Quantcast
..
NEWSLETTER
..
 
Visita il nuovo sito di AAJ Italia: http://italia.allaboutjazz.com !!!



Su questo numero

Atipico Trio

Michael Blake

Brown vs. Brown

Paolino Dalla Porta

Franco D'Andrea

Al Foster Quartet

The Fringe

Original Silence

Charlie Parker Legacy Band

Pieranunzi - Montellanico

Sonny Rollins

Rope







GLI SPECIALI AAJ SU

Herbie Nichols

Frank Zappa



LE GUIDE SIDMA SU

Thelonious Monk

Gil Evans
Parte I e Parte II

Eric Dolphy
Parte I e Parte II

Il Blues degli Anni Venti
Parte I - Il Blues rurale





Traduzioni online degli
articoli di AAJ
(translate articles)




Ascolta online




.
Four Compositions (GMT) 2000 / 8 Standards (Wesleyan) 2001
Anthony Braxton (Delmark - USA - 2003 - / Barking Hoop - USA - 2003)

Stefano Merighi

Benchè continui a produrre dischi in modo quasi maniacale, non si può certo dire che Anthony Braxton abbia ritrovato quella visibilità che negli anni settanta ne faceva un faro della musica d'avanguardia. Anzi, il suo nome si pronuncia a fatica nei circuiti del jazz, anche quello più aperto, che si guarda bene dall'inserirlo nei cartelloni dei vari festival.

Poche note dunque per chi non abbia dimestichezza con l'artista. Chicagoano del 1945, Braxton ha da subito intrecciato il jazz con un concettualismo radicale di notevole rigore. Appassionato di matematica e di scacchi, è attratto da poli in opposizione: da un lato le musiche europee post-Webern, dall'altro il cool jazz à la Lee Konitz e Warne Marsh.
Studia la musica bandistica di John Philip Sousa, il ragtime, ovviamente il jazz nero moderno, anche se nei primi settanta dichiarava una schietta antipatia per Miles Davis.
Sassofonista e clarinettista virtuoso e complicato, entra nell'AACM e inizia una carriera di straordinaria ricchezza creativa, realizzando centinaia di composizioni per organici che vanno dal solo sax a quattro orchestre impegnate simultaneamente.
Non sa cosa voglia dire la parola compromesso. Dunque segue soltanto le sue inclinazioni, non frequenta la scena poliedrica di oggi, ma è incuriosito da ogni aspetto della vita sociale contemporanea. A questo proposito si legga la formidabile serie di dichiarazioni raccolte da Francesco Martinelli e pubblicate nel numero di luglio-agosto di Musica Jazz.

Negli ultimi anni, Braxton ha elaborato una complessa teoria musica nota come Ghost Trance Music. Lo stesso autore, per fortuna, sostiene però che "non è importante conoscere alcuna teoria, l'ascoltatore neofita può arrivare a questa musica come a qualsiasi altra".
Four Compositions (GMT) 2000 offre musiche per quartetto con sezione ritmica e pianoforte, ricollegandosi a quelle dell'ultimo grande gruppo braxtoniano, il quartetto con Crispell, Dresser e Hemingway.
Sono pagine costruite a moduli, in cui l'esecutore può richiamarne altre in certi passaggi.

La notazione di Braxton non è di tipo tradizionale. Niente battute, niente griglie di accordi. Indicazioni grafiche, invece, spazi stabiliti nei quali l'esecutore sa se è il momento di suonare dei temi, o degli obbligati, oppure se è chiamato a improvvisare. Si dissolve la pulsazione jazzistica, in nome di una serie di griglie ritmiche chiamate pulse tracks, che determinano l'andamento del pezzo, spesso caratterizzzato da grandi archi di intensità collettiva.

