Grazie all'insistenza di Charles Mingus e di Teddy Kotick, nel 1955 Herbie Nichols era riuscito a ottenere
un'audizione da Alfred Lion, proprietario e produttore della Blue Note. Di questa audizione in piano solo,
tenuta ai Nola Studios di Manhattan, Alfred Lion avrà modo di parlare più volte negli anni a venire, ricordando soprattutto lo
stupore davanti all'altissimo livello qualitativo delle composizioni di Nichols, uno shock pari a quello provato
otto anni prima dallo stesso Lion di fronte alle inaudite architetture monkiane.
Come già nel caso di Monk o come avverrà più tardi con Andrew Hill, per certi artisti Lion si innamorava delle
composizioni, più che dello stile o della tecnica pianistica (che in tutti e tre i casi citati, peraltro, si è rivelata elemento
complementare e decisivo). Ci sembra importante sottolineare questa strada, alla ricerca di una cifra autoriale di assoluta
originalità, perseguita fin dagli inizi da un produttore illuminato come Lion, in aperto contrasto con la quasi totalità
delle etichette dell'epoca, indipendenti e no.
È così che il 6 maggio del 1955 Nichols entra in sala d'incisione (o meglio, nel salotto di casa Van Gelder a Hackensack,
giusto sull'altra sponda dello Hudson) in compagnia di Al McKibbon al contrabbasso e Art Blakey alla batteria: la
stessa sezione ritmica che, il 15 novembre 1971, si metterà al servizio di Thelonious Monk per i suoi ultimi dischi.
Il trio aveva già provato qualche giorno prima i brani da incidere, come da consolidata tradizione Blue Note: questo spiega anche
la notevole produttività della giornata, con sei brani buoni per la pubblicazione e tre alternate takes dello stesso
altissimo livello. Sarebbe comunque stato interessante poter vedere le facce dei presenti, quel pomeriggio di primavera, all'attacco
di The Third World. Una musica così scura, densa, a volte minacciosa ma sottilmente umoristica, dominata da
un serrato e fitto dialogo percussivo tra il poderoso tocco della mano sinistra di Nichols e l'implacabile dinamismo di Blakey, il
tutto coordinato dal feroce walking di McKibbon (una vera e propria pneumatic line, per usare le parole di
Roswell Rudd).
Cro-Magnon Nights è stupefacente in questo senso: davvero preistorica nell'evocazione di uno scenario da tregenda, "il sabato
sera di un uomo delle caverne", come chiosava lo stesso Nichols. Step Tempest è una sorta di cartone preparatorio per
un arrangiamento da big band, col lavoro delle sezioni già perfettamente delineato e riconoscibile; Dance Line è un
brano strepitoso, che dimostra appieno la genialità di accompagnatore di Blakey e il suo sovrannaturale senso delle dinamiche, ed
estende la tensione.
Una settimana più tardi il trio è di nuovo al lavoro. Altri sei brani, altri capolavori. It Didn't Happen è un
brano call-and-response a tempo assai veloce, una valanga inarrestabile che avrebbe potuto proseguire all'infinito;
l'arrangiamento del celebrato Shuffle Montgomery, invece, trabocca di idee e di sottigliezze fin dall'esposizione del
tema, a due mani parallele ma a tre ottave di distanza, lasciando facilmente intuire come Nichols lo avesse in
origine progettato per una formazione allargata, con tromba e sax tenore.
Ma l'impressione più nitida, a un esame generale di queste diciannove esecuzioni, la lascia il suono del trio, che è
qualcosa di inaudito per l'epoca, per la violenza quasi espressionista che lo pervade: questo è un gruppo che suona forte,
ma con un gran senso di controllo dinamico, proprio come i trii di Monk degli otto brani del 1952 per la Prestige (nei quali, non
a caso, alla batteria si alternavano Blakey e Max Roach).
E arriva, Roach, su espressa insistenza di Nichols, che lo considerava il suo batterista preferito, per le tre ultime sedute che,
a partire dal primo agosto 1955, chiudono in neanche un anno il rapporto del pianista con la Blue Note. La prima delle due sedute
di agosto è memorabile: basterebbero The Gig, House Party Starting e Lady Sings the Blues a farne una data
da segnare sul calendario. The Gig, ad esempio, è un autentico concerto per piano e batteria (senza sottovalutare il
fondamentale ruolo di McKibbon), che per certi versi prefigura i duetti Max Roach-Cecil Taylor di oltre vent'anni dopo.
