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Novembre 2002

Gato Barbieri Quintet
Incontri Internazionali della Musica
Teatro Verdi - Salerno - 29.10.2002


Olga Chieffi

Quando nella primavera del 1965 Gato Barbieri, Don Cherry, Karl Berger, Clarke e Aldo Romano incisero Togetherness, Gato e Don così spiegarono questo intenso termine: "quando due musicisti, con forza e maturità, si incontrano - affermò Don - sono sufficienti a formare un gruppo".
Gato aggiunse:" Ciò si realizza con il crossino e la togetherness: il primo è l'intrecciarsi delle esperienze, per cui il musicista è, allo stesso tempo, solista e accompagnatore, mentre la seconda, ancora più importante, è lo stare assieme, oltre la musica, come vera filosofia di vita". Queste due definizioni sono alla base della seconda serata degli Incontri Internazionali della Musica, "Jazz Incontri", curata dal musicista salernitano Guglielmo Guglielmi, che attua lo "scambio" con la nazione ospite, quest'anno l' Argentina, lasciando esprimere attraverso il linguaggio universale della musica, e nello specifico dell'improvvisazione, artisti italiani e strani.

Jazz Incontri, che ha salutato il ritorno di El Gato, in Italia, con una band di vecchi Amigos, Enrico Rava alla tromba e Aldo Romano alla batteria su tutti, ai quali si sono aggiunti il pianoforte di Danilo Rea e il contrabbasso di Salvatore Bonaccorso, ci ha regalato, come d'abitudine, il colpo d'occhio del Massimo, "vivo" in ogni ordine di palchi.

La serata è stata aperta dal raffinatissimo ed elegante omaggio d'accoglienza di due contrabbassisti salernitani, Dario Deidda, il quale ha imbracciato il suo basso elettrico e Aldo Vigorito al basso acustico. Tre i brani eseguiti, il primo, firmato da Vigorito, tratto dal suo CD in imminente uscita, Que te passa, in cui è riuscito a far danzare la struttura ritmica e melodica del pezzo, il secondo, l'ironico "Tan-Dario", un tango in cui Deidda si è autoritratto, sottolineato dai suoni morbidi e pastosi del suo basso, dalla splendida sonorità, riecheggiante la voce umana, il terzo, "Revirado", di Astor Piazzolla, in cui i due interpreti hanno rivelato tutta la carica seducente e sperimentale di questo strumento, operando una sintesi avanzata delle diverse espressioni del contrabbasso.

Poi, sul palcoscenico del Teatro Verdi è salito El Gato, occhiali scuri, feltro nero, sciarpa e ai piedi le caratteristiche scarpe argentine, le "alpartaga", segno distintivo anche del suo conterraneo, giovane saxophonista Javier Girotto. Rava, Gato, Romano, Rea e Bonaccorso hanno attaccato un cavallo di battaglia di Barbieri, "Bolivia", in cui gli appassionati del suo stile, hanno potuto riconoscere e riapplaudire gli elementi costitutivi del suo stile, quel suo rigenerare con visionaria partecipazione la sua cultura d'origine, rispondendo a una insopprimibile urgenza creativa, in cui tutto sembra ancora risultare vitalissimo e indispensabile, lontano da qualsiasi stanchezza nostalgica. Poi, "Summertime", "Silenzio" di Aldo Romano e il celeberrimo "Art Deco" di Don Cherry, per il quale Enrico Rava, si è sentito in dovere di spiegare, forse ispirato dal pubblico un po' troppo "steccato" del Verdi, che il compianto trombettista non era un prete, in cui su di un sottofondo sonoro vibrante e composito, Gato ha liberato la voce solare dolce o urlante, del suo tenore con un ebbro e pagano slancio lirico. Su tutti, certamente, un Enrico Rava in stato di grazia, nella cui tromba abbiamo riconosciuto la lezione impartitagli da Gato quarant' anni fa, il piacere della melodia e la ricerca del suono, oltre alla sua personale, l'originalissimo fraseggio, il magnifico senso del tempo, un suono dai riflessi voluttuosamente bronzei, una concezione dello swing nascostamente classica, ma unita a una scelta di intervalli particolare, supportato da un senso armonico fuori del comune. Il pianismo di Danilo Rea è risultato un po' ingabbiato dalla scaletta scelta da Gato, solo due i suoi preziosi camei, di cui uno in Silenzio, giocato sul ricamo della mano destra e la melodia affidata alla sinistra. La performance di Aldo Romano ci è apparsa incolore, mancando in particolare quel suo entusiasmante essere protagonista, il suo anticipare le idee del solista, cercando di influenzarle, mentre Salvatore Bonaccorso ha esibito una punteggiatra dinamica e flessibile.
Applausi scroscianti, medaglia del Presidente della Repubblica consegnata da Elio Macinante e due bis, ma senza concedere l'attesissimo solo di Ultimo Tango a Parigi, niente jam session finale con i due bassisti nostrani, per un Gato Barbieri la cui odierna musica ha storicizzato quella di trent'anni fa, ponendola in bella vista nello scaffale dei classici.


Foto di Francesco Truono [Ulteriori foto tratte da questo concerto sono disponibili cliccando qui]



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