Febbraio 2003
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Guida ai CD fondamentali: Il Blues degli anni Venti.
La quarta guida realizzata dalla Società Italiana di Musicologia Afroamericana (www.sidma.it) per All About Jazz Italia,
affronta un elemento del panorama musicale statunitense senza il quale si comprende ben
poco della storia del jazz. Il Blues è il versante laico della musica popolare dei neri
nordamericani, il retroterra culturale più profondo, assieme al canto religioso, sia esso
spiritual e gospel. Senza queste radici si perde buona parte del significato ultimo del
jazz, la cui anima è a loro legata in modo inestricabile.
Il mondo degli appassionati si limita a riconoscere, per scrupolo formale, questo valore estetico, ma non gli affianca
la pratica dell'ascolto, vale a dire la conoscenza effettiva. Per colmare questa lacuna e
per aiutare i lettori a orientarsi in un mondo a prima vista esoterico, Luigi Monge,
esperto internazionale di testi blues, ha preparato un guida in due parti, concisa e
d'immediato impiego, grazie alla quale contiamo di farvi scoprire tesori nascosti sotto
la distratta superficie dell'abitudine.
Buona lettura,
Valerio Prigiotti
Il Blues degli anni Venti
Luigi Monge
Parte I: Il Blues Rurale
Introduzione
Forse il Blues esisteva già negli anni Novanta dell'Ottocento, ma è solo
all'inizio del Novecento che si riscontrano le prime testimonianze sonore di una sua
forma primitiva. Nel 1902 Ma Rainey sentì cantare un blues da una donna in una
piccola città del Missouri, mentre W.C. Handy racconta nella sua autobiografia,
con un'abbondante dose di romanticismo, come nel 1903 rimase affascinato da un anonimo
musicista di strada che a Tutwiler, nel Mississippi, si accompagnava al canto facendo
riecheggiare le note slide della «musica più strana che avesse mai sentito».
Queste composizioni di chiara matrice popolare - poi immortalate attorno al 1910 nelle
prime trascrizioni/pubblicazioni a stampa - si diffusero oralmente nelle principali città
del Sud degli Stati Uniti interagendo con le altre forme musicali bianche e nere d'inizio
secolo, in particolare con vaudeville, ragtime, jazz, country, musica sacra, canti di
lavoro, holler, ecc.
Per convenzione, il 1920 è l'anno della prima registrazione ufficiale di blues,
Crazy Blues, inciso da Mamie Smith per la Okeh Records, un brano che
non si può definire come blues in senso stretto, e che rientra piuttosto nell'ambito
della musica vaudeville. In ogni caso, il successo commerciale riscosso da questa
composizione dell'influente Perry Bradford portò fortuna a questo termine -
apparso in origine nella locuzione to have the blue devils, usata in Inghilterra
in epoca elisabettiana e comune fra la popolazione neroamericana dell'Ottocento nella sua
forma abbreviata to have the blues - da quel momento associato al genere musicale
omonimo.
Il successo di Mamie Smith favorì la registrazione dei blues, che nella prima
metà degli anni venti erano ancora legati a una strumentazione orchestrale e a elementi
espressivi tipici del jazz (il cosiddetto Classic Blues o Blues Classico,
cantato perlopiù da donne). Solo a partire dalla seconda metà del decennio se ne
riscoprirono le radici folcloriche nelle campagne del Sud degli Stati Uniti, alle quali
si diede il nome - discutibile - di Country Blues o Blues rurale, eseguito
soprattutto da solisti maschi.
