Quantcast
..
NEWSLETTER
..
 
Visita il nuovo sito di AAJ Italia: http://italia.allaboutjazz.com !!!



Su questo numero

Atipico Trio

Michael Blake

Brown vs. Brown

Paolino Dalla Porta

Franco D'Andrea

Al Foster Quartet

The Fringe

Original Silence

Charlie Parker Legacy Band

Pieranunzi - Montellanico

Sonny Rollins

Rope







GLI SPECIALI AAJ SU

Herbie Nichols

Frank Zappa



LE GUIDE SIDMA SU

Thelonious Monk

Gil Evans
Parte I e Parte II

Eric Dolphy
Parte I e Parte II

Il Blues degli Anni Venti
Parte I - Il Blues rurale





Traduzioni online degli
articoli di AAJ
(translate articles)




Ascolta online




.
Intervista

Agosto 2001

"Per me la batteria è fonte di ritmo, di melodia, di armonia e di colore. Considero gli elementi del mio strumento, qualunque essi siano in un dato momento, come una tavolozza di colori che posso utilizzare individualmente o miscelare all'infinito in tinte e colori cangianti"





PoZest

Intervista a Lou Grassi


Vittorio Lo Conte

Il batterista americano Lou Grassi è uno degli esponenti più interessanti del free contemporaneo. Nella sua PoBand hanno militato musicisti del calibro di Marshall Allen e Joseph Jarman. In questa intervista ci parla dei suoi progetti, dei suoi viaggi in Europa e, ovviamente, della sua musica.


All About Jazz: Sei conosciuto soprattutto grazie alla tua PoBand. Puoi presentarci i musicisti e i propositi di questo gruppo?

Lou Grassi: Abbiamo suonato per la prima volta nell'aprile del 1995 a New York, sono quindi sei ormai sei anni di musica creata insieme. Quel primo concerto fu registrato e venne pubblicato l'anno seguente dalla Cadence Jazz Records con il titolo PoGressions. Quella sera Burton Greene suonò il piano con noi come ospite speciale, a sorpresa. I musicisti della PoBand al momento sono Paul Smoker alla tromba, il trombonista Steve Swell, Perry Robinson al clarinetto e Wilber Morris al contrabasso.
Originariamente c´era Herb Robertson alla tromba. Da quando si è trasferito in Germania Paul Smoker ha preso il suo posto, ma considero Robertson ancora membro della PoBand. È solo questione di chi è disponibile in un dato momento. Siamo molto fortunati ad avere due dei più creativi e originali trombettisti del mondo a nostra disposizione.
Fare musica con artisti di questo calibro è un`esperienza incredibile. Oltre ad essere fra i musicisti più importanti e rispettati sui loro rispettivi strumenti, tutti i partecipanti al gruppo lavorano con il massimo di apertura mentale.
Dopo PoGressions abbiamo registrato altri tre album per la CIMP. Mo'Po è con Herb Robertson alla tromba e senza ospiti. PoZest è con Paul Smoker e con Marshall Allen dell'Arkestra di Sun Ra al sax alto come ospite [per leggere la recensione di questo album clicca qui]. Il nostro quarto CD Joy of Being è uscito a Febbraio del 2001 e questa volta l`ospite è Joseph Jarman! Come si può essere più fortunati? L`idea dell`artista ospite ci è piaciuta molto. Vorremmo suonare in qualche festival internazione e con musicisti del posto.
Per ora riusciamo a suonare in poche occasioni. Ognuno di noi è occupato in vari progetti e oltre a questo bisogna considerare anche il fattore finanziario; ci vogliono molti soldi per viaggio e alloggio con una band di cinque persone più un ospite. Suoniamo alla Knitting Factory a New York e abbiamo fatto il Texaco Jazz Festival e il Bell Atlantic Jazz Festival, ambedue a New York. In Francia abbiamo suonato al festival di Rive de Gier. Ad Agosto siamo al festival di Jazz em Agosto a Lisbona.


AAJ: Sul tuo penultimo disco hai lavorato con Marshall Allen, un musicista che raramente ha inciso da leader. Puoi parlarci di questa seduta di registrazione?

