Dicembre 2003
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Orchestra Spaziale meets Zappafrank
Auditorio Rai - Roma - 06.12.2003
Mario Calvitti
La settimana di celebrazioni zappiane di RadioTreSuite si è conclusa con una diretta
radiofonica che ha visto l'esibizione dell'Orchestra Spaziale di Giorgio
Casadei in un repertorio interamente dedicato alle musiche di Frank Zappa,
arrangiate dallo stesso Casadei. Il progetto era stato fortemente voluto fin dal
2000 da Giordano Montecchi, musicologo e zappologo di fama, e aveva visto tra i
suoi iniziali promotori anche lo scomparso Alfredo Impullitti (presente nel brano
dell'Orchestra Spaziale contenuto nel CD tributo italiano a Zappa di recente
pubblicazione, Frank You, Thank! -
Vol. 2).
L'idea di coinvolgere un'orchestra
romagnola specializzata in musiche da ballo di varia natura, diretta da un compositore-
arrangiatore-chitarrista eclettico, appassionato di Zappa, e col suo stesso gusto
per l'accostamento di materiali musicali eterogenei, si rivela subito vincente.
Casadei accetta la sfida con rispetto, ma senza timore, ed elabora arrangiamenti
fedeli allo spirito degli originali, ma tenendo conto anche della natura della propria
orchestra e delle capacità dei suoi giovani musicisti, evitando confronti
improponibili.
Ne scaturisce un concerto brillante, nel quale spicca la ricca sezione fiati (quattro
ance e cinque ottoni), valorizzati da arrangiamenti che fanno emergere l'aspetto più
jazzistico anche da brani che ne erano originariamente lontani, con ottimi assoli di
tutti i sassofonisti. In secondo piano invece la chitarra, limitata a un ruolo di
accompagnamento, ad eccezione di "Outside Now" in cui è lo stesso Casadei a
prendere un assolo infuocato. Degno di particolare menzione il cantante Vincenzo
Vasi, dalla voce estremamente flessibile, capace di passare dalla morbidezza di
Ray Collins ("Anything", eseguita come bis) alla rauca espressività di Captain
Beefheart ("The Torture Never Stops").
Efficaci anche gli occasionali inserimenti di materiale originale, come la mazurka
romagnola contrapposta al tema di "Pygmy Twylyte", o l'introduzione alla messicana delle
trombe per "How Could I Be Such a Fool". Complessivamente un'operazione condotta con
intelligenza, gusto e abilità, che sicuramente lo stesso Zappa avrebbe
apprezzato.
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