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SIDMA-AAJ

Ottobre 2002

Guida ai CD fondamentali: Thelonious Monk


La Guida a Thelonious Monk, che state per leggere, è la prima di una serie destinata a fornire al lettore strumenti preziosi per orientarsi nella selva di ristampe, novità, inediti e quant'altro che rende spesso ardua l'impresa di crearsi una valida discografia di base. Ad accompagnarvi nell'esplorazione di figure decisive nella storia del jazz (e del Novecento più in generale) studiosi di prestigio, con in comune, oltre alla competenza, l'adesione alla SIdMA (Società Italiana di Musicologia Afroamericana) nata per sostenere la ricerca musicologica e diffonderla secondo canoni divulgativi seri e comprensibili. Per questo la SidMA collabora con All About Jazz Italia, rivista web che fa della curiosità e della chiarezza i suoi punti di forza.

A parlare di Monk troviamo Luca Bragalini, un giovane studioso già noto per le ricerche approfondite su Armstrong, Ellington, Davis e di recente il pianista che i suoi colleghi ribattezzarono 'High Priest of Bebop'. La sua Guida si divide in aree tematiche e cronologiche, all'interno delle quali, dopo una panoramica della produzione reperibile su mercato, Bragalini opera una selezione e individua i dischi imperdibili, quelli da portare sulla classica isola deserta. Segue, secondo lo stesso schema, una bibliografia che ha pochi rivali e non solo in Italia. Saggi, articoli, biografie, analisi, fakebook, trascrizioni: non manca nulla, ci sono anche i video, tutto commentato in modo lucido e sintetico.

Buona lettura,
Valerio Prigiotti


THELONIOUS MONK


Luca Bragalini

Discografia selezionata



Le incisioni giovanili (1941-1944)
- «The Early Thelonious Monk»
(Moon MCD 086-2)
[alcune delle incisioni che il fan Jerry Newman catturò su un registratore portatile durante le jam session del Minton's di New York. Nel parere di chi scrive e del pianista Franco D'Andrea la presenza di Monk è certa solo in alcuni brani. Documento interessante, ma non fondamentale per la comprensione di Monk].
- Coleman Hawkins: «Bean and the Boys» (Prestige PCD 24124)
[Monk accompagna Hawkins in 4 splendidi brani, importanti nella prospettiva di uno studio sul sassofonista, meno relativamente a Monk. Comunque molti aspetti del suo pianismo già affiorano chiaramente come si evince da On the Bean e Flying Hawk].


Il periodo Blue Note (1947-1952)
- «The Complete Blue Note Recordings» (Blue Note CDP 30363)
[Cofanetto di 4 CD che documenta l'intera attività discografica (comprese tutte le alternate takes] di Monk per l'etichetta Blue Note. È un momento cruciale, il compositore esce allo scoperto incidendo per la prima volta da leader oltre un quarto del suo catalogo di opere, 23 titoli per la gran parte capolavori (oltre a una manciata di standard). La critica, in particolar modo quella specializzata di Metronome e Down Beat, stroncherà i dischi Blue Note (il capolavoro Misterioso sarà tacciato dell'infamante giudizio di una sola stelletta corrispondente a tedious!). Il cofanetto comprende anche un live: quel quartetto di Monk al Five Spot del settembre 1958 con John Coltrane ospite].


Il periodo Prestige (1952-1954)
- «The Complete Prestige Recordings»
(Prestige 4428)
Cofanetto di 3 CD che comprende le incisioni Prestige sia da leader che da session man al fianco di Sonny Rollins e Miles Davis (col trombettista inciderà alcuni titoli tra cui il discusso solo sul blues di Milt Jackson Bag's Groove). È il periodo durante il quale vedono la luce capolavori come Monk's Dream, Trinkle Tinkle, Reflections, Friday the Thirteenth, Blue Monk e la straordinaria rilettura, densa di quello humour grottesco e visionario squisitamente monkiano, di Just a Gigolo.
La raccolta comprende anche le 4 incisioni del 1944 con Coleman Hawkins.

