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Ron Horton
Genius Envy (Omni Tone - USA - 1999)


Gianni M. Gualberto

copertina horton Fin dalle brevi note esplicative stampate sul retro della copertina di questo CD si dichiara che Ron Horton è un 'musician's musician', definizione in genere piuttosto ambigua e destinata a caratterizzare quegli artisti le cui (pur innegabili) doti eludono in qualche modo l'apprezzamento del grande pubblico.
Difatti, Horton è autore e strumentista di vasto talento, il cui linguaggio - mai banale - si diletta di un'ammiccante, lievemente ironica obliquità che non sembra volersi lasciar decifrare con facilità.

Curiosamente per un improvvisatore, i lavori di questo brillante trombettista paiono contraddistinti da una sorta di poetico pudore: il musicista non si afferma per gesti retorici, né di virtuosismo strumentale (che pure è innegabile, sia per quanto riguarda Horton che per gli altri interpreti), né di enfasi compositiva, preferendo una scrittura fatta di minuzie, di spunti umbratili, di scarti trasformati grazie a una sensibilità raffinata quanto esacerbata.

Genius Envy è, comunque, lavoro omogeneo, integro, estremamente curato, in cui la direzione compositiva di Horton non è certamente meno importante dei molteplici contributi improvvisati. Alcuni critici americani hanno parlato, a proposito di quest'incisione, di influenze di Woody Shaw e Booker Little. In realtà, mi pare più evidente il richiamo a Little, così come, compositivamente, mi paiono espliciti i ricordi dell'acida angolarità di Andrew Hill (con cui, non casualmente, Horton collabora da tempo) e alla acuta ed elegante drammaticità di Herbie Nichols (altro autore cui il musicista ha dedicato non poco studio). Come quest'ultimo, il trombettista sa esprimere un forte senso di pathos senza perdere una lirica compostezza, un ritegno, per l'appunto, estremamente, quasi dolorosamente, pudico. Tale sofferta introversione - che pure è densa di spunti fortemente, apertamente, drammatici - è evidente in una pagina densa come "Long-Term Memories", o nel dolente, straziante ricordo di Thomas Chapin ("For Thomas Chapin") o, ancora, nella spigolosa, asprigna realizzazione di "Stark Winter's Day".

E pure, dalle pieghe più riposte di questo pensiero musicale estremamente lirico ma apparentemente poco propenso a svelarsi interamente emerge, guizzante e quasi sbarazzino, un delicato, quasi infantile senso umoristico: nella sbilenca rievocazione della surf music in "Happy and Out of It (on the Beach)" e, ancora di più, in "Claude's Petite Bicyclette", in cui l'improvvisazione trae spunto da un tema aggraziatamente e meccanicamente sarcastico, che pare preso ora da un ricordo di Stravinskij, ora da un ricordo di Poulenc, o di Sauguet o di Auric. Momento di autentica delizia, che arricchisce un piccolo capolavoro. E intendiamoci: parlare di "piccolo capolavoro" non è certamente un fatto "riduttivo". È Horton a raggruppare "piccole" cose, per trarne un pensiero compiuto assai più grande. E certamente affascinante.

Valutazione: * * * * *

Sito su Ron Horton: www.jazzcollective.com
Sito della Omni Tone: www.omnitone.com

Elenco dei brani:
01. Carla Blake - 7:53
02. Long-Term Memories - 6:16
03. Thumbnail Sketch - 6:06
04. For Thomas Chapin - 7:40
05. Claude's Petite Bicyclette - 4:48
06. Stark Winter's Day - 8:55
07. Embrace - 7:51
08. Genius Envy - 6:11
09. Happy and Out of It (on the Beach) - 5:44
10. Short-Term Memory - 1:16

Musicisti:
Ron Horton (tromba, flicorno)
Jane Ira Bloom (sassofono soprano)
John McKenna (sassofono tenore)
Frank Kimbrough (pianoforte)
Ben Allison (contrabbasso)
Rich Rosenzweig (batteria)


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