L.G.: Questa registrazione si è resa possibile in quanto ho avuto l'opportunità di far registrare la PoBand con un artista ospite. Non avevo mai incontrato Marshall Allen e lui non conosceva affatto il mio lavoro. Quando l'ho contattato si è dimostrato disponibile alla proposta, così gli ho inviato i nostri primi due CD. Dopo averli ascoltati ha accettato di registrare con noi. Fino alla seduta di registrazione vera e propria avevamo parlato soltanto per telefono. Ci siamo incontrati per la prima volta il giorno della registrazione. È una persona incredibilmente cordiale, energica, affezionata e generosa. L'aver passato due giorni con lui facendo musica è stata un'eccezionale fonte di ispirazione. Ha sempre mantenuto un atteggiamento positivo, era sempre pronto a suonare. Sembra non aver mai bisogno di una pausa.
La tua domanda mostra che pensi che il disco fosse una sua seduta di registrazione. Come molta altra gente, del resto. La maggior parte delle recensioni che abbiamo ricevuto partono da questo presupposto. Questo perché il produttore ha intitolato l'album Marshall Allen with Lou Grassi's PoBand. In realtà la seduta era mia e Allen era ospite. Ero seccato per come è stata presentata e l'ho fatto sapere al produttore, ma era già troppo tardi. Ho creduto che non fosse corretto nei suoi confronti sfruttarlo promuovendo il disco come suo progetto. Credo che in questo modo i produttori immaginassero di vendere di più. Comunque ho chiamato Allen per scusarmi quando ho avuto la prima copia e ho visto il titolo. Lui si è dimostrato assolutamente imperturbabile. Sembrava che la cosa non lo interessasse. Ha un animo straordinario e libero da pregiudizi, è un onore essere associati al suo nome.


AAJ: Oltre alla tua attività con la PoBand suoni anche con altri musicisti creativi, di recente hai dato dei concerti con Charles Gayle.

L.G.: Sì, suono con Gayle e con altri musicisti straordinari in situazioni diverse, dipende anche dal tempo a disposizione.


AAJ: Pensi di registrare con Charles Gayle? Cosa riguarderà?

L.G.: Lo spero, ma dipende interamente da lui.


AAJ: I batteristi che sanno comporre e arrangiare non sono molti, ci puoi dire cosa pensi a proposito? Cosa significa per te essere un leader? In che modo dirigi il tuo gruppo?

L.G.: Non penso di essere un compositore nel senso tradizionale del termine, mi limito a creare delle strutture per l`improvvisazione; definisco quello che faccio come composizione spontanea. Quando la musica improvvisata non ha dei forti elementi che la strutturano diventa soltanto rumore.
Come band leader non sono un dittatore. Dò agli altri molta libertà e sono aperto alle loro idee e ai loro suggerimenti. La maggior parte dei leader vogliono un controllo totale o tutta l`attenzione per loro. Per me non è importante, se si sceglie la gente giusta e non si reprime la loro creatività il risultato può essere alla fine ancora migliore di quanto si possa immaginare, meglio che cercare di avere un controllo continuo sulla musica.


AAJ: Non ci sono molti clarinettisti in giro che si concentrano sull'improvvisazione totale, Perry Robinson è una delle poche eccezioni. Quant`è importante il suo apporto nella PoBand? Hai mai pensato di suonare con un sax tenore?

L.G.: Perry Robinson è molto importante per la PoBand, per il suo suono così originale. Quando organizzai questo gruppo scelsi questi musicisti in particolare per la loro spiccata originalità; la mia intenzione era proprio di amalgamare personalità così diverse. L´ho vista come un buona ricetta, come gli ingredienti che un cuoco mette in pentola.
Al momento abbiamo registato con due alto-sassofonisti come ospiti, Marshall Allen e Joseph Jarman. Abbiamo in programma una registrazione con John Tchicai, se tutto va bene sarà il primo sax tenore a suonare con la PoBand.


AAJ: Come concepisci il tuo strumento, è solo una fonte di ritmo, o è anche una fonte di melodia?