Questa guida intende fornire alcuni suggerimenti discografici e bibliografici di base,
per avvicinare i lettori all'ascolto del Blues degli anni Venti. È posta particolare
attenzione a quegli artisti che, per la loro professionalità, per il successo commerciale
ottenuto o per l'importanza storica, si possono ritenere i personaggi più rappresentativi
del periodo. Non saranno pertanto presi in considerazione musicisti imprescindibili (ad
esempio Blind Willie McTell e Sleepy John Estes) la cui produzione
discografica si sia sviluppata soprattutto dopo gli anni Venti, o artisti dal repertorio
in buona parte estraneo al blues, come l'evangelista con la chitarra Blind Willie
Johnson. Nonostante la delimitazione storica di partenza, l'enorme quantità di
musicisti fondamentali per capire l'evoluzione del Blues ci costringe a una ripartizione
strutturata per appartenenza a diversi stili. Pertanto, anche se le registrazioni delle
cantanti classiche sono precedenti, inizieremo col Blues rurale o Folk
Blues più vicino alle origini della cosiddetta Musica del Diavolo. Offriremo,
per quanto possibile, la più vasta panoramica discografica, anche se le etichette
specializzate nel Blues prebellico sono poche, e hanno pubblicato spesso dischi di scarsa qualità audio e privi di
serie informazioni biografiche e discografiche nelle note di copertina.
Forniremo infine riferimenti bibliografici ad articoli scritti in italiano.
PAPA CHARLIE JACKSON: «Complete Recorded Works in Chronological Order Vol. 1 (1924
to February 1926)» (Document Records DOCD-5087 - 1991)
Papa Charlie Jackson è stato il primo solista di spessore a registrare con una
certa regolarità per case discografiche commerciali, accompagnandosi al banjo, strumento
poco diffuso tra i bluesmen del periodo - con l'eccezione delle jug bands - fatto
che ha indotto molta critica a relegare Jackson nella schiera dei musicisti ancora
influenzati dal vaudeville e dai minstrel show e medicine show neri.
La biografia di Jackson, tuttora un vero enigma, e la sua collocazione ambivalente, a
metà strada fra tradizione e innovazione, sono le cause principali dello scarso
apprezzamento da parte degli studiosi internazionali.
Jackson, nato a New Orleans, ha il merito di aver registrato per primo alcune delle
canzoni tradizionali in seguito riproposte da molti songster, prima e dopo la Seconda
Guerra Mondiale. Tra queste ricordiamo I'm Alabama Bound e Salty Dog Blues,
incluse nel primo dei tre CD della Document che raccolgono tutte le sue
registrazioni effettuate per la Paramount tra il 1924 ed il 1934.
[Letture consigliate:
Chris Smith, note di copertina dei tre CD della Document.]
BLIND LEMON JEFFERSON: «The Best of Blind Lemon Jefferson» (Yazoo Records
YAZCD 2057 - 2000).
Nell'ambito della storia del Blues la figura di Blind Lemon Jefferson (1893-1929)
non ha ancora ricevuto l'attenzione che merita. Lo dimostra la reiterata resistenza,
anche da parte delle pubblicazioni italiane ed estere più recenti, a ignorare la
scoperta, vecchia di cinque anni, della sua vera data di nascita. L'importanza storica di
Jefferson - nativo di Couchman, vicino a Wortham, nel Texas nord orientale, ma
formatosi dal punto di vista musicale nella zona di Dallas nota come Deep Ellum -
è insita nel fatto che, grazie al suo successo di vendite senza precedenti, i talent
scout delle case produttrici di race records si misero alla frenetica ricerca di
altri musicisti itineranti più o meno legati al patrimonio popolare afroamericano. Il
rilievo musicale e lirico del bluesman texano va, invece, ricercato nella sua capacità di
sintesi di vari influssi legati alla dura esperienza di vita sulla strada.
In questo CD, che raccoglie circa un quarto dell'intera produzione di Jefferson incisa
tra il 1926 e il 1929, anno della sua misteriosa e prematura morte a Chicago, sono
raccolte alcune delle sue registrazioni memorabili per la Paramount. Si spazia da brani
tradizionali quali Easy Rider Blues e Corinna Blues, rielaborati con gusto
del tutto personale, a classici del musicista texano come Match Box Blues (qui
nella versione registrata per la Okeh) e See That My Grave's Kept Clean,
passando per pezzi di chiara matrice rag come Hot Dogs, blues tematici come
'Lectric Chair Blues e Prison Cell Blues, e gospel quali He Arose from
the Dead e I Want to Be Like Jesus in My Heart, con la ciliegina musicale e
testuale di That Crawlin' Baby Blues.
