Marzo 2003
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Dave Douglas Septet
Crossroads 2003
Teatro Comunale "Ebe Stignani" - Imola - 17.03.2003
Francesco Bigoni
Ormai prossimi i festeggiamenti del suo quarantesimo compleanno, Dave Douglas
presenta al folto pubblico accorso all'appuntamento imolese il frutto della sua ultima
fatica discografica, Freak In. Scorrendo
rapidamente la sua produzione, ci si soffermi sull'ingente blocco di album a suo nome -
caratterizzato da quell'eclettismo oggetto di lodi sperticate fra gli ammiratori, di
diffidenza fra i (pochi) detrattori - , senza tralasciare lo sterminato elenco di
collaborazioni - da Myra Melford ai Cibo Matto, dai Doctor Nerve
allo zorniano Masada - che contribuiscono a delineare la figura di un musicista
onnivoro, contrario tanto all'inquadramento nei generi quanto alle gerarchie dei
materiali. E dotato d'una prolificità d'altri tempi, tanto da essersi scrollato di dosso
da tempo l'etichetta di "nuovo talento", della quale spesso si fatica a sgravarsi a causa
della crudele - e necessaria - mania classificatoria che il sistema della critica finisce
per trasmettere agli appassionati.
Rimaneggiata la formazione - assenti i "guastatori" principi, Marc Ribot e Joey
Baron - e abbandonato lo studio di registrazione, il settetto ha conosciuto le
dinamiche proprie all'esibizione dal vivo; senza intaccare, sostanzialmente, la resa di
una scrittura densa e cameristica - che prosegue naturalmente l'esperienza di
Witness - , e il ricorso massiccio ad un universo elettronico che ha in Jamie
Saft - tastierista, co-produttore ed ingegnere del suono - il suo demiurgo.
A farsi strada nelle composizioni del leader è oggi una certa funkiness
riscontrabile in nuce nel boogaloo di Soul on Soul, oltre che nel penultimo
lavoro The Infinite. Uno stimolo raccolto con zelo dal chitarrista David
Gilmore - memore dei trascorsi stevecolemaniani - , dal batterista Derrek
Phillips e da un parsimonioso e puntuale Seamus Blake (l'unico rimasto di due
sassofonisti - l'altro era Chris Speed - quasi agli antipodi stilistici).
Piuttosto soffocate dall'ampio caleidoscopio sonoro - soprattutto nei brani centrali - le
percussioni elettroniche di Ikue Mori, spesso appiattite sopra le linee sinuose
tracciate dal Rhodes "preparato" elettronicamente da Saft.
Un cenno particolare meritano gli interventi solistici di Douglas, che alla consueta
pregnanza di fraseggio, alla ricchezza timbrica e al gusto declamatorio unisce un amore
ritrovato (e, in questo caso, squisitamente trombettistico) per Davis.
Da intellettuale militante quale è, non manca - dispiegando sul palco una bandiera della
pace - di dichiarare la sua contrarietà all'intervento militare americano, scuotendo un
pubblico troppo spesso abituato all'indifferenza di artisti volontariamente rinchiusi
all'interno di poco rassicuranti torri d'avorio.
Sito di Crossroads:
http://www.crossroads-it.org
Foto di Claudio Casanova [Ulteriori foto di questo concerto sono disponibili nella
galleria immagini]
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