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Ukranianism
John Stetch (Justin Time Records - Canada - 2002)

Angelo Leonardi

Ancora semi-sconosciuto in Italia, il canadese John Stetch è uno dei migliori pianisti dell'ultima generazione. Nato ad Edmonton, nell'Alberta, è stato profondamente influenzato dalla cultura della locale comunità ucraina. I suoi nonni erano originari dell'Ucraina occidentale e nella sua infanzia ha assimilato il ricco folklore musicale di quella nazione. Questo disco (già il settimo pubblicato in veste di leader) non è dunque casuale: le tradizionali melodie ucraine costituiscono la base di partenza in una sintesi avvincente con le forme del jazz e della musica accademica.

La padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi risulta addirittura prodigiosa se pensiamo che Stetch ha iniziato lo studio del pianoforte piuttosto tardi. Il suo primo strumento, ad otto anni, è stato il clarinetto, seguito poco dopo dal sax contralto. "Dall'età di 19 anni -ha ricordato- l'amore per il pianoforte ha sostituito ogni altra cosa. All'inizio fui molto influenzato da Kenny Kirkland, Herbie Hancock, Art Tatum, Ahmad Jamal e Keith Jarrett ma ora non c'è nessuno che vorrei lasciar fuori."

Dopo aver lavorato professionalmente alcuni anni a Montreal (dove ha registrato anche il suo primo disco), nei primi anni novanta John Stetch s'è trasferito a New York dove ha guidato piccole formazioni ed ha collaborato a lungo con Rufus Reid e occasionalmente con Reggie Workman, James "Blood" Ulmer, Rashied Ali, Billy Hart, Mark Turner, Ed Jackson.
Prima di questo lavoro ha inciso, sempre per l'etichetta Justin Time, Green Groove nel 1999 ed Heavens of a Hundred Days nell'anno successivo.

Ma veniamo al disco. È una lunga performance in piano solo che si snoda con tale profondità, ricchezza di riferimenti ed omogeneità da sembrare una suite. Lo stile di Stetch ha l'impronta narrativa ed il respiro ampio del concertista. In esso s'incontrano fluidità melodica, chiarezza di tocco, sensibilità romantica ma anche voglia di sperimentare nuove soluzioni ritmiche e timbriche. È un universo talvolta tumultuoso e ricco di tensione, talvolta danzante oppure intensamente malinconico; i riferimenti folkorici sono all'inizio appena tratteggiati ma poi costituiscono la base per lunghe narrazioni di sapore epico e di grande coinvolgimento.
Tra i momenti più intensi di questo lavoro ricordiamo "Carpathian Blues" (capace di legare efficacemente le radici afroamericane con quelle dell'europa orientale), il percussivo "Zabava" e il variopinto "Kolomeyka Fantasy" che gioca con il volto danzante e quello nostalgico dell'anima slava. Ancora interessante lo sperimentale "Famine", in equilibrio tra mondo musicale afro-americano e musica contemporanea colta.

Valutazione: * * * *

Sito della Justin Time:
www.justin-time.com

Elenco dei brani:
01. Rye, Not Wheat (traditional) - 6:06
02. Kolomeyka Fantasy (John Stetch) - 6:07
03. Harmony In The Family (traditional) - 4:05
04. Zabava (John Stetch) - 8:26
05. Famine (John Stetch) - 5:52
06. Carpathian Blues (John Stetch) - 5:27
07. Sitting By The Window (traditional) - 3:30
08. Savella (John Stetch) - 4:31
09. Children Of Chornobyl (John Stetch) - 4:22

Musicisti:
John Stetch (piano)



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