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Song
Gerry Hemingway (Between the Lines - Germania - 2002)

Paolo Curtabbi

La vita privata di un musicista, quanta influenza ha nella definizione della sua identità artistica?

Parecchio, anche se solitamente siamo più attenti ai condizionamenti ricevuti e alle esperienze vissute negli anni di formazione, trascurando spesso (complici anche gli stessi musicisti, così restii a parlare di sé in età matura) quelle interferenze benigne che provengono dalla vita intima, dalla famiglia, dai figli, dagli amori finiti e rinati, sempre in secondo piano rispetto alle interferenze maligne indotte per esempio dalla droga o da fatti di cronaca, sicuramente più appetibili alla curiosità dell'uomo qualunque. Come se l'indignazione e il lamento di fronte ai drammi della vita fossero gli unici canali di espressione artistica. E se qualcuno sottolineasse invece lo stimolo della dimensione pacifica e serena della propria quotidianità?

Il batterista Gerry Hemingway, che di certo non è un veterano (classe 1955) ma ha una lunga esperienza professionale iniziata negli anni '70, si è accorto di recente di quanto benefica sia stata, per la sua serenità e per la sua musica, l'esperienza familiare seguita al matrimonio con la moglie Nancy, tanto benefica da indurlo a recuperare il suo interesse per la canzone approfondito questa volta dalla scrittura dei testi. Potenza dell'amore, si dirà, ma per un musicista apparentemente solitario, che si è spesso esibito in formazioni ristrette, promuovendo e diffondendo da sé i suoi dischi, la notizia è decisamente interessante per i risvolti che ha avuto sulle sue idee musicali.

Inoltre, egli ha sempre preferito considerarsi più un percussionista-colorista e batterista-compositore (anche mediando suoni acustici ed elettronici) più che un drummer nell'accezione classica del termine. Ascoltarlo in questo ultimo disco, oltre che in veste di produttore e compositore, anche in quelle di autore dei testi di atipiche canzoni, ha un effetto sorprendente anche per il fan più accanito. Negli ultimi tempi, il maggior tempo dedicato alla famiglia, in compagnia della quale usa dilettarsi nell'ascolto della cosiddetta "popular music" ha risvegliato in lui l'antico desiderio di dedicarcisi, prendendo anche spunto dalle situazioni più informali che durante i viaggi di lavoro lo riportavano a contatto con l'intimità familiare.

Così, l'ispirazione può arrivare dalla ricetta del "Succotash" (un tipico piatto nordamericano con granoturco verde e fagioli bolliti) dalla tenerezza di un abbraccio, dalla pioggia, da un dialogo, sdoppiato, con sé stesso di fronte allo strumento, da un momento di crisi o da un libro sugli ultimi giorni di vita di Napoleone Bonaparte che genera un testo impregnato del senso vacuo del destino e che a sua volta rimanda alla tragica e beffarda morte di Anton Webern per mano di uno zelante soldato americano a guerra ormai finita.

Inutile dire che il disco è dedicato alla moglie e non stupisce la scelta di Hemingway di offrire i suoi testi ad una voce femminile, quella di Lisa Sokolov (cantante di primo piano della scena newyorkese, già al fianco di Cecil Taylor e componente stabile della Little Huey Orchestra del contrabbassista William Parker) lasciando per sé i dolenti versi in onore di Anton Webern. La Sokolov si impossessa delle parole con avventurosa destrezza, scombina il dettato metrico, spezza le frasi, accelera e rallenta la dizione riuscendo tuttavia a donare al tutto una sottile sensazione di circolarità. La sua voce è duttile, morbida e all'occorrenza sensuale, comunque calda e anche ironica, spesso acustica e quando fa ricorso a vocalizzi, lo fa secondo i dettami di Jeanne Lee, sia quando si accosta brevemente al parlato sia quando accentua i toni e si arroventa nella declamazione alla maniera di Patty Smith.

Gli altri compagni non hanno bisogno di tante presentazioni. Due parole solo per i complementari sax tenori di Ellery Eskelin e John Butcher, affabulatoria seconda voce il primo, perfetto servo di scena (come lo intese il regista Joseph Losey) il secondo. Pertinentissima inoltre, la coppia James Emery e Kermit Driscoll, quest'ultimo già compagno di Bill Frisell del quale si ritrovano tracce nel loro impreziosire il sound con nuances dal sapore folk e blues. L'ensemble si profila soprattutto in quintetto ma si dilata dal trio al settetto (mirabile la stratificazione timbrica di tutti in "Thump It") secondo l'occorrenza. Tra melanconici stilemi cantautorali, sospese ballate dal sapore pop e country, intriganti ed irriverenti inserti jazzistici (usati ad arte) Hemingway siede alla batteria con scarne ma efficaci figurazioni, semplici nella loro linea ritmica ma precise nei dettagli, utili a costruire climi diversificati, non rinunciando ad arricchire la trama sonora con samplers ed effetti sonori elettrificati (in un brano, suona pure il pianoforte).

Un disco ricco di atmosfere, con un approccio intelligente alla forma, esuberante nell'interplay e splendidamente suonato. Che dire di più? Scrive Hemingway stesso nelle note di copertina che il rapporto con la moglie lo ha portato ad essere presente con tutto sé stesso anche nella vita di tutti i giorni e non solo in musica come in passato. Non è dato sapere quanto sia migliorato come uomo ma sappiamo di certo che come musicista, il pretesto sentimentale adottato ha funzionato alla perfezione. Song rappresenta il frutto di un lavoro introspettivo arricchito dal valore sonoro e semantico delle parole, nella ricerca di risposte semplici e fortemente comunicative alle complesse domande della vita. E l'incalzante ritmo ska di "Time to Go" che chiude il disco è un augurio molto promettente per una nuova, stimolante, svolta musicale.

Valutazione: * * * * ½

Sito di Gerry Hemingway:
www.mindspring.com/~gerryhem

Elenco dei brani:
01. Succotash - 6:25
02. Anton - 5:01
03. In Your Arms - 7:04
04. Up In You - 5:31
05. Hall of Mirrors - 7:57
06. Cheap - 4:46
07. Out of the Trees - 7:02
08. Thump It - 6:41
09. Going Down - 6:32
10. Rain - 5:30
11. Emperor - 6:02
12. Time To Go - 8:21
La musica e i testi sono di Gerry Hemingway

Musicisti:
Gerry Hemingway (batteria, sampler, voce)
Lisa Sokolov (voce)
James Emery (chitarre)
Kermit Driscoll (basso acustico ed elettrico)
Johnn Butcher (sax tenore)
Ellery Eskelin (sax tenore)
Thomas Lehn (sintetizzatore analogico)
Wolter Wierbos (trombone)
Herb Robertson (tromba)



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