Maurizio Comandini
Il saxofonista canadese Michael Blake ha conosciuto quasi per
caso i tre musicisti danesi che fanno parte con lui di questo progetto denominato
Blake Tartare (per leggere la recensione di una loro data italiana clicca qui),
che arriva qui alla prima prova discografica, autoprodotta in quanto non ha per ora trovato l'interesse delle
case discografiche (vergogna!). Per fortuna ormai i canali distributivi alternativi
basati sulle potenzialità della rete sono utilizzabili senza troppo problemi. E allora
non fatevi scappare questo gioiellino.
I nove brani dell'album sembrano voler accarezzare una rilettura molto personale delle
vicende legate alla musica jazz degli ultimi sessanta anni, con particolare riguardo per
le proposte arrivate dai saxofonisti. Il suono pensoso e poeticamente soffiato di
Michael Blake sembra voler partire dagli eroi degli anni quaranta per giungere ai
giorni nostri. I brani provengono quasi tutti dalla penna del leader, capace di una
scrittura elegante che prende a prestito continuamente da situazioni piene di
immaginazione letteraria e cinematografica. Fanno eccezione due brani, uno scritto da
Charles Mingus, l'altro da Sun Ra. La versione della "Meditation" di
Mingus è certamente uno dei momenti più esaltanti dell'album, una perfetta
immersione nella musica degli anni cinquanta e sessanta, trasfigurata da quella qualità
peculiare di Michael Blake che gli consente come per magia di continuare ad essere
modernissimo anche quando si cala in situazioni tipiche di molti decenni fa. Non è facile
decifrare questa caratteristica che già avevamo notato negli album precedenti del
saxofonista nato a Montreal nel 1964 ma da molto tempo residente a New York.
Probabilmente è il suo modo di stare sul tempo che lo stacca immancabilmente dal contesto
e lo marca come voce attuale anche quando si spinge nei suoi camuffamenti (e lo fa
spesso, sempre in maniera deliziosa). Senza dimenticare il suo approccio 'lunare', colmo di
sorprese e 'detournement', che gli consente di smontare la materia musicale come se si
trattasse di un giocattolo infantile da ricomporre a memoria e a piacere, essendosi perso
il foglio con le istruzioni.
I tre danesi sono musicisti eccellenti e soprattutto sono capaci di dare una spinta in
avanti decisamente avvertibile ed intrigante, soprattutto per merito di Kresten
Osgood, un musicista che si sta imponendo come uno dei migliori batteristi europei.
Ascoltate come sa far cambiare marcia al brano iniziale, con una entrata straordinaria,
degna di un grandissimo. O come sa spacchettare il ritmo ogni volta che le situazioni
paiono assestarsi e 'normalizzarsi'. Non è da sottovalutare il ruolo importante ricoperto
dal pianista Soren Kjaergaard, impegnato soprattutto al piano elettrico, strumento
dal quale sa tirare fuori una sorprendente varietà timbrica, per mezzo di effetti usati
con grande sensibilità e anche a seguito dell'uso 'improprio' che sa fare della parte
meccanica dello strumento, all'interno della quale va a cercare suoni anomali piuttosto
suggestivi. Il bassista Jonas Westergaard è quello forse meno appariscente, ma di
sicuro è un perno importante attorno al quale il batterista può permettersi scorribande
che poggiano su una solida base. Il chitarrista Teddy Kumpel viene aggiunto in tre
brani e si inserisce efficacemente più come colorista che non come protagonista vero e
proprio.
Valutazione: * * * *
Sito di Michael Blake:
www.michaelblake.net
Pagina di CD Baby per l'acquisto di Blake Tartare:
www.cdbaby.com/cd/mblake
Elenco dei brani:
01. Flipper (Blake) - 2:35
02. Lemmy Caution (Blake) - 6:22
03. A Messy Business (Blake) - 10:40
04. Cuban Sandwich (Blake) - 3:16
05. Feast (Blake) - 8:29
06. Languidity (Sun Ra) - 6:26
07. Meditation (For A Pair Of Wirecutters) (Mingus) - 7:35
08. A Hole Is To Dig (Blake) - 4:45
09. Neil's Toy Train (Blake) - 6:50
Musicisti:
Michael Blake (sax tenore e soprano; clarinetto basso; kalimba)
Soren Kjaergaard (piano elettrico; piano; effetti)
Jonas Westergaard (basso)
Kresten Osgood (batteria)
Ospite in tre brani:
Teddy Kumpel (chitarra)