Paolo Curtabbi
La vita privata di un musicista, quanta influenza ha nella definizione della sua identità artistica?
Parecchio, anche se solitamente siamo più attenti ai condizionamenti ricevuti e alle esperienze vissute negli anni di formazione,
trascurando spesso (complici anche gli stessi musicisti, così restii a parlare di sé in
età matura) quelle interferenze benigne che provengono dalla vita intima, dalla famiglia,
dai figli, dagli amori finiti e rinati, sempre in secondo piano rispetto alle
interferenze maligne indotte per esempio dalla droga o da fatti di cronaca, sicuramente
più appetibili alla curiosità dell'uomo qualunque. Come se l'indignazione e il
lamento di fronte ai drammi della vita fossero gli unici canali di espressione artistica.
E se qualcuno sottolineasse invece lo stimolo della dimensione pacifica e serena della
propria quotidianità?
Il batterista Gerry Hemingway, che di certo non è un veterano (classe 1955) ma ha
una lunga esperienza professionale iniziata negli anni '70, si è accorto di recente di
quanto benefica sia stata, per la sua serenità e per la sua musica, l'esperienza
familiare seguita al matrimonio con la moglie Nancy, tanto benefica da indurlo a
recuperare il suo interesse per la canzone approfondito questa volta dalla scrittura dei
testi. Potenza dell'amore, si dirà, ma per un musicista apparentemente solitario, che si
è spesso esibito in formazioni ristrette, promuovendo e diffondendo da sé i suoi dischi,
la notizia è decisamente interessante per i risvolti che ha avuto sulle sue idee
musicali.
Inoltre, egli ha sempre preferito considerarsi più un percussionista-colorista e
batterista-compositore (anche mediando suoni acustici ed elettronici) più che un drummer
nell'accezione classica del termine. Ascoltarlo in questo ultimo disco, oltre che in
veste di produttore e compositore, anche in quelle di autore dei testi di atipiche
canzoni, ha un effetto sorprendente anche per il fan più accanito. Negli ultimi tempi, il
maggior tempo dedicato alla famiglia, in compagnia della quale usa dilettarsi
nell'ascolto della cosiddetta "popular music" ha risvegliato in lui l'antico desiderio di
dedicarcisi, prendendo anche spunto dalle situazioni più informali che durante i viaggi
di lavoro lo riportavano a contatto con l'intimità familiare.
Così, l'ispirazione può arrivare dalla ricetta del "Succotash" (un tipico piatto
nordamericano con granoturco verde e fagioli bolliti) dalla tenerezza di un abbraccio,
dalla pioggia, da un dialogo, sdoppiato, con sé stesso di fronte allo strumento, da un
momento di crisi o da un libro sugli ultimi giorni di vita di Napoleone Bonaparte
che genera un testo impregnato del senso vacuo del destino e che a sua volta rimanda alla
tragica e beffarda morte di Anton Webern per mano di uno zelante soldato americano
a guerra ormai finita.
Inutile dire che il disco è dedicato alla moglie e non stupisce la scelta di Hemingway di
offrire i suoi testi ad una voce femminile, quella di Lisa Sokolov (cantante di
primo piano della scena newyorkese, già al fianco di Cecil Taylor e componente
stabile della Little Huey Orchestra del contrabbassista William Parker)
lasciando per sé i dolenti versi in onore di Anton Webern. La Sokolov si impossessa delle
parole con avventurosa destrezza, scombina il dettato metrico, spezza le frasi, accelera
e rallenta la dizione riuscendo tuttavia a donare al tutto una sottile sensazione di
circolarità. La sua voce è duttile, morbida e all'occorrenza sensuale, comunque calda e
anche ironica, spesso acustica e quando fa ricorso a vocalizzi, lo fa secondo i dettami
di Jeanne Lee, sia quando si accosta brevemente al parlato sia quando accentua i
toni e si arroventa nella declamazione alla maniera di Patty Smith.
Gli altri compagni non hanno bisogno di tante presentazioni. Due parole solo per i
complementari sax tenori di Ellery Eskelin e John Butcher, affabulatoria
seconda voce il primo, perfetto servo di scena (come lo intese il regista Joseph
Losey) il secondo. Pertinentissima inoltre, la coppia James Emery e Kermit
Driscoll, quest'ultimo già compagno di Bill Frisell del quale si ritrovano
tracce nel loro impreziosire il sound con nuances dal sapore folk e blues. L'ensemble si
profila soprattutto in quintetto ma si dilata dal trio al settetto (mirabile la
stratificazione timbrica di tutti in "Thump It") secondo l'occorrenza. Tra melanconici
stilemi cantautorali, sospese ballate dal sapore pop e country, intriganti ed irriverenti
inserti jazzistici (usati ad arte) Hemingway siede alla batteria con scarne ma efficaci
figurazioni, semplici nella loro linea ritmica ma precise nei dettagli, utili a costruire
climi diversificati, non rinunciando ad arricchire la trama sonora con samplers ed
effetti sonori elettrificati (in un brano, suona pure il pianoforte).
Un disco ricco di atmosfere, con un approccio intelligente alla forma, esuberante
nell'interplay e splendidamente suonato. Che dire di più? Scrive Hemingway stesso nelle
note di copertina che il rapporto con la moglie lo ha portato ad essere presente con
tutto sé stesso anche nella vita di tutti i giorni e non solo in musica come in passato.
Non è dato sapere quanto sia migliorato come uomo ma sappiamo di certo che come
musicista, il pretesto sentimentale adottato ha funzionato alla perfezione. Song
rappresenta il frutto di un lavoro introspettivo arricchito dal valore sonoro e semantico
delle parole, nella ricerca di risposte semplici e fortemente comunicative alle complesse
domande della vita. E l'incalzante ritmo ska di "Time to Go" che chiude il disco è un
augurio molto promettente per una nuova, stimolante, svolta musicale.
Valutazione: * * * * ½
Sito di Gerry Hemingway:
www.mindspring.com/~gerryhem
Elenco dei brani:
01. Succotash - 6:25
02. Anton - 5:01
03. In Your Arms - 7:04
04. Up In You - 5:31
05. Hall of Mirrors - 7:57
06. Cheap - 4:46
07. Out of the Trees - 7:02
08. Thump It - 6:41
09. Going Down - 6:32
10. Rain - 5:30
11. Emperor - 6:02
12. Time To Go - 8:21
La musica e i testi sono di Gerry Hemingway
Musicisti:
Gerry Hemingway (batteria, sampler, voce)
Lisa Sokolov (voce)
James Emery (chitarre)
Kermit Driscoll (basso acustico ed elettrico)
Johnn Butcher (sax tenore)
Ellery Eskelin (sax tenore)
Thomas Lehn (sintetizzatore analogico)
Wolter Wierbos (trombone)
Herb Robertson (tromba)