*** Nel 1954 Monk intraprende una tournèe in Francia dagli esiti assai modesti (il primo concerto fu addirittura un fiasco). Tuttavia conoscerà Gerry Mulligan - con il quale poi inciderà un album pregevole - e la baronessa Pannonica de Koenigswarter che giocherà un ruolo cruciale nella vita del musicista. Soprattutto inciderà il primo disco in piano solo per l'etichetta francese Vogue.
- «Solo 1954» (Vogue CD 9026-68210)
[9 titoli di cui 8 composizioni originali interpretate con una ispirazione che lascia senza parole. La versione di Well You Needn't è tra le vette più alte mai raggiunte]


Il periodo Riverside (1955-1961)
[Quando Monk firma il contratto, la Riverside altro non era che una piccola etichetta discografica, con alle spalle solo due anni di storia, nata per volere dei produttori Bill Grauer e Orrin Keepnews. Quest'ultimo, attraverso un'intelligente strategia culturale, si prodigò a stemperare l'immagine di Monk quale musicista criptico e anticonvenzionale, barricato nel suo mondo inaccessibile.
I primi due dischi pertanto ebbero lo scopo si avvicinare il musicista al pubblico (e alla critica).
Nacque un disco apprezzabile dedicato alle composizioni di Ellington, «Thelonious Monk Plays Ellington» (OJCCD 024), e un grande album di soli standard con versioni di Memories of You, You Are Too Beautiful e Honeysuckle Rose di una bellezza abbacinante, «The Unique Thelonious Monk» (OJCCD 064-2). Raccolta una copiosa messe di recensioni assai positive e conquistato il pubblico, Keepnews optò per il gran balzo. E fu la volta di uno degli album più complessi e sofisticati di Monk «Brilliant Corners» (OJCCD 026-2): il capolavoro [per leggerne la recensione clicca qui; per leggere un approfondimento su questo capolavoro monkiano clicca qui.
Fino al 1961 la politica della Riverside mantenne quel calibrato bilicamento tra album accessibili al grande pubblico e dischi più arditi e coraggiosi.
Ecco quindi l'elenco degli album più significativi]:
- «The Unique Thelonious Monk» (OJCCD 064-2)
- «Brilliant Corners» (OJCCD 026-2)
- «Thelonious Himself» (OJCCD 254-2)
- «With John Coltrane» (OJCCD 039-2)
- «Monk's Music» (OJCCD 084-2)
- «Mulligan Meets Monk» (OJCCD 301-2)
- «Misterioso» (OJCCD 206-2)
- «At Town Hall» (OJCCD 135-2)
- «Thelonious Alone in San Francisco» (OJCCD 231-2)

-L'edizione integrale (in 15 cd) dell'importante periodo Riverside è quella del cofanetto: «The Complete Riverside Recordings» (Riv- CD-022)

In questi anni Monk registra come session man, svincolato dall'egida Riverside, in due occasioni: nel 1955 con il sassofonista Gigi Gryce incide 4 titoli di cui ben 3 sono nuove composizioni (Vogue 65112) mentre nel 1957 incide per l'Atlantic in seno ai Jazz Messengers di Art Blakey un album storico:
- «Art Blakey Jazz Messengers with Thelonious Monk» (7567-81332-2)


Il periodo Columbia (1962-1968)
Monk è ora sotto contratto con una major: la Columbia. Il compositore è una star, sempre in giro per il mondo, finalmente apprezzato da critica e pubblico. Addirittura nel 1964 la rivista Time gli dedica la copertina. I risultati artistici del periodo Columbia non sono tutti di somma levatura, nondimeno anche in questa fase tarda affiorano album fondamentali (come «Straight No Chaser» e «Monk») e persino capolavori (come «Underground» - che contiene quel prezioso gioiello che è Ugly Beauty - e il meraviglioso integrale dei piano solo «Monk Alone»)
- «Monk Alone. The Complete Columbia Solo Studio Recordings 1962-1968» (C2k 65495)
- «Criss Cross» (Col 469184 2)
- «Big Band and Quartet» (Col 468408 2)
- «Monk» (Col 468407 2)
- «Live at the Jazz Workshop. Complete» (C2k 65189)
- «Straight No Chaser» (64886)
- «Underground» (Legacy 40785)


