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Intervista

Giugno 2001







"La composizione mi affascina, fa parte della mia curiosità verso contesti musicali diversi - il jazz, la musica colta, ma anche quella popolare delle mie terre che, essendo di frontiera, sono influenzate dalle genti slave, mitteleuropee, tzigane."

Intervista a Giovanni Maier


Neri Pollastri

Giovanni Maier è ormai uno dei contrabbassisti più importanti del nostro paese, giudizio suffragato dal suo ingresso nella Italian Instabile Orchestra, in sostituzione di Bruno Tommaso. Abbiamo avuto modo di ammirarlo dal vivo in due contesti diversi: Enten Eller (clicca qui per la recensione del concerto) e Belcanto (clicca qui per la recensione del concerto). In queste occasioni abbiamo avuto modo di porgli alcune domande.

All About Jazz: Maier, secondo il nostro giudizio sei forse il miglior contrabbassista italiano, soprattutto per la qualità del suono. Hai un segreto?

Giovanni Maier: No, solo una gran fortuna!


AAJ: Vuoi dire che il tuo suono chiaro, netto e potente ti viene così, naturalmente?

G. M.: In realtà c'è dietro anche una ricerca. Ho lavorato molto sul mio strumento, da solo, nel mio studio, cercando il mio suono, la mia dimensione musicale. I risultati di questa ricerca li ho pubblicati nel mio primo disco per solo contrabbasso, Polaroid [clicca qui per leggerne la recensione], mentre gli effetti sul mio modo di presentarmi al pubblico nel secondo disco per contrabbasso solo, Exposure [clicca qui per leggerne la recensione], registrato live. Però resta vero che, al di là del lavoro e della ricerca, c'è un elemento di imponderabilità: ognuno ha il proprio suono ed il mio, fortunatamente, piace.


AAJ: Il tuo suono, però, lo metti a disposizione di tanti contesti diversi. Ad esempio, Enten Eller e Belcanto sono gruppi molto diversi tra loro, uno più "sperimentale", libero, l'altro più "tradizionale" e melodico. Nel primo sei, tutto sommato, un elemento chiave e stai sempre in primo piano con i tuoi straordinari soli, nell'altro sei più defilato, fai il classico mestiere "ritmico" del bassista. Quale dei due ti da più soddisfazione?

G. M.: Entrambi. Sono situazioni musicali diverse, ma a me piace affrontare forme diverse. E poi, in tutti i gruppi in cui suono sono sempre fra amici, che per me è la cosa più importante.


AAJ: Con Belcanto è forse più semplice suonare.

G. M.: No, no, a questi livelli è sempre difficile suonare. Per quanto il lavoro sia diverso, non puoi comunque distrarti un momento, non puoi allentare l'attenzione.


AAJ: Parlaci dell'Instabile. Come ti trovi?

G. M.: Bene. Anche lì sono tra amici ed è sempre un piacere suonare. Inoltre, ultimamente abbiamo lavorato su del materiale nuovo (tre giorni di prove a Moncalvo, in provincia di Asti) e sono veramente molto coinvolto.


AAJ: Hai in corso molte altre collaborazioni. A quali sei più affezionato?

G. M.: Si, fortunatamente sto lavorando su molti progetti. Tra essi sono particolarmente soddisfatto del trio con Umberto Petrin e Roberto Dani. Dopo il CD del '99 con Tim Berne stiamo per uscire con un nuovo album, parte in trio e parte accompagnati dal sassofonista Assif Tsahar.
Poi c'è il progetto "Rooms", assieme al flautista Massimo De Mattia [per leggere la recensione del suo disco Metonymic clicca qui] ed allo specialista di elettronica Teho Teardo. Theo lavora molto nel campo della musica da film, tra l'altro è autore della colonna sonora di "Denti" di Gabriele Salvatores. In questo periodo stiamo lavorando sulla scelta del materiale registrato per mettere a punto un CD.
Fra gli altri progetti che ultimamente mi stanno più a cuore c'è comunque anche il contrabbasso solo, al quale ho intenzione di associare l'uso dell'elettronica. Ho già pronti altri due master registrati "live" che aspettano "soltanto" un caritatevole produttore. Poi c'è il mio gruppo Mosaic, al quale lavoro da tempo e del quale sta uscendo un disco.


AAJ: Puoi dirci qualcosa di più di Mosaic?

