Maggio 2003
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Jazz Milieu
Herbie Nichols
Ritengo con ragionevole sicurezza che, ai tempi dell'Inquisizione, il
confessore avrebbe tagliato le barbe, e anche le faccia, di qualunque jazzista.
In quei giorni la legge prescriveva gli Accordi Musicali da usare. Qualsiasi
aggiunta o maliziosa trascuranza veniva sanzionata con la scure. Volgendo
lo sguardo alla nostra presente era tecnologica, troveremo molte aggiunte.
Rimangono tuttavia fra noi molti che ancora vivono nell'età preterita
e sarebbero pronti a suonare Accordi Gregoriani e riff in un night club.
La depressione dell'inferno dantesco continua quando si parli dei pianisti
odierni. Figuratevi dei sassofonisti o dei trombettisti con un registro
acuto e grave falloso. Figuratevi dei violinisti suonare dei violini appena
verniciati a spruzzo. Figuratevi dei batteristi suonare una batteria col
pedale rotto. Thelonious Monk del "Downbeat Club" darebbe probabilmente
fuori di matto se una sera, arrivando al lavoro, trovasse sulla pedana
dell'orchestra un gran coda da concerto Baldwin non verniciato.
A mia memoria, Johnny Hartzfeld è il più gran fenomeno
che abbia sentito dal giorno in cui Lester Young attraversò per
la prima volta l'orizzonte. Negli ultimi mesi ha suonato all'Onyx club
con il complesso di Oscar Pettiford. Ha una grande individualità
ed è sensibilissimo a tutto il jazz moderno suonato dai pochi che
lo praticano.
Quello che Johnny, Joe Guy e Oscar stanno suonando è una mistura
di accordi ricchi, ritmo e fuoco. Quello che potrebbe sfuggire all'ascoltatore
medio è che non esiste nulla come una "scuola" del jazz; non ci
si laurea in jazz; è necessario coltivare un gran buon gusto, essere
scrupolosi e voler suonare jazz sul proprio strumento.
Guardare Hartzfeld mentre suona è istruttivo. Appare disinvolto
e sicuro di sé. Non posa e la sua musica è individuale e
ricca. I suoi occhi sono fissi con fierezza sul pubblico ed egli ascolta
quello che il gruppo fa dietro di lui e suona per lui. Ogni nota suonata dalla batteria,
dal basso o dal piano ha il suo effetto sul suo modo di suonare. Il suo occasionale disagio
sarà sempre giustificato dalla grandezza della sua fantastia. L'ispirazione
di quest'uomo è di un milione di nature diverse, sente tutto e,
proprio lui, ammette le sua piccolezza e la sua intenzione di crescere.
Hartzfeld è un eccellente tenorista.
Pettiford è un soggetto interessante: è imbattibile nel
tipo di cose che fa all'Onyx. Ha scritto alcuni eccellenti arrangiamenti
ritmici per il suo piccolo complesso, ha una buona intonazione che si manifesta
nel modo in cui suona le sue battute. Peccato che suoni il contrabbasso,
che naturalmente lo limita. Ma so che è un grande jazzista, perché
ho ascoltato i suoi arrangiamenti.
Nel suo stile contrabbassistico, molto "terreno", accompagnato dal battito
del piede, c'è tanto ritmo e tanta melodia.
Un tipo davvero pieno d'energia. Forse il suo stile strumentale è
un po' prolisso, specie nell'accompagnamento in una situazione tipo jam session.
Questa mia è una critica lieve e, per quanto riguarda la maggior parte di noi,
indifferente. Talvolta un bassista deve fare attenzione e limitarsi ad
accompagnare un tema con le sole note indicate dal contrappunto.
Di solito è una questione di scegliere una o due note che terranno insieme
tutta la musica.
Joe Guy è un trombettista brillante e affidabile. Il suo stile
è grande e individuale, ricco e chiaro il suo legato nelle
ballad. Il jazz di quest'uomo è nella stessa categoria di quello
del maestro "Dizzie".
Thelonious Monk, fra i pianisti, è un'eccentricità. è
lui l'autore delle melodie ritmicamente più bizzarre che abbia mai
sentito. Sono anche melodie bellissime. Devo però dire che quello
che mi piace sentirgli suonare tispetto ad ogni altro pianista è
un 'boston'. Il suo senso della convenienza musicale è soprannaturale.
Quando prende un assolo, però, sembra limitato a certe armonie
che non permettono di porlo accanto ad Art [Tatum] o a Teddy [Wilson].
Ci pare che si trovi in una morsa, in questo senso, e non vediamo segno
che sia capace di uscirne.
Come Monk, Joe Johnston è un batterista con un soprannaturale
senso della convenienza. Quest'uomo è ideale in un piccolo complesso.
Sa suonare piano quando è il momento e sa quando usare gli effetti
speciali. Monk, Joe Guy, Joe Johnston, Johnny Hartzfeld e Pettiford sarebbero
un complesso imbattibile.
Traduzione di Marco Bertoli
Articolo originariamente pubblicato su The Music Dial (agosto 1944)
Foto di Herbie Nichols: (C) Francis Wolff/Mosaic Records
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