La seduta Black Lion (1971)
Dell'ultima esplorazione (ufficiale) del proprio universo Monk ne diede prova il 15 novembre del 1971 quando registrò presso gli studi londinesi della Black Lion un florilegio di composizioni proprie e standard poi confluiti in un integrale ripartito in 3 cd : «The London Collection. Vol. 1» (BLCD 760101), «The London Collection. Vol. 2» (BLCD 760116), «The London Collection. Vol. 3» (BLCD 760142).
In quell'occasione Monk registrò anche tre inediti: Chordially, Something in Blue (Vol. 3) e Blue Sphere (Vol.1).
Il più significativo è il primo volume, in piano solo.


Le gemme più preziose (ossia la manciata di titoli da isola deserta)

- Il periodo Blue Note (1947-1952): «Genius of Modern Music vol. 1» (CDP 7 81510 2); «Genius of Modern Music vol. 2» (CDP 7 81511 2); Milt Jackson: «Wizard of the Vibes» (Blue Note RVG Edition 7243 5 32140 2 9)
- il periodo Prestige (1952-1954): «Thelonious Monk» (OJCCD-010-2)
- il periodo Riverside (1955-1961): «Brilliant Corners» (OJCCD 026-2), «Thelonious Himself» (OJCCD 254-2)
- Il periodo Columbia (1962-1968): - «Monk Alone. The Complete Columbia Solo Studio Recordings 1962-1968» (C2k 65495), "Underground" (Legacy 40785)


Bibliografia selezionata



Monografie
-Laurent de Wilde, Thelonious Monk Himself, Minimum Fax, Roma 1999, p. 217.
[Eccellente introduzione all'universo monkiano. Monografia acuta, appassionata e ben scritta. Unico libro degno di nota in italiano. Per leggerne la recensione clicca qui]
- Leslie Gourse, Straight No Chaser. The Life and the Genius of Thelonious Monk, Schirmer, New York 1997, p. 340.
[Biografia ben documentata, mancano considerazioni di sostanza sulla musica]
- Jacques Ponzio e François Postif, Blue Monk. Portrait de Thelonious, Actes Sud, Arles 1995, p. 409.
[La miglior biografia su Monk. Solo in francese.]
- The Thelonious Monk Reader, a cura di Rob van der Bliek, Oxford University Press, New York 2001, p. 286.
[Raccolta di saggi che permette una comprensione pluridimensionale di Monk attraverso gli scritti dei produttori, dei musicisti, dei critici specializzati. I saggi sono stati scelti con intelligenza e rigore, nondimeno gli scritti analitici focalizzati sulla musica di Monk sono solo due: un bel saggio su Monk e gli standard di Scott DeVeaux (presente anche nel numero speciale del BMRJ, vedi sotto) e l'imprescindibile saggio di Ran Blake sullo stile pianistico.
- "New Perspective on Thelonious Monk" Black Music Research Journal, a cura di Mark Tucker, Vol. 19, n°2, autunno 1999, p. 265.
[Numero monografico interamente dedicato a Monk della rivista accademica del Center for Black Music Research di Chicago. Di particolare rilievo il saggio di Robin Kelly su Monk e l'avanguardia, quello di Scott DeVeaux sul rapporto con gli standard (anche nel Reader) e quello di Mark Tucker imperniato sull'analisi dell'Ellington Album.
- Gabriel Solis, "Monk's Music and the Making of a Legacy", Tesi di dottorato (advisor: Ingrid Monson), Washington University, 2001. p. 347.
[Tesi di dottorato che indaga l'universo Monk soprattutto dalla prospettiva dei musicisti contemporanei quali interpreti della sua arte (benché il primo capitolo indaghi, in profondità, i fondamenti della musica). Ricca di testimonianze inedite e trascrizioni.]

