Mario Calvitti
Stupisce come, con tutte le collaborazioni che vanta, Alberto Mandarini abbia trovato il
tempo di registrare il primo disco a suo nome, alla guida di un gruppo di nove elementi dal nome
di "Phoebus Ensemble". È un bene che ci sia riuscito, perché in questo modo ha la possibilità di
mettere in mostra le sue notevoli doti di compositore e di arrangiatore; quelle solistiche erano
già note da tempo grazie alla sua multiforme attività che lo ha portato a suonare nei gruppi
di Enrico Fazio e Giancarlo Schiaffini, nella Italian Instabile Orchestra, nel
quartetto degli Enten Eller (di cui è membro stabile), nel Brasserie Trio, oltre a
prendere parte a vari progetti di Giorgio Gaslini e recentemente alla versione jazzistica
delle Quattro Stagioni di Vivaldi curata da Sandro Cerino [per leggere la recensione di questo
disco clicca qui].
Senza dimenticare la presenza al fianco di Paolo Conte, cantautore - piemontese
come Mandarini - da sempre innamorato del jazz.
Tutte le sue esperienze precedenti, oltre naturalmente ai suoi studi accademici, trovano
un'espressione compiuta in questa sua prima fatica da titolare, registrata nel 1998 e pubblicata
l'anno successivo. Ben coadiuvato da tutti i musicisti partecipanti al progetto, Mandarini si
rivela abile arrangiatore, capace di estrarre il massimo da una sezione fiati di soli quattro
elementi, e da una ritmica elettrica, dove al basso e alla chitarra elettrica si uniscono le
tastiere elettroniche che affiancano il piano acustico, dando spesso un'impronta rockeggiante ad
alcuni brani come "Todi Fantasy", dove sono presenti organo e sintetizzatore, o "Icaro", dove è
la chitarra elettrica distorta di Stefano Profeta a mettersi in bella mostra.
Spunta anche un sitar, a dare sapore di oriente a due brani, "Gez" e il citato "Todi Fantasy", ma
senza concessioni a facili esotismi. L'impiego dei timbri acustici ed elettrici, sapientemente
mescolati, non cerca mai l'effetto fine a se stesso, e gli assoli dei musicisti si susseguono
efficaci sopra il sostegno trascinante ma mai invadente della ritmica formata da Giovanni
Codogno al basso elettrico e Dario Mazzucco alla batteria. Mandarini si dimostra
leader poco soffocante, lasciando molta libertà ai suoi compagni di avventura, e riservandosi pochi
spazi solistici come nell'iniziale "Rome-Istanbul" o in "7-13", tema successivamente inciso anche
con gli Enten Eller nell'album Melquiades.
Da citare ancora la lunga "Calenda Prima", introdotta dal sax soprano di Claudio Bianzino,
che incorpora il tema di una danza rinascimentale, realizzando un insolito connubio tra linguaggi
musicali appartenenti a periodi tanto diversi.
C'è da augurarsi che Mandarini trovi il tempo di proseguire anche l'attività con questa
formazione, e di valorizzare ulteriormente con nuove incisioni l'apporto generosamente fornitogli
dai giovani e validi musicisti che ne fanno parte.
Valutazione: * * * * ½
Pagina dedicata a Alberto Mandarini:
www.ijm.it/mandarini.html
Sito della Splasc(h) Records:
www.ijm.it/splasc(H)
Elenco dei brani:
01. Rome-Istanbul (Mandarini) - 12:07
02. Todi Fantasy (Mandarini-Profeta) - 6:34
03. Icaro (Mandarini) - 7:12
04. 7-13 (Mandarini) - 9:28
05. Gez (Mandarini) - 7:57
06. Osiride (Mandarini) - 6:41
07. Calenda Prima (Mandarini) - 12:30
08. Satyrion (Mandarini) - 5:27
Musicisti:
Alberto Mandarini (tromba; flicorno)
Emilio Costantini (sax alto; sax tenore)
Claudio Bianzino (sax soprano; sax tenore)
Gianpiero Malfatto (trombone)
Stefano Profeta (chitarra elettrica; chitarra classica; sitar)
Enrico Caruso (tastiere; piano; tamburino)
Enrico Paronuzzi Ticco (piano; tastiere)
Dario Mazzucco (batteria)
Alberto Catuogno (congas)