Le quattro stagioni di Vivaldi
Sandro Cerino & Crescendo Big Band (Agorà - Italia - 2000)
Enrico Renna
È con curiosità che ascoltiamo il disco di Sandro Cerino Le quattro stagioni di Vivaldi,
in primo luogo, per motivi di conoscenza diretta, avendo qualche anno or sono partecipato agli
stessi variegati interventi concertistici in ruoli evidentemente diversi, secondo, per il richiamo
del gesto ad uno dei monumenti della musica italiana del primo '700.
In quest'oggi musicale in cui la riappropriazione di un patrimonio passato, vuoi in campi altri dal
proprio, vuoi in ambiti più similari, è assai sentita, ci chiediamo il perché e quali possano essere
le motivazioni più profonde e radicate.
Certo, l'uso della manipolazione di materiali provenienti da altre e differenti zone della
creatività non è certo fatto solo dei nostri giorni, se solo pensiamo che lo stesso Vivaldi
fu oggetto di attenzione e in qualche modo di manipolazione da parte di un J. S. Bach.
D'altronde, a volte, i migliori innesti nascono dalla fusione di mondi e cromosomi diversi, pensiamo
alla Russia dell'inizio '900, alle curiosità ed attenzioni di stampo assolutamente francese, a
fronte di un patrimonio popolare ricchissimo e affatto peculiare e lontanissimo dalle delicatezze
e dagli esotismi della coeva musica transalpina: in Strawinsky molte anime della Russia, anzi
dell'Europa, convissero, sortendo gli effetti che conosciamo.
Ci sembra che questa prerogativa panarmonica sia propria del mondo del jazz sin dagli esordi, ma
pure nelle sue tante derivazioni ed evoluzioni.
È semmai il mondo accademico oltremodo refrattario all'accoglimento del diverso, teso com'è alla
difesa di qualche primato di casta.
Certo, stiamo parlando in linea puramente teorica; appare ovvio che il farsi carico di siffatti
modelli storici, in sé, non è affatto garanzia di buon risultato artistico.
Sandro Cerino a prima vista appare come un personaggio che non voglia passare inosservato; napoletano
creativo e volitivo assieme (doti in difficile connubio nella città partenopea), approda nelle
nebbie laboriose del Nord agli inizi degli anni ottanta.
Suona prevalentemente i sax soprano, sopranino e alto, ma non disdegna i clarinetti, dal piccolo
al contrabbasso, e neppure i flauti, muovendosi tra tanti strumenti con una certa disinvoltura
non scevra da qualche insidia.
Il disco segue la sequenza vivaldiana delle stagioni, dalla primavera all'inverno, e parte con una
sorta di canto d'uccelli troppo onomatopeico, che nulla ha che a vedere con le articolazioni
barocche dell'originale.
È una trappola, questa, in cui non ci saremmo aspettati egli cadesse.
Il discorso poi procede liscio e scorrevole, con piglio ritmico deciso e un certo buon gusto
nell'orchestrazione e nell'elaborazione musicale, anche se le strutture appaiono in parte scontate.
Il "Largo de La Primavera", tutto intessuto di flauti, è assai godibile, in qualche modo ispirato,
attraversato com'è da venature poetiche interessanti, e ricalca quei momenti vivaldiani di
sospensione della pulsazione così tipici dei Concerti per flauto op. 10.
Ai perfezionisti della strumentalità potrebbe arricciarsi il naso per qualche lievissima sbavatura
nell'intonazione dei flauti, ma Cerino, nel brano successivo, si riscatta con virtuosismi
gradevolissimi e iterati.
"L'Estate" segue con suadenza, eppure tra tante dissonanze, nell'introduzione languidissima, a cui
succede una parte pulsativa in cui il sax fa la parte del leone; d'altronde, passaggi rapidissimi
seguiti da improvvisi rallentamenti sono in sintonia con gli standard - allegro, adagio, allegro -
dell'epoca.
L'Allegro iniziale de L'"Autunno" appare più discretamente inventivo del Presto che lo precede,
almeno sino a che un assolo di tromba squarci gli uditi con la sua entrata.
Assai grazioso è il primo Interludio a cui fanno seguito le livide atmosfere dell'Adagio molto.
"L'Inverno" muove i suoi passi attraverso un gioco di flauti intercalati da un sempre discreto e
pregevole pianoforte; peccato che questi ghirigori siano un po' troppo insistiti.
L'ultimo brano si apre con un clarinetto contrabbasso che ci ricorda un certo sperimentalismo di
recente passato (che ha contraddistinto pure alcune fasi creative di chi scrive) in duo con
un bellissimo contrabbasso pizzicato; entrambi fanno da bordone all'avvento di altri suoni, di
altri strumenti.
Il gruppo appare di buona qualità e sostiene bene l'invenzione e le traiettorie esecutive del
protagonista.
Sito: www.vivaldi4seasons.com
Elenco dei brani:
La Primavera I Introduzione. Allegro 5'58
La Primavera II Largo 4'37
La Primavera III Andante 8'41
L'Estate I Allegro non molto 3'07
Adagio 3'02
L'Estate II Adagio 4'45
L'Estate III Presto 5'12
L'Autunno I Allegro 5'29
Interludio I Liberamente 1'53
L'Autunno II Adagio molto 4'40
Interludio II Liberamente 0'56
L'Autunno III Andante 4'44
L'Inverno I Allegro non molto. Tempo di tango 6'33
L'Autunno II Largo 4'40
L'Autunno III Liberamente. Allegro 8'18
Lento 0'50
Finale: Allegro 2'08
Musicisti:
Guido Bombardieri
Giulio Visibelli
Gilberto Tarocco
Francesco Grigolo
Alberto Mandarini
Ruggero Pari
Rudy Migliardi
Arrigo Cappelletti
Riccardo Fioravanti
Giampiero Prina
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