Agosto 2001
"Per me la batteria è fonte di ritmo, di melodia, di armonia
e di colore. Considero gli
elementi del mio strumento, qualunque essi siano in un dato momento, come una tavolozza
di colori che posso utilizzare individualmente o
miscelare all'infinito in tinte e colori cangianti"
|
Intervista a Lou Grassi
Vittorio Lo Conte
Il batterista americano Lou Grassi è uno degli esponenti più interessanti del free
contemporaneo. Nella sua PoBand hanno militato musicisti del
calibro di Marshall Allen e Joseph Jarman. In questa
intervista ci parla dei suoi progetti, dei suoi viaggi in Europa e, ovviamente,
della sua musica.
All About Jazz: Sei conosciuto soprattutto grazie alla tua PoBand. Puoi presentarci i
musicisti e i propositi di questo gruppo?
Lou Grassi: Abbiamo suonato per la prima volta nell'aprile del 1995 a New York, sono
quindi sei ormai sei anni di musica creata insieme. Quel primo concerto fu registrato e venne
pubblicato l'anno seguente dalla Cadence Jazz Records con il titolo PoGressions.
Quella sera Burton Greene suonò il piano con noi come ospite speciale, a
sorpresa. I musicisti della PoBand al momento sono Paul Smoker
alla tromba, il trombonista Steve Swell, Perry Robinson al
clarinetto e Wilber Morris al contrabasso.
Originariamente c´era Herb Robertson alla tromba. Da quando si è
trasferito in Germania Paul Smoker ha preso il suo posto, ma
considero Robertson ancora membro della PoBand. È solo questione
di chi è disponibile in un dato momento. Siamo molto fortunati ad avere due dei
più creativi e originali trombettisti del mondo a nostra disposizione.
Fare musica con artisti di questo calibro è un`esperienza incredibile.
Oltre ad essere fra i musicisti più importanti e rispettati sui loro rispettivi strumenti,
tutti i partecipanti al gruppo lavorano con il massimo di apertura mentale.
Dopo PoGressions abbiamo registrato altri tre album per la CIMP.
Mo'Po è con Herb Robertson alla tromba e senza
ospiti. PoZest è con Paul Smoker e con
Marshall Allen dell'Arkestra di Sun Ra al sax
alto come ospite [per leggere la recensione di questo
album clicca qui].
Il nostro quarto CD Joy of Being è uscito a
Febbraio del 2001 e questa volta l`ospite è Joseph Jarman! Come si può
essere più fortunati? L`idea dell`artista ospite ci è piaciuta molto. Vorremmo
suonare in qualche festival internazione e con musicisti del posto.
Per ora riusciamo a suonare in poche occasioni. Ognuno di noi è
occupato in vari progetti e oltre a questo bisogna considerare anche il
fattore finanziario; ci vogliono molti soldi per viaggio e alloggio con una band
di cinque persone più un ospite. Suoniamo alla Knitting Factory a New York e
abbiamo fatto il Texaco Jazz Festival e il Bell Atlantic Jazz Festival, ambedue
a New York. In Francia abbiamo suonato al festival di Rive de Gier. Ad Agosto
siamo al festival di Jazz em Agosto a Lisbona.
AAJ: Sul tuo penultimo disco hai lavorato con Marshall Allen, un
musicista che raramente ha inciso da leader. Puoi parlarci di questa seduta di
registrazione?
L.G.: Questa registrazione si è resa possibile in quanto ho avuto l'opportunità di
far registrare la PoBand con un artista ospite. Non avevo mai incontrato
Marshall Allen e lui non conosceva affatto il mio lavoro. Quando l'ho
contattato si è dimostrato disponibile alla proposta, così gli ho inviato i
nostri primi due CD. Dopo averli ascoltati ha accettato di registrare con noi.
Fino alla seduta di registrazione vera e propria avevamo parlato soltanto per
telefono. Ci siamo incontrati per la prima volta il giorno della registrazione.
