Vittorio Lo Conte
Tim Berne è uno di quei musicisti cui le categorie in generale stanno
strette e che quindi non si lascia ingabbiare all`interno di definizioni quali
improvvisatore/compositore, jazz/non jazz, ritmica/solo, file under... e tutte le
altre possibilità con cui si cerca di mettere un limite alla creatività
artistica di una determinata personalità.
Su The Sevens mostra le sue qualità di compositore e le sue visioni su
come la sua musica possa prendere dimensioni differenti a seconda degli
esecutori/improvvisatori a cui è affidata. Ad aiutarlo nell`impresa ci sono i
sassofonisti svizzeri dell`Arte Quartett, Marc Ducret alla
chitarra acustica e David Torn a quella elettrica ed agli effetti
elettronici.
Al di là della tecnica compositiva e del modo in cui gli esecutori la rendono
in musica, cosa in fondo secondaria, visto che Berne, così come altri
esponenti dell`avanguardia, sfuggono al modo tradizionale di
comporre. Resta il fascino del suono sull`ascoltatore che resta fedele al suo
ruolo, immutato da tanti secoli.
I brani in cui il quartetto di sassofoni è coinvolto danno volto ad una musica
che sfrutta gli strati sonori generati dagli strumentisti, rendendoli diversi
da quello che ci si aspetta da strumenti ad ancia. Qui sembrano a tratti una
fisarmonica, o una semplice sezione che crea uno sfondo alle improvvisazioni
travolgenti di Tim Berne, o si lasciano coinvolgere dai suoni urbani dei
loops di David Torn, reagendo con forza ritmica alle manipolazioni del
chitarrista.
"Sequel Why" e "Sequel Ex" sono due esecuzioni differenti dello stesso tema, affidate alla
chitarra acustica di Marc Ducret.
Il risultato di questo modo di proporre le proprie composizioni, affidandole a
interpreti diversi, è affascinante, ma allo stesso tempo difficile da attuare
con convinzione, come riconosce Berne nelle note di copertina. "The
Sevens è l`album più difficile da me fatto", scrive, e probabilmente i primi
a credergli saranno i compositori di musica contemporanea, con i loro problemi a
trovare il giusto esecutore per le loro partiture.
L´ascoltatore trova invece varietà sonora, creatività, sorprese, e se proprio è
curioso può leggere le esaurienti note di copertina del critico Nate
Chinen a proposito della musica. Certo si è lontani dalle prime incisioni di
Berne, con il loro essere quasi delle storie concluse, sotto controllo da
parte del regista, o dalle sue cose registrate dal vivo.
Su The Sevens c`è una storia con un finale aperto, da cui ritornare
indietro o andare in qualche nuova direzione. Dai suoni metropolitani di
Torn alle rarefazioni da new music, c´è molto da cui lasciarsi
sorprendere. Le storie con finali autonomi incluse in The Sevens
acquistano un senso proprio perchè sono esposte in questo modo ed il merito di
Berne è di averle comprese insieme agli esecutori cui sono affidate,
averle tratte da una galassia sonora e averle rimodellate lasciando una via,
all`ascoltatore e all`esecutore, da percorrere senza chiedersi dove si va a
finire.
In una realtà in cui l`omologazione è certezza quotidiana, la musica di
Berne su The Sevens acquista un significato la cui logica sfugge
alle vie prefissate e che coinvolge in ugual modo gli esecutori/improvvisatori
e gli ascoltatori.
Valutazione: * * * *
Sito della New World Records:
www.newworldrecords.org
Elenco dei brani:
01. Repulsion (Tim Berne) - 11:22
02. Sequel Why (Tim Berne) - 2:49
03. Reversion (Tim Berne/David Torn) - 4:20
04. Quicksand (Tim Berne) - 25:20
05. Tonguefarmer (Tim Berne/Marc Ducret/David Torn) - 4:53
06. Sequel Ex (Tim Berne) - 2:31
Musicisti:
Tim Berne (sax alto)
Marc Ducret (chitarra acustica 2,4,5,6)
David Torn (chitarre elettriche, loops 3,5)
Beat Hofstetter (sax soprano 1,3,4,6)
Sascha Armbruster (sax alto 1,3,4,6)
Andrea Formenti (sax tenore 1,3,4,6)
Beat Kappeler (sax baritono 1,3,4,6)