Quantcast
..
NEWSLETTER
..
 
Visita il nuovo sito di AAJ Italia: http://italia.allaboutjazz.com !!!



Su questo numero

Atipico Trio

Michael Blake

Brown vs. Brown

Paolino Dalla Porta

Franco D'Andrea

Al Foster Quartet

The Fringe

Original Silence

Charlie Parker Legacy Band

Pieranunzi - Montellanico

Sonny Rollins

Rope







GLI SPECIALI AAJ SU

Herbie Nichols

Frank Zappa



LE GUIDE SIDMA SU

Thelonious Monk

Gil Evans
Parte I e Parte II

Eric Dolphy
Parte I e Parte II

Il Blues degli Anni Venti
Parte I - Il Blues rurale





Traduzioni online degli
articoli di AAJ
(translate articles)




Ascolta online




.
Recensione live

Giugno 2002

Erik Friedlander's Topaz
Container Club - Bologna - 03.05.2002


Emiliano Neri

Oltre ad essere uno straordinario musicista, Erik Friedlander si distingue per una grande cordialità e disponibilità, e la sua collaborazione è ricercata, prima ancora che per le doti tecniche e l'ispirazione, per la sua estrema versatilità. Che partecipi all'ultima edizione di "Cobra" di John Zorn o si cimenti nel non meno intricato repertorio di Masada; che sostenga le architetture di Myra Melford piuttosto che accompagnare Laurie Anderson, rimane intatta la sua capacità di prestare un contributo distintivo perfettamente calato nel contesto in cui si viene di volta in volta a trovare. E quando alle sue doti di improvvisatore si uniscono, nei suoi progetti, quelle di compositore si ha la piena dimostrazione del suo mondo sonoro, che guarda alla scena downtown newyorkese, come alla musica orientale o agli stilemi del jazz e del rock.

Sul palco del Container Club, ultima nata tra le piccole realtà della scena bolognese degne d'attenzione per l'accortezza delle proposte, Friedlander ha portato la sua formazione probabilmente più rappresentativa. Il concerto ha peraltro fornito l'occasione per una prova generale prima della registrazione del nuovo album, che si sarebbe svolta pochi giorni dopo nella pace della Maremma toscana. La musica presentata in anteprima, in linea con la produzione precedente del gruppo, fa ben sperare per questa nuova prova, in uscita il prossimo anno. Il punto di forza della formazione risiede, senza dubbio, nella ricerca sul sound, nell'attenzione alla coesione dell'impasto sonoro e dell'apporto del singolo strumento. Anche nei momenti di massima libertà espressiva, difatti, appare evidente un costante ascolto reciproco, che consente di coordinare e mettere a frutto gli spunti e le intuizioni, in maniera da non vanificare l'apporto altrui, integrandolo al contrario in una proposta collettiva coerente, che sa rispettare e nutrirsi delle singole individualità. I Topaz sono in grado di offrire, in maniera convincente, l'emergenza della compiuta sintesi, naturale e innovativa, di una coacervo di universi sonori, che la scrittura di Friedlander e lo spirito di gruppo sanno valorizzare al meglio.

Nella costruzione del particolare sound del gruppo, gran parte del merito è da attribuirsi all'elettrizzante coppia dei fratelli giapponesi Takeishi, che funge da potente ancora, mentre la front line sospinge, anche con rabbia, verso vorticose altitudini. Satoshi Takeishi, completamente affrancato da una concezione delle percussioni come mero sostegno ritmico, procura, quasi avesse a che fare con uno strumento melodico, un vero e proprio fraseggio, essenziale, etereo e primordiale, inventando sottili trame sonore d'essenza quasi tribale, che sembrano avere un linguaggio proprio. Stomu Takeishi porta - al contrario - l'inventiva urbana, moderna, meccanica della pulsazione elettrica del suo basso, dal suono pieno, materico, antitesi e complemento di Satoshi. La voce rotonda del sax di Andy Laster, l'elemento forse meno incisivo del gruppo, ma comunque essenziale alla resa sonora complessiva, incarna la tradizione del linguaggio più propriamente jazzistico, in ogni sua manifestazione. Friedlander, dal canto suo, contribuisce con tutta la tradizione e il rigore (anche nei passaggi più radicali) del proprio strumento, reinventandoli per adeguarli alla propria ispirazione, innovativa e trasversale. Che si tratti di eseguire un brano in solitudine o di prestare il proprio sostegno al gruppo, di un'improvvisazione condotta su scale orientali o della rilettura di un brano di Santana, "Golden Dawn", della foga dell'archetto o dell'amaro commento di un secco pizzicato, Friedlander sa prodursi invariabilmente in maniera accorta ed essenziale, senza sbavature, senza mai scadere in una proposta routinaria, eppure senza mai aggiungere alcunché all'essenziale.

