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Settembre 2002

Un ricordo di Giampiero Prina


Piero Bassini

Eravamo nei primi anni '70 quando vidi per la prima volta Giampiero Prina al Festival dell'Unità di Milano dove suonava nel quartetto di Guido Mazzoni.
Rimasi folgorato dal virtuosismo di quel giovane che persi però di vista.

Dopo la mia partecipazione a due edizioni di Umbria Jazz in piano solo e due dischi - sempre di piano solo - Sergio Veschi mi propose di registrare un lavoro in trio. Mi metto alla ricerca di un batterista ed un bassista; conosco Attilio Zanchi che mi fa il nome di Giampiero Prina. Riconosco in lui il bravo batterista che avevo sentito anni addietro a Milano. Insieme Prina, Zanchi ed io formiamo l'Open Form Trio.

Per qualche anno suoniamo una o due sere a settimana al Capolinea di Milano, il pomeriggio ci troviamo invece in una cantina di Viale Washington.

Dopo un anno di prove approdiamo al primo disco intitolato Bapriza (da BAssini, PRIna, ZAnchi); in seguito ribattezzato Old Memories. Lo presentammo al Festival Internazionale del Jazz - Teatro Ciak a Milano, aprendo la serata al quartetto di Phil Woods.

Dopo una intensa attivita' concertistica il gruppo, oramai consolidato, sia nel repertorio con gli originals che negli standards, registra - sempre grazie a Sergio Veschi - tre dischi con Bobby Watson anticipati da una serata alle Scimmie di Milano dove Giampiero si distingue come il migliore del trio per la padronanza del linguaggio.

Se ho imparato a suonare sulle strutture e ad affrancarmi sul linguaggio jazzistico lo devo a Giampiero, alle sue capacità ed al suo senso di perfezionismo.

Di lui ricordo la serietà professionale sia durante le sedute discografiche che in tour con Bobby Watson, come pure ricordo il suo fare scherzoso e di compagnia nel quotidiano: mi chiamava Bassotti, come quello della banda Bassotti!!!

Una sera a Venezia durante una lunga chiacchierata mi confidò che tempo addietro aveva pensato di abbandonare la musica ma che l'incontro con Attilio e me e la formazione dell'Open Form Trio gli aveva ridato la voglia di studiare ed era ritornato a credere in se stesso e nella musica.
Il nostro sodalizio durò dal 1980 al 1985.

In seguito le nostre strade presero altre direzioni ma lo volli con me per la registrazione di Nostalgia nel 1988.

Ancora una volta potei riscontrare la sua forte e singolare capacità di entrare simultaneamente nello spirito dei pezzi, a lui nuovi, come se li suonasse da tempo.

Reputo Giampiero Prina uno dei batteristi piu' prestigiosi della storia del jazz italiano.


Foto di Giordano Minora



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