Saggi
- Martin Williams, "Thelonious Monk. Modern in Search of Maturity" in The Jazz Tradition, Oxford University Press, Oxford 1993.
[Breve ritratto di Monk attraverso le sue più significative incisioni. L'acume di uno dei più autorevoli critici jazz.]
- AA.VV., "Speciale Monk", Musica Jazz, 7/1988
[Un consistente corpus di saggi dal quale spiccano quello di Maurizo Franco e Franco D'Andrea sul pianista e compositore (con trascrizioni) e quello di Gianfranco Salvatore sugli interpreti delle composizioni monkiane.
-
Stefano Zenni, "'Round Monk", Musica Jazz, 11/1992
- Stefano Zenni, "Frammenti di armonia monkiana", Musica Jazz, 11/1992
- Stefano Zenni, "'Round Monk: anatomia di quindici capolavori", Musica Jazz 12/1992
[Imprescindibile serie di saggi pubblicata su due numeri contigui di Musica jazz. Lo studio più puntuale e illuminante in italiano.]
- Riccardo Scivales, "I blues di Monk: un ponte tra passato e futuro", Jazz, gennaio 1995
[Le radici del piano stride disseppellite dai blues monkiani (in particolare Blues Spere) dal maggior esperto dell'argomento. Con eccellenti trascrizioni.]
- Philippe Baudoin, "Su di una composizione di Thelonious Monk e qualche altra scoperta", Jazz, Gennaio 1995.
[I risultati della ricognizione del musicologo francese presso il deposito copyright della Library of Congress di Washington. La lista degli inediti riportata è fitta di errori (Baudoin scambia per inediti composizioni note semplicemente depositate sotto altro titolo) nondimeno è per la prima volta presentata la melodia di una composizione datata 1941 e mai incisa: Harlem is Awful Messy. Quest'inedito manca nel libro di trascrizioni della Hal Leonard "Thelonious Monk Fake Book" che avrebbe dovuto contenere l'opera omnia, vedi sotto).]
- Lawrence O. Koch, "Thelonious Monk: Compositional Techniques", Annual Review of Jazz Studies, 2, 1983.
[Il miglior saggio analitico che mette in luce le procedure compositive di Monk. Particolarmente brillante la disamina sull'elaborazione motivica.]
- James Kurzdorfer, "Outrageous Clusters: Dissonant Semitonal Cells in the Music of Thelonious Monk", Annual Review of Jazz Studies, 8, 1996.
[L'esplorazione delle dissonanze monkiane servendosi della Pitch-class Set Theory, criterio analitico ideato per la disamina della musica atonale eurocolta ma applicabile anche ad alcuni linguaggi jazzistici.]
- Michele Caniato, "From Popular Song to Jazz Composition: Thelonious Monk's Ruby My Dear", Annual Review of Jazz Studies, 10, 1999.
[Considerevole analisi della composizione giovanile Ruby My Dear.]
- Clifford Korman, "Criss Cross: Motivic Construction in Composition and Improvisation", Annual Review of Jazz Studies, 10, 1999.
[analisi molto dettagliata del capolavoro di Monk con trascrizioni che mettono in relazione le varie incisioni dell'opera.]
- Michael Cuscuna, "note di copertina del cofanetto Mosaic The Complete Blue Note Recordings of Thelonious Monk".
- Orrin Keepnews, "note di copertina del cofanetto Thelonious Monk. The Complete Riverside Recordings".
- Vincenzo Caporaletti, "Straight, No Real. Stratificazione metrica e modularità costruttiva in Straight No Chaser di Thelonious Monk", (in via di pubblicazione in) Musica Theorica Spectrum, n. 2 / 3, Maggio-Settembre 2002.
[Stimolante analisi di Straight No Chaser fondata sulle teorie di Willie Anku attinenti allo studio dei ritmi africani.]
- in via di pubblicazione sul primo numero della rivista della SIdMA (Società Italiana di Musicologia Afroamericana) gli atti del convegno internazionale di studi Reflections on Monk a cui sono intervenuti Luca Bragalini (sull'asimmetria nei temi monkiani), Maurizio Franco (su Monk pianista) e Jacques Ponzio (su pazzia e musica in Monk).