E, pur con tutto il rispetto per l'arte immensa di Blakey, è comprensibile perché Nichols, pur contro il parere di Alfred Lion,
ritenesse Roach il batterista più adatto alla sua musica. Blakey, grande trascinatore e colorista supremo, è per Nichols
il legame con la terra, con la danza, con la ritualità; Roach ne rappresenta invece il versante più intellettuale, sa bene dove
punzecchiare l'autostima del Nichols poeta, scacchista, lettore vorace, filosofo, umorista. Un esempio tra i tanti, il breve
e stralunato assolo di batteria che chiude i sei minuti di Sunday Stroll, perfettamente in tema con l'atmosfera da
psicodramma (come suggerisce Roswell Rudd) dell'intero brano, uno dei più belli in assoluto del catalogo del pianista, con
un bridge memorabile.
L'ultima seduta Blue Note, il 19 aprile 1956, vede la sostituzione di Al McKibbon con Teddy Kotick, vecchio amico di Nichols
e collaboratore di lunga data di Charlie Parker. Kotick, al quale sono subito concessi due interi chorus di assolo nel
delizioso Wildflower (costruito in parte sugli accordi del vecchio standard Ja-Da), ha un suono ben più leggero, più
chiaro di quello del suo predecessore, e la texture delle esecuzioni si fa subito diversa, con richiami ben più netti
alla grande tradizione pianistica afroamericana, Art Tatum in testa e a qualche concessione bop (l'unico standard mai
inciso da Nichols per la Blue Note, Mine di George Gershwin, è un chiaro esempio di tale impostazione, pur subendo una lieve
ma significativa trasformazione che prefigura le atmosfere del disco del 1957 per la Bethlehem). The Spinning Song è di
un lirismo straziante - Rudd ne propone Johnny Hodges come l'interprete ideale - mentre Riff Primitif (che sarebbe
stato di estremo interesse ascoltare, magari, anche in una versione con Blakey) è l'anello della catena che unisce Nichols a
Andrew Hill, mai così evidente come nel caso di questo nerissimo e torvo brano.
Chissà perché la Blue Note ha scelto di non registrare più Nichols, che aveva ancora quasi sette anni di vita avanti a sé e - come
si è visto in seguito - aveva anche i cassetti pieni di nuove, personalissime composizioni.
L'ultimo disco a suo nome, Love, Gloom,
Cash, Love inciso per la Bethlehem nel novembre 1957, nasce ancora una volta
dalle insistenze di Mingus, che incideva all'epoca per la stessa etichetta e che arriva fino al punto di suggerire per la
seduta il proprio batterista, Dannie Richmond, al quale si deve una prova maiuscola.
Non è un album all'altezza dei Blue Note, ma ci va vicino.
Beat those frenzied drums and
Blast with the horns,
Until you pierce
The sonic barrier
Of multiple emotions
With your te-dum, te-dee
Something to do.
[Herbie Nichols]
Valutazione: * * * * *
Elenco dei brani:
CD 1:
01. The Third World
02. The Third World (alternate take)
03. Step Tempest
04. Dance Line
05. Blue Chopsticks
06. Double Exposure (alternate take)
07. Double Exposure
08. Cro-Magnon Nights
09. Cro-Magnon Nights (alternate take)
10. It Didn't Happen (alternate take)
11. Amoeba's Dance
12. Brass Rings (alternate take)
13. Brass Rings
14. 2300 Skiddoo (alternate take)
15. 2300 Skiddoo
CD 2:
01. Shuffle Montgomery (alternate take)
02. It Didn't Happen
03. Crisp Day
04 Shuffle Montgomery
05. The Gig,
06. Applejackin' (alternate version)
07. Hangover Triangle
08. Lady Sings The Blues
09. Chit Chatting
10. House Party Starting
11. The Gig (alternate take)
12. Furthermore (alternate take 1)
13. Furthermore
14. 117th Street (alternate take)
15. 117th Street
16. Sunday Stroll
CD 3:
01 Nick At T's
02. Furthermore (alternate take 2)
03. Terpsichore
04. 'Orse At Safari
05. Applejackin' (alternate take)
06. Applejackin'
07. Wildflower
08. Mine (alternate take)
09. Mine
10. Trio
11. Trio (alternate take)
12. The Spinning Song (alternate take)
13. The Spinning Song
14. Riff Primitif
15. Riff Primitif (alternate take)
16. Query (alternate take)
17. Query
Musicisti:
Herbie Nichols (pianoforte)
Al McKibbon (contrabbasso)
Teddy Kotick (contrabbasso)
Art Blakey (batteria)
Max Roach (batteria)