Ottobre 2002
"Stilisticamente le musiche cui faccio costante riferimento sono la bossanova e il jazz, restringendolo al periodo che
dagli anni '50 va fino all'inizio degli anni '70: è una storia che ha tante diverse cifre stilistiche, ma
che non si può non vedere come un gioco di vasi comunicanti alla cui base stanno sia il be-bop che
Duke Ellington, ma che poi ha trovato tanti sviluppi e che ci lascia una grandissima eredità di suoni e di
colori che mi piace inserire nella mia musica."
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Nicola Conte, un equilibrista tra jazz, brasile e elettronica
Enrico Bettinello
Oramai da qualche anno è uno dei più famosi dj italiani, attivo sulla scena che coniuga
con classe e qualità i ritmi elettronici con il jazz: stiamo parlando di Nicola
Conte, musicista barese cui si deve la splendida avventura del locale Fez e
una serie di singoli e dischi di grande impatto [per leggere la recensione di "Jet
Sounds" clicca qui].
Abbiamo fatto una chiacchierata con lui nel Chill-Out Garden allestito per la
59ma Mostra del Cinema di Venezia, scenario ideale per una musica così legata a immagini
in movimento…
All About Jazz: È noto che nella musica le definizioni, lasciano il tempo che trovano, vengono spesso
evitate nonostante ce le si ritrovi poi sempre tra i piedi, anche al di là dell'esigenza
di piazzare i dischi sullo scaffale di un negozio. Nujazz, neolounge,
nubossa, una volta si parlava di acid jazz [parola oggi quasi
dimenticata], ma di cosa parliamo realmente quando parliamo della musica di Nicola Conte?
Nicola Conte: Penso che la cosa più semplice e più adatta alla mia musica sia quella di considerarla
per quello che è: jazz e bossanova elettronici, perché quando vai dentro la musica e vedi
realmente la sua natura rimane questo. Stilisticamente le musiche cui faccio costante
riferimento sono la bossanova e il jazz, restringendolo al periodo che dagli anni '50 va
fino all'inizio degli anni '70: è una storia che ha tante diverse cifre stilistiche, ma
che non si può non vedere come un gioco di vasi comunicanti alla cui base stanno sia il
be-bop che Duke Ellington, ma che poi ha trovato tanti sviluppi e che ci
lascia una grandissima eredità di suoni e di colori che mi piace inserire nella mia
musica.
AAJ: All'interno di questo gioco di vasi comunicanti trovano la loro importanza anche le
colonne sonore francesi di quel periodo, ma soprattutto la musica per il cinema di grandi
compositori italiani come Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Piero
Piccioni…
N.C.: Anche loro hanno avuto quell'immaginario di cui parlavo come punto di riferimento,
inserendo nelle colonne sonore tante influenze, i tempi dispari che hanno ascoltato nella
musica di Dave Brubeck, le sonorità cool…
AAJ: Oltre a un buon successo in Italia, grande popolarità Nicola Conte l'ha ottenuta
all'estero, all'interno di una scena - sia americana che europea - che dimostra una
maturità maggiore e diversi spazi di interazione e creatività, grazie anche
alla "cortese" pratica di remixare reciprocamente i brani. In particolare un duo
come i Thievery Corporation e la loro etichetta, la Eighteenth Street
Lounge rappresentano una partnership privilegiata per il musicista barese.
N.C.: Venendo a contatto con altre realtà mi ha colpito in modo particolare la grande
capacità di lavorare sui suoni, di trasformare con naturalezza ogni stimolo e fonte
sonora in qualcosa di nuovo e unico, amalgamando anche elementi che a prima vista
sembrerebbero parecchio distanti dal risultato finale.
Si tratta fondamentalmente di un fattore culturale: in Italia soffriamo di una grande
mancanza culturale nei confronti della musica afroamericana [non solo il jazz, ma anche
soul, funk, latina], cosa che rende davvero difficoltoso lavorare con naturalezza con
questi materiali.
AAJ: Nonostante queste considerazioni, l'attitudine di Nicola Conte è tutt'altro che
adagiata sulla riproposizione di ritmi e sonorità afroamericane, ma riesce anche - ed è
questa una delle qualità che lo ha fatto più apprezzare, soprattutto all'estero - a
tenere conto del patrimonio musicale italiano…
N.C.: Abbiamo una risorsa di melodie, di colori mediterranei, che talvolta nelle musiche più
legate al fattore ritmico non si trovano: ho tentato di trasportare questo atteggiamento,
che potremmo anche definire romantico, all'interno di una dimensione elettronica, così
come faccio con le fonti afroamericane, per ottenere una fusione di diversi elementi…
peccato che comunque il livello dei media in Italia - la televisione sopra tutti - sia
talmente basso da promuovere solo prodotti commerciali di scarsa qualità musicale.
