Maurizio Comandini
Dal figlio di Jimmy Garrison arrivano segnali importanti: il
giovane musicista sta prendendo sempre piu' autorevolmente in mano il ruolo di caposcuola
del basso elettrico, forte di una destrezza tecnica che ha ben pochi rivali e di idee
molto interessanti anche da un punto di vista compositivo e organizzativo. Dopo aver
collaborato in gruppi importanti come quelli di Joe Zawinul e
di John McLaughlin, il nostro Matthew Garrison sta cercando di
trovare il massimo spazio possibile per la sua musica e lo fa scavalcando il filtro
delle case discografiche. Gia' il primo album (per leggerne la recensione clicca qui) era autoprodotto
e anche queste due recenti proposte seguono la stessa strada. Il sito del musicista da'
precise istruzioni su come ordinare questi materiali.
Matthew Garrison e' nato a New York nel 1970 e si e' trasferito in Italia, a Roma,
con la madre Roberta Escamilla Garrison, nel 1979, dopo la morte del padre,
eccellente bassista alla corte di John Coltrane. La madre ha svolto in quegli
anni una importante attivita' artistica come ballerina collaborando con moltissimi
musicisti italiani ed europei di jazz e di musica contemporanea (da Maurizio
Giammarco ad Antonello Salis, da Maggie Nichols a Giovanni
Tommaso, Marcello Melis, Rita Marcotulli, Maria Pia De Vito,
Furio di Castri, Roberto Gatto e altri). Negli stessi anni Roberta
Escamilla Garrison ha anche insegnato danza secondo i precetti ricevuti dal
grande Merce Cunningham, il coreografo noto - tra l'altro - per il lungo sodalizio con John
Cage. Il giovane Matthew Garrison e' rimasto in Italia fino al 1988 studiando
basso e pianoforte ed e' poi tornato negli States dove ha continuato gli
studi con Jack DeJohnette, Dave Holland e altri.
Il CD Shapeshifter lo vede impegnato in undici composizioni che si muovono
agilmente fra jazz ed hip hop, fra fusion raffinatissima e funk intelligente, fra
influenze latine e orientali sempre pronte a saltare fuori. Il tutto viene amalgamato e
digerito con la giusta curiosita', aggiungendo una buona dose di sperimentazione e di
voglia di guardare avanti che emergono con decisione sin dal primo brano dell'album,
quel "Symbiosis" dove compare una sezione che prevede un assolo di basso elettrico
montato all'incontrario, un po' come faceva Jimi Hendrix in Electric
Ladyland, con la differenza che qui la cosa avviene con l'uso intelligente del
computer mentre li' avveniva montando i nastri all'incontrario nel registratore a bobine
dello studio di registrazione. Il successivo duetto "Three Tree" con Arto
Tuncboyacian non puo' non richiamare situazioni simili che avevano visto Jaco
Pastorius affiancato a Don Alias, ma va detto che Matthew Garrison e'
certamente, fra i bassisti attuali, uno di quelli che piu' ha saputo staccarsi dall'ombra
infinita che il grande bassista della Florida ha saputo proiettare sin da quando era in vita.
L'uso creativo dell'elettronica e dei computer segna la differenza principale fra
l'album di esordio di Matthew Garrison e questo Shapeshifter, decisamente
piu' maturo, piu' compatto, piu' coerente. Lo assecondano compagni di viaggio di grande
spessore come Adam Rogers, certamente uno dei migliori giovani chitarristi in
circolazione, i tastieristi Scott Kinsey e Jim Beard, il batterista
Jojo Mayer e altri. La musica ha un andamento organico, rigoglioso, con
innumerevoli cambi di scenario e con l'accumularsi continuo di stratificazioni che non e'
sempre facile identificare e discernere. I vocalizzi sono utilizzati in funzione
puramente strumentale, che aggiunge una ulteriore
dimensione ad una proposta artistica che proprio della multidimensionalita' fa il suo
credo piu' evidente.
Piu' o meno contemporaneamente con l'uscita del CD Shapeshifter il bassista
americano ha messo in distribuzione (sempre attraverso il suo sito) anche una confezione
denominata semplicemente Live che contiene un DVD e un CD. Si tratta di materiale
registrato dal vivo in studio con un piccolo pubblico pagante (una ventina di persone
che hanno in questo modo contribuito a coprire una parte delle spese di produzione). Il
CD contiene esattamente le stesse tracce del DVD ad eccezione di "Arto's Song" e un paio di minuti
denominati "Additional Footage" che contengono momenti del backstage, presenti solo sul DVD.
