è certamente un fenomeno per quanto riguarda la personalità in senso artistico e anche tecnicamente non si staglia rispetto alla media. All’interno di questa triade, l’album dove meglio sa mettersi in luce è Up Against It, preso in trio, con buone soluzioni di arrangiamento, assoli discreti e un drive non disprezzabile. Sono con lui l’organista Jerry Z e il batterista Jason Anderson e in alcuni momenti,quando l’energia prende il sopravvento, si scorge in lontananza la stele sacra innalzata da Tony Williams con il suo progetto Lifetime. Ma è meglio sgombrare il campo dagli equivoci. Siamo lontanissimi da quelle vette.
Blueness è invece in quartetto, con il saxofonista Ken Gioffre che non fa molto per far decollare il disco. Anche qui troviamo l’organista Jerry Z mentre stavolta il batterista è Mike Thompson e in alcune sezioni si aggiunge la voce di Alana Alexander. Un po’ di routine nella formula e meccanismi ancora da mettere a punto rendono la proposta poco significativa.
Il disco in duo col chitarrista di flamenco Mariano Mangas è un apprezzabile tentativo di mettere a confronto due mondi piuttosto distanti. Il flamenco sembra prendere il sopravvento, con la sua ricchezza di sussulti ritmici, mentre Munro sembra spingere la sua ricerca di integrazione più nella fase in cui è in assolo. Quando la palla ‘solista’ passa nel campo di Mangas l’accompagnamento del chitarrista americano si fa più statico, quasi scolastico. Un incontro stimolante ma per il matrimonio è meglio aspettare.

Sito di Pietro Vitale:
www.pietrovitale.it
Sito di Doug Munro:
www.dougmunro.com
Sito della Creative Records:
www.creativeworks.ch
Sito della Altrisuoni:
www.altrisuoni.com
Sito della Basin Street Records:
www.basinstreetrecords.com
Sito della Scufflin’ Records:
www.scufflinrecords.com/home.asp
Sito del Chase Music Group:
www.chasemusic.com
Sito della Purchase Records:
www.purchase.edu/munro




Home   -   Aggiungi AAJ Italia ai tuoi siti preferiti   -   invio materiale   -   invio comunicati stampa   -   suggerimenti   -   contattaci  
© 1996-2005 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Riservatezza