AAJ: Una delle particolarità di "Jet Sounds" è sicuramente il felice equilibrio tra la
parte elettronica e i tanti interventi di strumenti acustici, affidati a bravi jazzisti
italiani, tendenza che Conte non sembra volere abbandonare, anzi…
N.C.: Nelle cose che sto facendo adesso è ancora più evoluta l'amalgama con la parte
improvvisata, anche perché ho collaboratori come Gianluca Petrella, Fabrizio
Bosso, Pietro Lussu, che oltre a essere degli amici, sono tra i migliori
jazzisti di casa nostra. Ci esibiamo anche dal vivo insieme, imparo molto da loro e sto
anche studiando moltissimo per potere parlare con tutti lo stesso evoluto linguaggio
musicale.
AAJ: Parlando di jazz gli occhi di Nicola Conte si illuminano e emerge una grande passione,
fatta di ascolti, una conoscenza dei dischi e della musica che non ha nulla da invidiare
a quella dei grandi esperti, anzi!
N.C.: All'inizio ascoltavo tantissimo Chet Baker, Horace Silver e Art
Blakey, poi, in un secondo periodo ho avuto una vera e propria folgorazione per la
musica di Miles Davis e Gil Evans, il be-bop, mentre ultimamente sono
particolarmente attratto dal jazz della West Coast, che è una vera miniera di idee
sia per quanto riguarda l'arrangiamento che per gli spunti ritmici. Lo sto studiando
approfonditamente e spesso mi trovo a campionare dei frammenti che trovo interessanti,
per poi lavorarci su e inserirli nella mia musica.
AAJ: Quello che interessa a Nicola Conte infatti - e che costituisce una delle sue
caratteristiche più originali, non sempre compresa con chiarezza - è avere un approccio
da compositore/arrangiatore, cosa comune ai maestri della musica per cinema che prima
citavamo e che si unisce a una attenzione a 360° verso le più svariate forme sonore,
ognuna delle quali può contenere un ritmo, un'idea, una disposizione dei fiati, una frase
melodica, tutte cose che poi vengono accostate, provate, tagliate, metabolizzate e
assemblate, perché alla base rimane anche il lavoro di dj…
N.C.: Solitamente non preparo in modo particolare un dj set: dipende dal posto in cui vado,
dall'impianto, dalla capienza della borsa [ride]! Suono sia dischi "vecchi" che "nuovi",
talvolta in due sets separati, oppure anche assieme, se la qualità dell'impianto me lo
consente, dal momento che il livello sonoro tra dischi vecchi e nuovi è diverso e la cosa
funziona solo se si dispone di apparecchiature di grande qualità.
AAJ: Tra i dischi "vecchi" ci sono rarissime orchestre sudamericane, la bossanova più
ricercata, introvabili quarantacinque giri francesi, mentre tra i nuovi c'è la musica di
tanti colleghi e le proprie composizioni, cosa che ci consente di anticipare anche i
progetti per il futuro…
N.C.: Per il seguito vero e proprio di Jet Sounds bisognerà aspettare il 2003, ma stanno
per uscire [entrambi per la Schema Records] Nicola Conte apresenta Rosalia De Souza [per leggerne la recensione
clicca qui], un
disco fortemente brasiliano, con samples del periodo d'oro della bossanova dentro brani
nuovi tra acustico e elettronico e Jet Sounds Revisited [per leggerne la recensione
clicca qui], che contiene i pezzi
dell'album remixati da altri.
AAJ: Come dicevamo infatti, una delle pratiche più diffuse e stimolanti della scena
elettronica è quella di remixare il lavoro altrui: a Nicola Conte è capitato spesso,
sia "attivamente" [tra le cose che ha manipolato i Koop, LTJ Bukem,
Truby Trio] che "passivamente" e questo nuovo disco ne conterrà il risultato.
N.C.: È un lavoro davvero interessante di cui sono soddisfatto, anche perché è piacevole da
ascoltare e non serve solo ai dj in discoteca: una cosa che ho notato quando altri
remixano i miei pezzi è che spesso sono molto rispettosi, non si discostano troppo
dall'originale, un risultato che rende omogeneo il lavoro di raccolta e che mi dà la
conferma che quello che sto facendo ha una sua riconoscibilità.
Quando lavoro con il materiale degli altri invece amo scorporarne un elemento, che sia la
voce, o l'armonia, e costruirci un pezzo nuovo sopra, con un approccio jazzistico, da
arrangiatore.
AAJ: Sul piatto di Nicola Conte girano dischi tutto il giorno: com'è tradizione di
Allaboutjazz gli chiediamo quali sono i dieci dischi che girano in questo periodo. Per scoprirlo leggi l'ultima puntata
della nostra rubrica: "10 CD che girano nel lettore di..." Nicola Conte
(una selezione davvero niente male!)
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