Angelo Leonardi
Ancora semi-sconosciuto in Italia, il canadese John Stetch è uno dei migliori
pianisti dell'ultima generazione. Nato ad Edmonton, nell'Alberta,
è stato profondamente influenzato dalla cultura della locale comunità ucraina.
I suoi nonni erano originari dell'Ucraina occidentale e nella sua infanzia ha
assimilato il ricco folklore musicale di quella nazione. Questo disco (già il settimo
pubblicato in veste di leader) non è dunque casuale: le tradizionali melodie ucraine
costituiscono la base di partenza in una sintesi avvincente con le forme
del jazz e della musica accademica.
La padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi risulta addirittura prodigiosa se
pensiamo che Stetch ha iniziato lo studio del pianoforte piuttosto tardi.
Il suo primo strumento, ad otto anni, è stato il clarinetto, seguito poco dopo
dal sax contralto. "Dall'età di 19 anni -ha ricordato- l'amore per il
pianoforte ha sostituito ogni altra cosa. All'inizio fui molto influenzato da
Kenny Kirkland, Herbie Hancock, Art Tatum, Ahmad Jamal e
Keith Jarrett ma ora
non c'è nessuno che vorrei lasciar fuori."
Dopo aver lavorato professionalmente alcuni anni a Montreal (dove ha registrato
anche il suo primo disco), nei primi anni novanta John Stetch s'è trasferito a
New York dove ha guidato piccole formazioni ed ha collaborato a lungo con
Rufus Reid e occasionalmente con Reggie Workman, James "Blood"
Ulmer, Rashied Ali,
Billy Hart, Mark Turner, Ed Jackson.
Prima di questo lavoro ha inciso, sempre per l'etichetta Justin Time,
Green Groove nel 1999 ed Heavens of a Hundred Days nell'anno
successivo.
Ma veniamo al disco. È una lunga performance in piano solo che si snoda con tale
profondità, ricchezza di riferimenti ed omogeneità da sembrare una suite.
Lo stile di Stetch ha l'impronta narrativa ed il respiro ampio del concertista.
In esso s'incontrano fluidità melodica, chiarezza di tocco, sensibilità romantica
ma anche voglia di sperimentare nuove soluzioni ritmiche e timbriche.
È un universo talvolta tumultuoso e ricco di tensione, talvolta danzante oppure
intensamente malinconico; i riferimenti folkorici sono all'inizio appena tratteggiati
ma poi costituiscono la base per lunghe narrazioni di sapore epico e di grande
coinvolgimento.
Tra i momenti più intensi di questo lavoro ricordiamo "Carpathian Blues"
(capace di legare efficacemente le radici afroamericane con quelle dell'europa
orientale), il percussivo "Zabava" e il variopinto "Kolomeyka Fantasy" che gioca con il
volto danzante e quello nostalgico dell'anima slava. Ancora interessante
lo sperimentale "Famine", in equilibrio tra mondo musicale afro-americano
e musica contemporanea colta.
Valutazione: * * * *
Sito della Justin Time:
www.justin-time.com
Elenco dei brani:
01. Rye, Not Wheat (traditional) - 6:06
02. Kolomeyka Fantasy (John Stetch) - 6:07
03. Harmony In The Family (traditional) - 4:05
04. Zabava (John Stetch) - 8:26
05. Famine (John Stetch) - 5:52
06. Carpathian Blues (John Stetch) - 5:27
07. Sitting By The Window (traditional) - 3:30
08. Savella (John Stetch) - 4:31
09. Children Of Chornobyl (John Stetch) - 4:22
Musicisti:
John Stetch (piano)