Maggio 2003
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Herbie Nichols e la sfida del jazz moderno
Eric Porter
Oltre ad essere compositore e pianista, Herbie Nichols era poeta e scrittore.
Nel corso degli anni scrisse oltre cinquanta poesie e pubblicò numerosi scritti di critica musicale e
sulla posizione della musica nella società.
In una serie di rubriche che parte dai primi anni Quaranta, Nichols esaminò
il processo creativo, le opprtunità e i limiti dell'industria musicale e, più generalmente, il panorama politico.
In questo periodo Nichols faceva parte di un gruppo di giovani musicisti che frequentavano la Minton's
Playhouse e la Monroe's Uptown House, luoghi importanti nello sviluppo del
jazz moderno. Gli scritti di Nichols mostrano non solo la sensibilità
della sua critica sociale e culturale, ma costituiscono anche uno sguardo
sugli sforzi dei jazzisti africani-americani all'alba del movimento musicale
moderno.
Nichols fu brevemente titolare di una rubrica per il giornale
africano-americano New York Age, prima di venir arruolato nell'esercito nel
settembre del 1941 all'età di ventun anni. In una serie di articoli
intitolati "The Jazz Life", Nichols diede voce alle sue opinioni sull'arte
del jazz e sullo stato dell'industria musicale. I suoi commenti mostrano
le possibili intersezioni fra questioni finanziarie e professionali e una
più ampia visione artistica. Nichols era molto schietto e sanguigno quando parlava
delle realtà economiche dell'industria della musica. I proprietari
di club difficilmente confondevano fini e mezzi; i club esistevano con lo
scopo precipuo di far profitto, non con quello di presentare bella musica.
Nichols riconosceva il fatto che gli aspetti finanziari del jazz richiedevano
spesso che i musicisti neri trascorressero in tournée lunghi periodi
di tempo nonché un veloce ricambio di uomini e di investimenti. I
musicisti dovevano anche vedersela con il regolamento statale dei nightclub
eserctitato tramite le cabaret card, le licenze per i liquori e le sigarette,
le ispezioni antincendio, sanitarie e di ordine pubblico. Nelle parole di
Nichols, "la vita jazzistica è per il novanta percento apparenza e
inganno".
Non mancavano tuttvia ragioni di ottimismo. Anticipando
l'entrata in guerra imminente degli Stati Uniti e riconoscendo che la prima
guerra mondiale aveva rappresentato un momento importante per l'attivismo
nero e per la crescita dell'industria culturale ad Harlem, Nichols spiegava
che "la guerra è un momento di boom per gli autori di canzoni". Per
giunta, il pubblico bianco continuava a volere quel "divertimento primitivo"
che non si trovava al di fuori del jazz. La sfida, dunque, per i musicisti
neri, era di riconoscere i limiti nel lavoro del jazz e nello stesso tempo
di coglierne le opportunità. Il "racket del jazz" forniva una "base
finanziaria" alla vita e, fintanto che i musicisti avessere riconosciuto
che il business era "un mezzo verso un fine" piuttosto che fine a sé,
sarebbero sopravvissuti economicamente potendo allo stesso tempo perseguire
dei progetti artistici seri. Nichols vedeva in Art Tatum l'esempio di qualcuno
che aveva ottenuto un certo successo nel jazz rimanendo un esempio di
originalità artistica e di genio musicale.
Tornato dalla guerra nel 1943, Nichols scrisse diversi
articoli per The Music Dial [tra cui
Jazz Milieu, riprodotto su
questo numero di AAJ Italia], una rivista musicale di proprietà nera
che ebbe breve vita, i cui animatori vedevano la possibilità di una
cambiamento democratico nell'industria musicale e nelle organizzazioni dei
musicisti, se pure non risparmiavano critiche a queste istrituzioni. La
pubblicazione esprimeva una prospettiva per la "Double V" (la doppia vittoria: oltremare
nella guerra e a casa contro il pregiudizio razziale) e, talvolta, vicina
a un internazionalismo di sinistra, nel modo in cui collegava le lotte
antisegregazione e discriminazione nell'industria musicale a quella contro il razzismo, il
fascismo, l'imperialismo e il classismo. Il piano programmatico del giornale
articolava chiaramente gli scopi dei suoi redattori: proteggere gli interessi
dei musicisti in servizio nelle forze armate e negli impianti di difesa.
Creare un'agenzia generale che proteggesse il talento. Appoggiare le forze
intente alla lotta per elevare il livello economico della gente comune.
In una serie di articoli sul "purista del jazz" pubblicati
nel 1944, Nichols deprecava un'industria che marginalizzava gli afro-americani
dal punto di vista finanziario e poco si curava della qualità della
musica. Una soluzione al dilemma - sostenne in un articolo - sarebbe stato
il patrocinio dello Stato. Ma in questi articoli Nichols si concentrò
piuttosto su una devozione "purista" all'arte come mezzo per controbattere
le difficoltà e promuovere lo sviluppo del jazz moderno. Sottolineando
il fatto che "l'intelligenza nel jazz" era qualità rara, egli vide
anche l'articolarsi di idee musicali nuove, innovative e fantasiose come
maniera di migliorare la posizione del jazz e dare soddisfazione agli artisti.
Nichols credeva che tali qualità potessero diffondersi nella
comunità dei musicisti. Così scriveva: "Se i jazzmen preminenti troveranno
possibile comunicare le proprie idee attraverso il proprio obiettivo pubblico
(.), il purismo nel jazz non sarà più la rarità che si trova a essere nel 1944".
Vivere da purista del jazz, tuttavia, era cosa prima detta
che fatta. Il ritorno a casa di Nichols fu marcato anche dalla disillusione
e dalla difficoltà nel trovar lavoro suonando la propria musica (o
qualunque altro tipo di jazz moderno, quanto a ciò). All'aprirsi del
mercato al jazz moderno, dopo la guerra, le difficoltà di Nichols
nel giuadagnarsi da vivere con la sua musica continuarono e persistettero
poi per il resto della sua carriera, anche dopo le registrazioni Blue Note
del 1956, criticamente acclamante.
In ultima analisi, gli scritti di Nichols a partire dagli
anni Quaranta descrivono il difficile terreno che i musicisti creativi neri
dovevano negoziare, cercando di equilibrare le loro aspirazioni artistiche
con i fatti dell'industria musicale e della società in genere. Un
pugno di musicisti vi riuscì, ma moltissimi si scontrarono con le
difficoltà, come ci mostra l'esperienza di Nichols.
Articolo riprodotto per gentile concessione della University of California Press
Traduzione di Marco Bertoli
Foto di Herbie Nichols: (C) Francis Wolff/Mosaic Records
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