Trascrizioni
Thelonious Monk Fake Book
, Hal Leonard, 2002.
[Trascrizioni di Steve Cardenas dell'opera omnia di Monk. Sono trascritti 78 temi (ma manca l'inedito Harlem Is Awful Messy del 1941). Sostituisce un fake book (illegal) stampato nel 1992 assai meno accurato.]
- Thelonious Monk, a cura di Stuart Isacoff, Amsco Publications, New York 1987.
[Contiene 8 trascrizioni di composizioni di Monk. Trascritti temi e solo di Monk.]
- Thelonious Monk (serie Jazz Masters) con introduzione di Dave Gelly, Wise Publications, London 1977.
[Contiene 20 scrupolose trascrizioni di Brian Priestley (la trascrizione di Rhythm A Ning comprende le prime due sezioni A del secondo chorus e le sezioni BA del quarto chorus dell'incisione Riverside 1958. Così com'è riportato, senza specificazioni, sembra un unico (incoerente) chorus di 32 battute AABA).]
- A Thelonious Monk Study Album, a cura di Lionel Grigson, Novello, London 1993.
[7 trascrizione effettuate dallo stesso Grigson curatore di una breve, ma utile, analisi alle composizioni riportate.]
- Thelonious Monk Plays Standards. Volume 1, Hal Leonard, 2002.
- Thelonious Monk Plays Standards. Volume 2, Hal Leonard, 2002.
[Insieme i due volumi contengono 23 trascrizioni delle più riuscite interpretazioni di standard; aspetto che fino ad oggi non aveva interessato alcun volume di trascrizioni di rilievo. Alcune sigle sono errate o molto discutibili, vi è un refuso nella discografia (la trascrizione di Liza, vol. 1, non è quella dell'incisione Riverside del 1956 ma quella Columbia del 6/10/64). Le trascrizioni nondimeno suonano corrette]

Discografia
-
Chris Sheridan, Brilliant Corners. A Bio-Discography of Thelonious Monk, Greenwood Press, Westport 2001, p. 510.
[Discografia di riferimento che rubrica tutte le incisioni edite ed inedite conosciute di Monk. Un diario day by day, delimitato dal periodo d'attività discografica di Monk (1944-1976), impreziosisce il testo.]

Siti internet
- The Thelonious Monk Website: home.achilles.net/~howardm/tsmonk.shtml
[Il miglior sito internet dedicato a Monk. La sezione miscellaneous ospita alcuni saggi di interesse come quello dello psichiatra Martin Margulis sugli effetti della malattia mentale sull'arte di Monk e Bud Powell ("Study in Madness: The Role of Cognitive Style in the Effects of Mental Illness on the Creative Genius of Jazz Pianist Thelonious Monk and Bud Powell").]

Video
- Thelonious Monk. Straight No Chaser di Charlotte Zwerin, Warner Home Video PIV 11896, 90 min., VHS, col. e b/n (sottotitolato in italiano).
[Realizzato da Charlotte Zwerin montando dei rari filmati del 1968 dei fratelli Blackwood. Gli unici momenti di vita privata di Monk mai catturati su pellicola, le interviste ai suoi musicisti e manager, alla famiglia, spezzoni di concerti e prove in studio. Uno dei documentari più alti mai realizzati sul jazz.]


Gli scritti più illuminanti per avvicinarsi al Maestro


Laurent de Wilde, Thelonious Monk Himself, Minimum Fax, Roma 1999, p. 217.
- The Thelonious Monk Reader, a cura di Rob van der Bliek, Oxford University Press, New York 2001, p. 286.
- Stefano Zenni, "'Round Monk", Musica Jazz, 11/1992
- Stefano Zenni, "'Round Monk: anatomia di quindici capolavori", Musica Jazz 12/1992.



[Luca Bragalini ha pubblicato sulle più prestigiose riviste specializzate (Musica Jazz, Il Giornale della Musica, Musica Oggi etc.). Ha collaborato a due testi che hanno riunito i contributi dei maggiori studiosi di Miles Davis ("Miles Gloriosus") e Louis Armstrong ("Il secolo di Louis Armstrong"). In via di pubblicazione un volume monografico sulla storia del sassofono scritto in collaborazione con Tino Tracanna e Mario Marzi.
Come conferenziere è stato invitato a trattare di musica afroamericana in tutta Italia.
Collabora con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.
Ha insegnato analisi musicale ai seminari internazionali di Siena jazz, è docente di musicologia ai seminari di Nuoro Jazz e di analisi ai seminari di Lanciano Jazz.]




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