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Brown vs. Brown

Paolino Dalla Porta

Franco D'Andrea

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The Fringe

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Charlie Parker Legacy Band

Pieranunzi - Montellanico

Sonny Rollins

Rope







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Frank Zappa



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Thelonious Monk

Gil Evans
Parte I e Parte II

Eric Dolphy
Parte I e Parte II

Il Blues degli Anni Venti
Parte I - Il Blues rurale





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Lookin' 'round

Migratory
Maroon (Head Fulla Brains - USA - 2001)


Maurizio Comandini

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Questo duo costituito dalla cantante Hillary Maroon e dal tastierista Benny Lackner si è dato dei modelli di riferimento piuttosto disparati, ma ben sottolineati dalle scelte di repertorio. Intanto, spicca una bella versione di "Dreams (If Time Weren't)" di Annette Peacock, vera musa della musica creativa del ventesimo secolo, poi abbiamo "First Song" di Abbey Lincoln e Charlie Haden, brano che chiude l'album.

Sono presenti, inoltre, due arrangiamenti molto contemporanei di "Caravan" e "Azure" di Duke Ellington e una versione piuttosto soul di "Love Sick" di Bob Dylan, dominata dal'organo di Lackner, che sostiene egregiamente la voce della sua partner, e irrobustita da un bell'assolo del chitarrista ospite Mark Tewarson. Non mancano una mezza dozzina di brani originali scritti dai due titolari del progetto, insieme o separatamente, spesso alle soglie di un rock-blues post-moderno, sofisticato, raffinato e con una buona dose di intensità.

Gli undici brani sono affrontati, dai due musicisti titolari del progetto, con l'aiuto di tre batteristi (fra i quali spicca l'eccellente Pheeroan akLaff), del bassista Andrew Emer e del percussionista J Why, presente solo in tre pezzi e anche produttore del disco. In quattro brani si aggiunge la chitarra elettrica di Mark Tewarson.

Di sicuro il riferimento più importante, almeno per la cantante, appare l'inarrivabile miscela di eleganza, coraggio e originalità che caratterizzavano le rare occasioni discografiche della Annette Peacock degli anni settanta. Sinora avevamo assistito a ripescaggi dal repertorio della Peacock più jazzistica, quella legata dapprima al bassista Gary Peacock e poi al pianista Paul Bley e salutiamo con piacere il tentativo di portare all'attenzione degli ascoltatori del nuovo secolo l'arte immaginifica della parte più oscura della carriera di questa artista straordinaria. La strada da percorrere per arrivare a quei vertici inebrianti è ancora tanta, ma intanto è interessante che qualcuno inizi a provarci.

Sito ufficiale di Hillary Maroon:
shoko.calarts.edu/~hill
Sito ufficiale della Head Fulla Brains:
www.headfullabrains.com


Live Bootleg
The Mahavishnu Project (Aggregate Music (autoprodotto) - USA - 2002)


Maurizio Comandini

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Il vulcanico batterista Gregg Bendian, dopo il controverso e fragoroso progetto The Sign of 4 che, sotto l'occhio incuriosito di Sherlock Holmes, metteva assieme Pat Metheny, Derek Bailey e Paul Wertico, gli eccellenti progetti Interstellar Space Revisited e Requiem for Jack Kirby [per leggerne la recensione clicca qui] (entrambi con Nels Cline alla chitarra), ne combina un'altra delle sue.

Questa volta a finire sotto la sua lente deformante (ma in questo caso non troppo) è la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, della quale vengono riproposti otto brani tratti dai tre album pubblicati dalla prima incarnazione di quel celebre quintetto diretto dal chitarrista scozzese.

Anche qui la formazione è quella del quintetto e vengono scrupolosamente rispettati gli strumenti e i ruoli: Pete McCann alla chitarra, Todd Reynolds al violino, Steve Hunt alle tastiere, Stephan Crump al basso e - ovviamente - il leader alla batteria.

Si parte con "The Dance of Maya" e si prosegue toccando "Celestial Terrestrial Commuters", "Trilogy", "Dawn" (in medley con "Open Country Joy" che qui diventa "Open Country Jam"), "Birds of Fire", "The Noonward Race" (proposta in medley con "Resolution"), "Dream" e "One Word". Il suono è corposo, aggressivo al punto giusto e i cinque ci danno dentro, con grande rispetto per il modello di partenza, senza troppo distaccarsene, anche se i trent'anni trascorsi, fra l'originale e il tributo odierno, non sono passati invano e hanno prodotto un approccio più collettivo alla rilettura di questi brani che, pur molto complicati da un punto di vista strutturale, in origine spesso diventavano trampolini di lancio per performance solistiche di altissimo livello da parte dei cinque componenti originali della band di McLaughlin.

I brani sono particolarmente complessi sotto il profilo ritmico, con tempi decisamente inconsueti. Tempi che inoltre cambiano spesso durante i brani stessi, con brusche frenate e improvvise ripartenze. La parte armonica delle composizioni utilizza varianti super alterate degli accordi e richiede la conoscenza di scale decisamente esoteriche, cosa che all'epoca provocò molti apprezzamenti e molto stupore da parte della comunità dei musicisti. Molta acqua è passata sotto ai ponti, le competenze professionali dei musicisti si sono decisamente innalzate e i cinque musicisti qui coinvolti sembrano poter disporre senza alcun problema degli elevati requisiti tecnici richiesti da questa musica così complessa e affascinante.