È una persona incredibilmente cordiale, energica, affezionata e generosa. L'aver
passato due giorni con lui facendo musica è stata un'eccezionale fonte di
ispirazione. Ha sempre mantenuto un atteggiamento positivo, era sempre pronto a
suonare. Sembra non aver mai bisogno di una pausa.
La tua domanda mostra che pensi che il disco fosse una sua seduta di
registrazione. Come molta altra gente, del resto. La maggior parte delle
recensioni che abbiamo ricevuto partono da questo presupposto. Questo perché il
produttore ha intitolato l'album Marshall Allen with Lou Grassi's PoBand.
In realtà la seduta era mia e Allen era ospite. Ero seccato per come è
stata presentata e l'ho fatto sapere al produttore, ma era già troppo tardi. Ho
creduto che non fosse corretto nei suoi confronti sfruttarlo promuovendo
il disco come suo progetto. Credo che in questo modo i produttori immaginassero
di vendere di più. Comunque ho chiamato Allen per scusarmi quando ho
avuto la prima copia e ho visto il titolo. Lui si è dimostrato assolutamente
imperturbabile. Sembrava che la cosa non lo interessasse. Ha un animo
straordinario e libero da pregiudizi, è un onore essere associati al suo
nome.
AAJ: Oltre alla tua attività con la PoBand suoni anche con altri
musicisti creativi, di recente hai dato dei concerti con Charles Gayle.
L.G.: Sì, suono con Gayle e con altri musicisti straordinari in situazioni
diverse, dipende anche dal tempo a disposizione.
AAJ: Pensi di registrare con Charles Gayle? Cosa riguarderà?
L.G.: Lo spero, ma dipende interamente da lui.
AAJ: I batteristi che sanno comporre e arrangiare non sono molti, ci puoi dire
cosa pensi a proposito? Cosa significa per te essere un leader? In che modo
dirigi il tuo gruppo?
L.G.: Non penso di essere un compositore nel senso tradizionale del termine,
mi limito a creare delle strutture per l`improvvisazione; definisco quello che
faccio come composizione spontanea. Quando la musica improvvisata non ha dei
forti elementi che la strutturano diventa soltanto rumore.
Come band leader non sono un dittatore. Dò agli altri molta libertà e sono aperto
alle loro idee e ai loro suggerimenti. La maggior parte dei leader vogliono un
controllo totale o tutta l`attenzione per loro. Per me non è importante, se si
sceglie la gente giusta e non si reprime la loro creatività il risultato può
essere alla fine ancora migliore di quanto si possa immaginare, meglio che
cercare di avere un controllo continuo sulla musica.
AAJ: Non ci sono molti clarinettisti in giro che si concentrano sull'improvvisazione totale,
Perry Robinson è una delle poche eccezioni. Quant`è importante il suo
apporto nella PoBand? Hai mai pensato di suonare con un sax tenore?
L.G.: Perry Robinson è molto importante per la PoBand, per il suo
suono così originale. Quando organizzai questo gruppo scelsi questi musicisti
in particolare per la loro spiccata originalità; la mia
intenzione era proprio di amalgamare personalità così diverse. L´ho vista come un buona
ricetta, come gli ingredienti che un cuoco mette in pentola.
Al momento abbiamo registato con due alto-sassofonisti come ospiti, Marshall Allen
e Joseph Jarman. Abbiamo in programma una registrazione con John
Tchicai, se tutto va bene sarà il primo sax tenore a suonare con la
PoBand.
AAJ: Come concepisci il tuo strumento, è solo una fonte di ritmo, o è anche una fonte
di melodia?
L.G.: Lo vedo come una fonte di ritmo, una fonte di melodia, una fonte di armonia
(posso suonare facilmente 4 suoni alla volta e cambiare da una combinazione di
suoni ad un'altra, questa è l'armonia). È una fonte di colore. Vedo gli
elementi del mio strumento, qualunque essi siano in un dato momento, come una tavolozza
di colori che io posso usare individualmente o
miscelare all'infinito in tinte e colori cangianti. La batteria, come tutti
sanno, è una sorgente tremenda di energia. Così, il mio strumento è molte cose
allo stesso tempo. Queste sono alcune di esse.