G. M.: Come indica il nome, Mosaic mira ad esprimere con un "suono" quanto possibile omogeneo la molteplicità dei miei interessi musicali. Una molteplicità che è vasta, perché enorme, potenzialemente infinita, è la varietà di stimoli che l'artista di oggi ha a disposizione per la sua attività, grazie alla potenza dei moderni mezzi di comunicazione. Ciò favorisce lo sviluppo di una certa ecletticità, che spesso si accompagna però ad una sostanziale impossibilità di sviluppare nuove e rivoluzionarie istanze creative, in quanto sembra che si sia già inventato tutto. A mio parere, però, una possibile forma di novità può forse consistere proprio nella libera coesistenza ed interazione di quelle diverse realtà musicali che fanno appunto parte del patrimonio a disposizione del musicista contemporaneo. Ciò a maggior ragione nel campo della musica improvvisata, che si basa su quanto registrato ed immagazzinato dalla nostra mente, e che viene poi riproposto e rielaborato - magari già dal "filtro" della memoria - al momento della creazione artistica istantanea. La ricomposizione di questi stimoli ed interessi è quanto guida Mosaic. Del gruppo, oltre al sottoscritto, fanno parte Luca Calabrese alla tromba, Lauro Rossi al trombone, Enrico Sartori a sax alto e clarinetto, Saverio Tasca al vibrafono, Umberto Petrin al pianoforte e Zeno De Rossi alla batteria. Il CD è in uscita; purtroppo è invece difficile proporre il gruppo dal vivo, a causa delle sue dimensioni, che richiedono uno sforzo economico per riuscire a "liberare" contemporaneamente tutti i membri.


AAJ: Recentemente su All About Jazz Italia è stata pubblicata la recensione del CD del sassofonista soprano Luciano Caruso "Lo specchio di vento e luna", nel quale partecipi assieme al batterista Nello Da Pont (clicca qui per leggere la recensione). Puoi dirci qualcosa di quel lavoro?

G. M. - La mia collaborazione con Caruso risale a cinque o sei anni fa e come molte altre collaborazioni con musicisti che vivono nella mia stessa zona (lo stesso Da Pont, Giorgio Pacorig, Mauro Costantini, Enrico Sartori, Giuliano Tull, Massimo De Mattia e molti altri) mi è molto gradita, perché garantisce la possibilità di lavorare con una certa continuità - un aspetto secondo me molto importante. La cosa notevole è che tra musicisti che abitano entro un raggio di poche decine di chilometri si sia sviluppata una comunità di intenti artistici tanto forte da permettere non solo frequenti collaborazioni, ma addirittura la formazione di una orchestra di 18 improvvisatori, con la quale abbiamo tenuto diversi concerti e che ha in programma anche la registrazione di un CD di nostre composizioni originali.


AAJ: Tra le tue collaborazioni del passato assieme a tuoi conterranei ho personalmente apprezzato in modo particolare quella con il pianista Claudio Cojaniz, che è durata piuttosto a lungo. Cosa puoi dirci?

G. M.: Quella con Cojaniz è senz'altro stata per me (e credo anche per lui) una collaborazione importantissima: Hasta Siempre, realizzato in trio con U. T. Gandhi alla batteria nel '94, è uno dei miei dischi preferiti e quel periodo è stato molto ricco di fermenti creativi, sia dal punto di vista artistico che da quello umano; anzi, spesso questi due aspetti si sormontavano e confondevano.


AAJ: Torniamo al tuo stumento. Hai dei "maestri"? A volte, ad esempio, nei tuoi soli "si sente" Charlie Haden

G. M.: Si sente? Ahi ahi, devo stare più attento, forse ascoltarlo meno di frequente! Scherzi a parte, Haden è un grande, non si può non ammirarlo e cercare di imparare, però non mi fa piacere assomigliargli troppo. Ognuno dovrebbe avere la propria personalità musicale. Per questo apprezzo molti altri contrabbassisti, anche tanti italiani con i quali mi è capitato di lavorare; tutti quelli che hanno un loro personale rapporto con lo strumento.


AAJ: Aspettando i nuovi brani con Mosaic, vorrei concludere con la tua attività di compositore, già oggi significativa: anche in Belcanto e Enten Eller i tuoi pezzi spiccano - "Nino", "Ballad", "Konos" - e poi, nel purtroppo introvabile CD "Masut" del '94 (con Trovesi, Pacorig, Ghirardini e de Mattia) i brani, tutti tuoi, sono uno più bello dell'altro.

G. M.: Ti ringrazio, e mi sorprende che sia riuscito a procurarti "Masut", effettivamente introvabile. La composizione mi affascina, fa parte della mia curiosità verso contesti musicali diversi - il jazz, la musica colta, ma anche quella popolare delle mie terre che, essendo di frontiera, sono influenzate dalle genti slave, mitteleuropee, tzigane. In Mosaic, in effetti, cerco di far convergere proprio questa molteplicità che sento parte di me.


Giovanni Maier: http://www.ijm.it/maier.html

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