Gli otto brani hanno l'energia della jam session ma appaiono molto ben strutturati e ci
confermano la poliedricita' del bassista e dei suoi compari. Il delizioso "Arto's Song" e'
una performance in solo del percussionista Arto Tuncboyacian che con una semplice
bottiglietta di Heineken riempita d'acqua per tre quarti (utilizzata come cassa di
risonanza 'acquatica' per la sua voce) e un tamburello dimostra di poter evocare suoni
che sembrerebbero provenire da chissa' quale mostruoso synth analogico. Questo brano e'
posto piu' o meno a meta' del DVD e separa idealmente la prima parte, che vede Jojo
Mayer alla batteria, dalla seconda parte che prevede invece dietro ai tamburi
Gene Lake. Piu' nervoso e frastagliato lo stile del primo, piu' potente e solido
quello del secondo, anche se entrambi funzionano egregiamente in combinazione col basso
pieno di risorse ed estremamente mobile di Garrison e con le mirabolanti
percussioni di Arto Tuncboyacian. Al loro fianco si alternano l'eccellente
Scott Kinsey e un concentratissimo Jim Beard alle tastiere, un compassato
Adam Rogers alla chitarra elettrica e acustica, la deliziosa e brava Sabina Sciubba alla voce.
La possibilita' di vedere all'opera questi musicisti ci consente di apprezzare in maniera
ancora piu' precisa la stupefacene tecnica esecutiva di musicisti che sono certamente ben
al di sopra della media. In particolare possiamo meglio comprendere lo stile di
Matthew Garrison, caratterizzato da un approccio della mano sinistra quasi sempre
basato su posizioni accordali, spesso complicate e difficili da tenere, che gli
consentono di avere un perfetto controllo del suo 'mostruoso' basso Fodera a
cinque corde. Anche le linee solistiche vengono prese a partire da posizioni che
configurano un accordo completo e risultano essere quindi spesso delle elaborazioni di
arpeggi e scale. Il tutto e' fatto con una fluidita' impressionante, con grandissimo
controllo e con la consapevolezza sempre presente che la musicalita' e' piu' importante del
fatto tecnico-meccanico. Se il paragone non e' troppo fuorviante diciamo che lo stile
assomiglia un po' a quello utilizzato da Allan Holdsworth sulla chitarra
elettrica, mentre se vogliamo trovare paragoni sul basso elettrico ci vengono in mente
piu' Steve Swallow e Percy Jones che non Jaco Pastorius.
La produzione di questo Live e' decisamente home-made, ma tutto funziona bene
(segnaliamo una piccola imperfezione nell'elenco dei brani del DVD riportata in
copertina) ed e' davvero interessante condividere l'atmosfera gioiosa e creativa che si e'
manifestata quel giorno. Non mancano momenti di pura eccitazione, come nel brano "Groove
Tune" e nel conclusivo "Duet 9/4". Ma troviamo anche sezioni piu' strutturate dove i
valori compositivi emergono e si materializzano davanti a noi. Una bella esperienza da
vivere con Matthew Garrison e i sui amici, una full immersion nella musica di un
artista che sta mantenendo ben alta la fiaccola accesa dai genitori.
Valutazione: * * * 1/2 (per entrambi)
Sito ufficiale di Matthew Garrison:
www.garrisonjazz.com
Elenco dei brani:
Shapeshifter:
01. Symbiosis - 6:45
02. Unity - 5:32
03. I Told Ya So - 3:24
04. Three Tree - 3:00
05. I Can See You Now - 6:17
06. Zzaj 5.1 - 1:52
07. Life Burning - 5:10
08. Mirror Image - 2:56
09. Exchange - 5:54
10. Changing Paths - 3:28
11. Turn Around - 6:56
Tutti i brani sono composti e arrangiati da Matthew Garrison
Live:
01. Family - 8:04
02. Shapeless - 4:57
03. Duet - 3:24
04. Groove Tune - 5:50
05. Dark Matter - 6:36
06. Turn Around - 6:43
07. Duet 9.4 - 6:40
Tutti i brani sono composti e arrangiati da Matthew Garrison, nel DVD compare anche il
brano Arto's Song da accreditare ad Arto Tuncboyacian.
Musicisti:
Shapeshifter:
Matthew Garrison (basso; chitarra; tastiere; voce)
Jim Beard (tastiere)
Arto Tuncboyacian (percussioni)
Scott Kinsey (tastiere)
Jojo Mayer (batteria)
Sabina Sciubba (voce)
Adam Rogers (chitarra)
Gregoire Maret (armonica)
Elliot Mason (tromba bassa)
Will Calhoun (percussioni)
Veronica Garrison (voce)
Joy Garrison (voce)
Live:
Matthew Garrison (basso)
Jim Beard (tastiere)
Gene Lake (batteria)
Arto Tuncboyacian (percussioni)
Scott Kinsey (tastiere)
Jojo Mayer (batteria)
Sabina Sciubba (voce)
Adam Rogers (chitarra)