Aprile 2004
|
Henry Grimes - David Murray - Hamid Drake
Crossroads 2004
Castel San Pietro Terme, Sala Cassero, 03.04.2004
Andrea Ravagnan
Il miracolo di Herny Grimes non è la sua resurrezione. Non sono l'ovazione e il calore con cui il pubblico lo
accoglie ora ad ogni sua nuova apparizione. Il jazz è un mondo che non ha bisogno della morte per creare miti (basta pensare
a Max Roach, a Cecil Taylor, a Sonny Rollins), ma chi muore diventa un dio (...Charlie Parker,
Lester Young, Billie Holiday...).
Herny Grimes sta un po' a metà strada. Lui è vivo e vegeto, ma il mondo del jazz lo aveva già santificato. Tuttavia non si
spiega solo così l'emozione di sentirlo di nuovo suonare. Il vero miracolo di Henry Grimes è che suoni ancora così: più
di trent'anni senza contrabbasso possono arrugginire un po' la tecnica, non certo la stoffa del grande musicista.
Era improvvisamente sparito dalla scena nel 1967. Per lui niente più musica, niente più pubblico, ma solo la camera di un
albergo di Los Angeles. 'Ritrovato' nel 2002 da un operatore sociale, Marshall Marrotte [per leggere il reportage di
Marotte clicca qui], ci ha pensato William
Parker a regalargli un contrabbasso, spianando così la strada per il suo rientro.
Il tour che lo vede in trio assieme a David Murray e Hamid Drake, con il quale ha fatto sosta a Castel
San Pietro Terme per questa edizione di Crossroads, non ha minimamente il sapore dell'esposizione museale. Henry Grimes è
in tour perché è uno dei migliori contrabbassisti che ci siano in circolazione. Al di là degli ovvi quanto sinceri rituali, come
la targa ricevuta dal Comune di Castel San Pietro, la Sala Cassero, piccola, raccolta e stipata fino all'inverosimile, era piena
di gente che voleva ascoltare della splendida musica, non semplicemente verificare le voci che dicevano che Grimes è ancora
vivo. Ci sono serate in cui l'interazione tra pubblico e artisti raggiunge una sintonia particolare e questa è stata una di
quelle volte magiche, come ha confessato alla fine lo stesso Drake.
Sarà stata l'elettricità dell'atmosfera, o la bellezza della musica, resta il fatto che il concerto ha superato di gran lunga
le aspettative (almeno quelle di chi scrive!), che erano già molto alte. Forza, vigore, interplay, comunicativa, rapporto
perfetto tra collettivo e individualità: il concerto ha messo pienamente a frutto l'esperienza free, a cui Grimes ha
partecipato tra i pionieri e a cui Drake e Murray, seppur in modo diverso, si rifanno. Di vera musica libera si è
trattato: libera nella forma, libera nell'espressione individuale, un tuffo in mare aperto. I brani giocavano con tracce tematiche
mostrate e nascoste, costruite su una complessità ritmica che scorreva invece con incredibile naturalezza, senza la minima
rigidità e con un effetto di continuo coinvolgimento delle gambe, delle braccia, del corpo anche di chi ascoltava. I lunghissimi
assoli, svincolati da costrizioni formali, davano un notevole senso di dilatazione temporale: era come se la necessità espressiva
del solista avesse priorità su ogni regola.
Qui però va spesa qualche parola per ciascun musicista. Una delle cose che senza dubbio si pensa dopo aver visto questo
concerto è che al mondo c'è della gente che suona straordinariamente bene. David Murray, di cui qualche volta si possono
criticare le scelte artistiche, è un sassofonista che, in un tale contesto, trova l'equilibrio perfetto tra la libertà
che questa formazione gli concede e la sua capacità di sfornare continue idee dal sassofono (o dal clarinetto basso).
Poco importa sapere se Henry Grimes ha ancora nelle dita la precisione di un tempo: di sicuro ha nelle dita la storia della
musica afroamericana, o, se si preferisce, un senso del blues tutti questi anni senza suonare non gli hanno certo fatto
dimenticare.
Hamid Drake: credo si contino sulle dita di una mano i musicisti che mettono incondizionatamente d'accordo tutti, cosa che
avviene puntualmente ogni volta che si parla di Hamid Drake. Il suo problema è che è talmente bravo che a volte ci si
dimentica di ascoltare gli altri. Non si pretende qui di riassumere le ragioni della grandezza di Hamid, che meriterebbe un
saggio a parte. Ci sono però alcune caratteristiche risaltano immediatamente: il suono potentissimo che riesce a estrarre
dalla batteria, una dinamica che va dal pianissimo al fortissimo, una quantità innumerevole di figurazioni nel proprio
bagaglio, la capacità di stare sempre in ascolto di chi sta accompagnando, la personalità artistica.
Si sta trattando per un nuovo tour in estate. La speranza è quella di rivederli tutti e tre in giugno. Incrociamo le dita.
Foto di Claudio Casanova [ulteriori immagini tratte da questo concerto sono disponibili nella
galleria fotografica]
|