L.G.: Lo vedo come una fonte di ritmo, una fonte di melodia, una fonte di armonia (posso suonare facilmente 4 suoni alla volta e cambiare da una combinazione di suoni ad un'altra, questa è l'armonia). È una fonte di colore. Vedo gli elementi del mio strumento, qualunque essi siano in un dato momento, come una tavolozza di colori che io posso usare individualmente o miscelare all'infinito in tinte e colori cangianti. La batteria, come tutti sanno, è una sorgente tremenda di energia. Così, il mio strumento è molte cose allo stesso tempo. Queste sono alcune di esse.


AAJ: C'è stato qualche musicista che ha avuto importanza per il tuo modo di suonare la batteria?

L.G.: Molti. Molti di cui non conosco neppure il nome. Percussionisti su dischi di musica proveniente dal Marocco, Africa, Bali e altri paesi hanno avuto una grossa influenza su di me. Tutti i grandi batteristi jazz. Probabilmente ho rubato qualcosa a ciascuno di loro, ma per usare un'analogia culinaria, penso di avere fatto il mio stufato personale con gli ingredienti che ho trovato.


AAJ: Paul Smoker ha suonato e inciso molti standards nel suo stile così particolare. Pensi di utilizzare un modo simile al suo per avvicinarti a queste composizioni?

L.G.: Ascolto molto gli standards, mi piace suonarli, sia con swing, in modo tradizionale, che in modo più moderno, decostruirli, esplorare le vie sconosciute che partono da queste composizioni. Dipende molto dai musicisti con cui mi trovo a suonare, mi piace fare qualcosa su cui tutti sono d`accordo e si divertono. A parte questo seguo semplicemente la musica, ho fiducia in quello che suono.


AAJ: Hai mai suonato in Europa?

L.G.: Il mio primo tour in Europa è stato nel 1989, sono stato in giro con un gruppo Dixieland, Warren Vaché Sr. and The Syncopatin' Seven. Fu un tour di sei settimane, in Germania, Olanda e Svizzera, un paio di concerti furono nell`allora Germania dell'Est. Suonammo a Dresden, al Dresden Dixieland Festival. Dopo i concerti si suonava in jam session, musicisti di varie estrazioni suonavano insieme nelle combinazioni più disparate. Tra i tanti gruppi sentii uno pianista solitario che suonava in modo abbastanza moderno, pensai di suonarci insieme, probabilmente ero l`unico capace di suonare in uno stile più aggiornato.
Mi sedetti dietro la batteria e dopo un paio di minuti cominciò a suonare free, suonammo del free insieme. Si trattava del pianista Andreas Böttcher, dopo quell`incontro abbiamo collaborato insieme in tante occasioni. Sei mesi dopo questo nostro incontro cadeva il muro di Berlino, da allora in poi sono ritornato ogni anno in Germania. Di recente sono stato in tour insieme al trombonista Guenter Heinz.
Con la PoBand ho suonato in Francia al Festival di Rive de Gier nel 1998.
A quel festival ho fatto anche un concerto in duo con l'altosassofonista Rob Brown, con il suo trio abbiamo inciso per la Marge l'album Visage. A marzo sono stato a Parigi al Banlieus Blues Festival insieme alla band di Roswell Rudd, poi sono stato in Germania e Portogallo insieme a Steve Swell e Ken Filiano. Spero che i miei viaggi in Europa diventino ancora più frequenti.


AAJ: Ascolti anche la musica suonata in Europa? C`è secondo te una differenza di feeling nel modo in cui gli Europei si avvicinano al jazz?

L.G.: C`è una differenza, ovvio, è una questione di influenze. Non c`è dubbio che i musicisti europei che si sono specializzati nel fare mainstream adesso siano in grado di swingare. Il concetto di swing è stato assorbito. C`è stato un periodo, neanche tanto lontano, in cui non era così, questo vale soprattutto per i batteristi. Riguardo all`avanguardia ci sono molte differenze, l`approccio europeo è più influenzato da influenze classiche, oppure si suona musica completamente improvvisata che ha poco a che fare con il jazz.


AAJ: Come vedi l`evoluzione della tua musica?

L.G.: La mia musica si evolve costantemente, sono curioso anch'io di vedere in che direzione andrà!


Fotografie di Karen Tweedy-Holmes.

Home   -   Aggiungi AAJ Italia ai tuoi siti preferiti   -   invio materiale   -   invio comunicati stampa   -   suggerimenti   -   contattaci  
© 1996-2005 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Riservatezza