Rispetto ai molti dischi recenti di Braxton, questo è tra i più riusciti, aggregando una quantità di idee che la maggior parte dei musicisti odierni nemmeno si sogna. È meno cerebrale del solito, più propenso alla fluidità e all'armonia esecutiva.
"242" è davvero eccellente nella sua struttura elastica, dove ogni paio di minuti cambiano tempo e tono degli assoli. La logica si combina bene con l'emozione, i partner sono finalmente (quasi) all'altezza del loro leader. Che dal canto suo spreme collane di frasi vertiginose passando velocemente dal flauto al soprano al contralto. C'è sempre un incipit di marcia surreale, quasi meccanica, che apre le stanze della musica.
Anche la "243" presenta una molteplicità di situazioni. Qui l'assolo vocalizzante di Braxton sembra proprio di clarinetto (ma le note di copertina non lo indicano nel set di strumenti a disposizione), e c'è spazio per una bella prova del batterista Noam Shatz.
Ma il pezzo più affascinante, benchè sulle prime appaia trasandato, è "244", fondato su un improbabile impasto timbrico tra sax basso e melodica.
Lo sviluppo è del tutto imprevedibile ed offre le più svariate combinazioni che la tavolozza dei vari strumenti può inventare.
Meno felice invece la "245" finale, in linea con molte altre partiture braxtoniane.


Il quartetto del doppio album Barking Hoop (casa discografica fondata dal fido collaboratore Kevin Norton), invece, è quello ascoltato di recente al festival di Bergamo, con Andy Eulau, Kevin O'Neal e lo stesso Norton. È registrato dal vivo alla Wesleyan University e presenta otto standard, alcuni scelti con bella sensibilità.

Il Braxton che si misura con gli standard jazz non è certo una novità, risale anzi agli anni settanta. Ma rispetto a quel periodo, il solista ha un po' perso mordente, quella ferocia iconoclasta che faceva drizzare le orecchie.

Il metodo è il medesimo: la ritmica garantisce uno swing secco, senza grande voli di fantasia, mentre Braxton macina chorus su chorus, imponendo il suo stile originale ben lontano da quello dei maestri bop, per intenderci. Le sue scariche di semicrome, addolcite come dicevamo da un atteggiamento più meditato e raccolto, si rifanno un po' ai coolsters un po' a Dolphy, e producono uno tra gli stili più riconoscibili di sempre.
Certo che sentire Braxton intonare la melodia di "Someday My Prince Will Come" fa un po' sensazione. Spiccano nel repertorio le versioni di "Why Do I Love You" e soprattutto della mingusiana "Duke Ellington's Sound of Love".

Detto che ascoltare il solismo di Braxton è sempre ossigenante, chi scrive pensa però che lo stile dell'occhialuto chicagoano non combini affatto con quello di una chitarra elettrica convenzionale. Dunque l'equilibrio della musica è precario, fondandosi unicamente sugli exploits del leader, l'unico in grado di produrre tensione e alta temperatura emotiva.

Valutazione:
Four Compositions (GTM) 2000 : * * * *
8 Standards (Wesleyan) 2001 : * * *

Sito di Anthony Braxton:
www.wesleyan.edu/music/braxton
Sito della Delmark:
www.delmark.com
Sito della Barking Hoop e Kevin Norton:
www.kevinnorton.com

Elenco dei brani:
Four Compositions (GTM) 2000
01. Composition 242 (Anthony Braxton) - 20:24
02. Composition 243 (Braxton) - 13:40
03. Composition 244 (Braxton) - 18:42
04. Composition 245 (Braxton) - 16:26

8 Standards (Wesleyan) 2001
CD 1
01. Airegin (Sonny Rollins) - 11:04
02. Escapade (Kenny Dorham) - 14:24
03. Nuages (Django Reinhardt) - 10:33
04. Someday My Prince Will Come (Churchill) - 9:11
05. Why Do I Love You (Kern-Hammerstein) - 9:24
CD 2
01. Punjab (Joe Henderson) - 10:32
02. Duke Ellington's Sound Of Love (Charles Mingus) - 5:21
03. Lullaby In Rhythm (Goodman-Sampson-Profit-Hirsch) - 12:12

Musicisti:
Four Compositions (GTM) 2000
Anthony Braxton (flauto, sax soprano, alto, baritono, basso e contrabbasso)
Kevin Uehlinger (piano, melodica)
Keith Witty (contrabbasso)
Noam Schatz (percussioni)

8 Standards (Wesleyan) 2001
Anthony Braxton (sax sopranino, soprano, alto)
Kevin O'Neal (chitarra)
Andy Eulau (contrabbasso)
Kevin Norton (batteria, percussioni, glockenspiel)



Home   -   Aggiungi AAJ Italia ai tuoi siti preferiti   -   invio materiale   -   invio comunicati stampa   -   suggerimenti   -   contattaci  
© 1996-2005 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Riservatezza