Profondo rigore, ricerca timbrica, coerente interplay, instancabile ispirazione. Questi, in sintesi, i reagenti responsabili di un ottimo concerto, della profondità di un sound che scalfisce la superficie per incidersi nella memoria.


Musicus Concentus - Tradizione in Movimento
Sala Vanni - Firenze - 10.05.2001


Letizia Renzini

Colpisce fin dal primo brano la caratteristica principale del gruppo Topaz del violoncellista Erik Friedlander: è la forte componente fisica che scaturisce dalla musica e dall'intenzione del quartetto, qui decisamente amplificata dal contesto intimo e celebrativo della Sala Vanni (la sala annessa al chiostro della Chiesa del Carmine, dall'acustica fin troppo generosa).

C'è innanzitutto la disposizione del percussionista Satoshi Takieshi, al centro del quartetto, seduto sul pavimento ed attorniato dai suoi numerosi strumenti transculturali (quelli che sembrano a prima vista dei tamburi indiani, disposti come una batteria); poi la tensione centripeda dell'ensemble, che suona leggermente amplificato (Friedlander preferisce per questo ensemble l'amplificazione elettroacustica) e con un'interazione percepibile all'occhio, oltre che all'orecchio.

Friedlander abbraccia il suo strumento, che piega alle esigenze musicali più estreme: scompone nei primi brani la liricità innata nel violoncello e ne smorza i contenuti romantici prediligendo un concretismo animale, in perfetto accordo con le percussioni naturalistiche di Satoshi Takeishi.

Il suono selvaggio e virtuoso insieme dell'altosassofono di Andy Lester si rende legnoso per esprimere tutta la vulnerabilità e l'espressività potenziali in questo strumento (non a caso non c'è un tenore, in questa vibrante comunicativa formazione): conquistano i momenti di dialogo con le narrazioni di Friedlander, che nel frattempo ci ha fatto sentire la tensione emotiva di cui è capace, trasportando il pubblico verso la "radiofonica" "Susan". Il brano di Henry Mancini registrato da Friedlander nell'album Skin fa riflettere in concerto sulle potenzialità del gruppo: si avrebbe ancora voglia di ascoltare le ricomposizioni narrative di musica nata frammentata: l'andamento dispari eppur danzante che è la qualità dell'interazione del gruppo rende superflua la restituzione di brani quadrati: arriva a proposiito il brano successivo, "Raped Voices" di Roland Kirk, in un duo tra violoncello e percussioni che conferma le impressioni sulla fisicità della musica e della performance di stasera: un dialogo tra strumenti e corpi, curioso e piacevole morphing tra uomo e strumento, e relazione tra musicisti: l'effetto, ancora una volta è quello della danza, stavolta a due.

Segue il brano "7 Sisters", con Andy Laster al clarinetto, poi alcune composizioni dalla forte connotazione melodica Kletzmer: in queste occasioni è il basso di Stomu Takeishi a catturare l'attenzione, una firma dissacrante e costantemente "avanti" (è anche lo scollamento tra il tocco acustico e l'eco dell'amplificazione in delay a creare una sofisticata chiave di entrata) che conferma le ottime impressioni avute ad ogni esibizione del bassista (di recente in Sala Vanni con il gruppo di Myra Melford).

Dopo la tumultuosa "Najime" e "Skin II" è il momento dei bis: il gruppo ci lascia con un blues, "New Orleans" che riluce di escursioni melodiche cromatiche, inserti ritmici sudamericani, ed echi mediterranei.

Torniamo a casa soddisfatti.

Sito di Erik Friedlander:
www.erikfriedlander.com


Foto di Claudio Casanova [ulteriori fotografie del concerto di Bologna sono disponibili nella galleria immagini]



Home   -   Aggiungi AAJ Italia ai tuoi siti preferiti   -   invio materiale   -   invio comunicati stampa   -   suggerimenti   -   contattaci  
© 1996-2005 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Riservatezza