I cinque sembrano anche metterci molta passione e probabilmente una componente importante di questo progetto è data proprio dal grande divertimento che i cinque provano nell'affrontare una musica che faceva parte del loro vissuto quotidiano quando erano musicisti in erba. A questo proposito Greg Bendian racconta nelle note di copertina della sua fascinazione per l'album Birds of Fire che uno zio progressivo gli aveva regalato in cassetta, nel 1973. Il piccolo Gregg si era abituato ad usarla come musica notturna da far suonare, sotto al cuscino, ogni sera... una sorta di aperitivo al sonno. I frutti di questo comportamento, che all'epoca poteva sembrare inconsueto e maniacale, sono maturati dopo trent'anni, ma sono frutti profumati e meritevoli di essere assaggiati.

Sito del Mahavishnu Project del gruppo:
www.mahavishnuproject.com



Pictures of Motion
Ken Field (sFz Recordings - USA - 1999)


Maurizio Comandini

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Ken Field, saxofonista del gruppo Birdsongs of The Mesozoic, si propone con il suo secondo lavoro da solista che lo vede impegnato ad esplorare, con grande convinzione e con ottimi risultati, varie declinazioni della tecnica della multi-registrazione. Il suo sax si esibisce a volte in perfetta solitudine, a volte con l'aiuto di basso e batteria, a volte con l'aiuto delle due ottime saxofoniste Amy Denio e Jessica Lurie, ma sempre sovrapponendo registrazioni multiple del suono strumentale. Questa tecnica gli consente di evitare l'uso di tastiere o chitarre (solitamente fornitrici designate della tessitura armonica dei brani) e, allo stesso tempo, di avere la possibilità di operare anche sulla dimensione verticale della musica, sulla strutturazione accurata dei suoni in sovrapposizione.

I brani sanno essere a volte piuttosto sperimentali, a volte addirittura funky (non dimentichiamo che Ken Field è anche l'autore di alcune musiche della serie televisiva Sesame Street), a volte semplicemente sono brani di jazz quasi mainstream, suonati però da qualcuno che sa prendersi i giusti rischi e ignora i ristoranti suggeriti dalle guide per andare a cercarsi qualche bella trattoria fuori strada. Insomma un musicista creativo, che vuole pensare con la sua testa e che si fa poco condizionare dalle mode e dai trend.

Le potenzialità armoniche fornite dalla tecnica delle registrazioni multiple, sovrapposte, vengono messe particolarmente in luce in una bella, seppur breve, versione di "Time Remembered" uno dei temi più malinconici del pianista Bill Evans. Un brano per niente convulso, quasi serafico, che delle complessità e raffinatezze armoniche fa il suo credo essenziale. La finale "Bells of Balance" chiude morbidamente e suggestivamente con il leader impegnato a suonare campane, campanelle e piccole percussioni che si sovrappongono come una sorta di carillon finale che lascia una scia luminosa che rimane a lungo nella nostra memoria.

Sito di Ken Field:
fieldk.home.att.net
Sito della sFz Recordings:
www.sFzRecordings.com


Memphis Underground
Herbie Mann (Atlantic/Warner - USA - 2002 [ristampa])


Maurizio Comandini

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Non si può proprio dire che Herbie Mann sia stato un flautista che ha lasciato grandissime tracce di sè e della sua arte, nella storia del jazz. Spesso è stato un banalizzatore di concetti già espressi al meglio da altri. Il suo ruolo è stato semmai quello del divulgatore, spesso piacevole e in grado di raggiungere pubblici eterogenei, alla luce della innocuità di base della sua produzione che, paradossalmente, secondo i principi di marketing delle case discografiche dominanti, la fa diventare buona per tutte le stagioni.

Questo Memphis Underground è probabilmente uno dei suoi dischi più riusciti e bene fa l'Atlantic a ripubblicarlo, con una eccellente masterizzazione, nella serie Atlantic Masters, in un momento in cui l'interesse per il soul jazz è tornato a manifestarsi, anche a seguito dell'attività delle jam band americane, che spesso saccheggiano a piene mani nella produzione più disimpegnata della fine degli anni sessanta, riscoprendo piccole gemme che meritano di essere rivalutate.

L'album venne pubblicato nel 1969, anno della sue registratione, ovviamente a Memphis, allora scena principale della musica soul. Sono impegnati, assieme al leader e ad un manipolo di musicisti locali, utilizzati per fornire la ritmica di base, anche i chitarristi Larry Coryell (qui particolarmente caldo e ispirato) e Sonny Sharrock, una vera leggenda della scena delle avanguardie jazzistiche. Al vibrafono troviamo un Roy Ayers in gran spolvero e, nel solo brano che da il titolo all'album, Miroslav Vitous si aggiunge col suo basso elettrico.

Il solo fatto di avere dato la possibilità a Sonny Sharrock di poter sbarcare il lunario (e addirittura qui il nostro eroe prende anche un assolo fatto di scintillanti spezzoni di puro rumore nel brano "Hold on I'm Comin'"), senza neanche troppo costringerlo ad una impossibile normalità, e accettando bonariamente i suoi singulti terroristici, dovrebbe bastare per far guadagnare a Mann un posticino nel paradiso dei musicisti veri. Basta che si limiti ad ascoltare e che non pretenda di portarsi pure il flauto.

Sito dedicato a Herbie Mann:
www.herbiemannmusic.com



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