AAJ: C'è stato qualche musicista che ha avuto importanza per il tuo modo di
suonare la batteria?
L.G.: Molti. Molti di cui non conosco neppure il nome. Percussionisti su dischi di
musica proveniente dal Marocco, Africa, Bali e altri paesi hanno avuto una
grossa influenza su di me. Tutti i grandi batteristi jazz. Probabilmente ho
rubato qualcosa a ciascuno di loro, ma per usare un'analogia
culinaria, penso di avere fatto il mio stufato personale con gli ingredienti che ho trovato.
AAJ: Paul Smoker ha suonato e inciso molti standards nel suo stile così
particolare. Pensi di utilizzare un modo simile al suo per avvicinarti a queste
composizioni?
L.G.: Ascolto molto gli standards, mi piace suonarli, sia con swing, in modo
tradizionale, che in modo più moderno, decostruirli, esplorare le vie
sconosciute che partono da queste composizioni. Dipende molto dai musicisti con cui mi trovo a
suonare, mi piace fare qualcosa su cui tutti sono d`accordo e si divertono. A parte questo
seguo semplicemente la musica, ho fiducia in quello che suono.
AAJ: Hai mai suonato in Europa?
L.G.: Il mio primo tour in Europa è stato nel 1989, sono stato in giro con un
gruppo Dixieland, Warren Vaché Sr. and The Syncopatin' Seven. Fu un tour
di sei settimane, in Germania, Olanda e Svizzera, un paio di concerti furono
nell`allora Germania dell'Est. Suonammo a Dresden, al Dresden Dixieland Festival.
Dopo i concerti si suonava in jam session, musicisti di varie estrazioni
suonavano insieme nelle combinazioni più disparate. Tra i tanti gruppi sentii
uno pianista solitario che suonava in modo abbastanza moderno, pensai di
suonarci insieme, probabilmente ero l`unico capace di suonare in uno stile più
aggiornato.
Mi sedetti dietro la batteria e dopo un paio di minuti cominciò a suonare free,
suonammo del free insieme. Si trattava del pianista Andreas Böttcher,
dopo quell`incontro abbiamo collaborato insieme in tante occasioni. Sei mesi
dopo questo nostro incontro cadeva il muro di Berlino, da allora in poi sono
ritornato ogni anno in Germania. Di recente sono stato in tour insieme al
trombonista Guenter Heinz.
Con la PoBand ho suonato in Francia al Festival di Rive de Gier nel 1998.
A quel festival ho fatto anche un concerto in duo con l'altosassofonista Rob Brown, con il
suo trio abbiamo inciso per la Marge l'album Visage. A marzo sono stato a
Parigi al Banlieus Blues Festival insieme alla band di Roswell Rudd, poi
sono stato in Germania e Portogallo insieme a Steve Swell e Ken
Filiano. Spero che i miei viaggi in Europa diventino ancora più frequenti.
AAJ: Ascolti anche la musica suonata in Europa? C`è secondo te una differenza di
feeling nel modo in cui gli Europei si avvicinano al jazz?
L.G.: C`è una differenza, ovvio, è una questione di influenze. Non c`è dubbio che
i musicisti europei che si sono specializzati nel fare mainstream adesso siano
in grado di swingare. Il concetto di swing è stato assorbito. C`è stato un
periodo, neanche tanto lontano, in cui non era così, questo vale soprattutto per
i batteristi. Riguardo all`avanguardia ci sono molte differenze, l`approccio
europeo è più influenzato da influenze classiche, oppure si suona musica
completamente improvvisata che ha poco a che fare con il jazz.
AAJ: Come vedi l`evoluzione della tua musica?
L.G.: La mia musica si evolve costantemente, sono curioso anch'io di vedere in che
direzione andrà!
Fotografie di Karen Tweedy-Holmes.
|