Insomma, un ottimo viatico per chi non cerca le edizioni integrali, come i quattro volumi
della Document o il recentissimo box della JSP.
[Letture consigliate:
numero monografico su Blind Lemon Jefferson, Black Music Research Journal, Center
for Black Music Research - Columbia College Chicago, vol. 20, n. 1 (disponibile presso
l'autore di questo articolo)
Fabrizio Venturini, "Blind Lemon Jefferson Bluesman vagabondo", Musica Jazz n. 2,
Febbraio 1979, pp. 7-9]
BLIND BLAKE: «The Best of Blind Blake» (Yazoo Records YAZCD 2058 - 2000)
Sulla scia del successo commerciale ottenuto da Blind Lemon Jefferson all'inizio del
1926, la Paramount si assicurò pochi mesi dopo anche le eccellenti prestazioni di
Blind Blake, chitarrista versatile dalla tecnica sopraffina. A suo agio sia con
lineari composizioni blues, sia con intricati strumentali ragtime di difficile
esecuzione, il musicista, nato intorno al 1880 a Jacksonville, in Florida, forma
con Blind Willie McTell e Blind Boy Fuller il nucleo dell'East Coast
Blues dell'anteguerra. Poco si sa della sua vita, ma rimangono un centinaio di
registrazioni, per tre quarti effettuate durante il decennio in esame. Per questo - e per
l'eccellente restauro sonoro - si suggerisce l'ascolto della raccolta della Yazoo,
che comprende un numero esiguo di brani degli anni Trenta e le migliori e più eterogenee
registrazioni del decennio precedente, tra cui Southern Rag, Rope Stretchin'
Blues. Part One, Diddie Wa Diddie e il suo esordio su disco, uno dei
capolavori assoluti del blues prebellico, il sottile Early Morning Blues, pregno
d'interessanti riferimenti visuali, assai autoironici, provenendo da un musicista non
vedente.
[Letture consigliate:
Bruce Bastin, "The Geographical Base" in Red River Blues: The Blues Tradition in
the South East (Urbana: University of Illinois Press, 1986)
Raffaele Bisson, "Blind Blake", Il Blues n. 70 (Marzo 2000)]
LONNIE JOHNSON: «Steppin' on the Blues» (Columbia Records C 46221 - 1990)
Vero antesignano della chitarra moderna, prima di Charlie Christian e T-
Bone Walker, e fine tessitore di trame intricate quanto pulite, Alonzo
Johnson, nato a New Orleans e detto Lonnie (1889-1970), è stato spesso
considerato un personaggio a cavallo tra jazz e blues, a suo agio anche con generi
musicali di più facile ascolto. È in ogni modo nel decennio in esame che Johnson si
rifece a stilemi più tipicamente blues. Richiestissimo session man e chitarrista per big
band famose come quella di Duke Ellington, negli anni Venti suonò con molti grandi
del jazz (Louis Armstrong, in duo con Eddie Lang) e del blues (Texas
Alexander, Victoria Spivey), ma va ricordato anche e soprattutto per la
carriera da solista che cominciò nel novembre del 1925 per la Okeh, dalla quale fu
ingaggiato dopo aver vinto un concorso per talenti emergenti a St. Louis e per la
quale registrò quasi duecento brani fino all'agosto del 1932. Questo CD ben sintetizza la
vena blues del chitarrista negli anni Venti, senza costringere il malcapitato lettore
curioso all'acquisto dei sette CD della Document, consigliati solo agli studiosi. Tra i
brani degni di nota sono qui presenti Mr. Johnson's Blues, Steppin' on the
Blues e Deep Blue Sea Blues.
[Letture consigliate:
Antonio Lodetti, "Lonnie Johnson" in 100 dischi ideali per capire il Blues, a
cura di Roberto Caselli con prefazione di Fabio Treves (Roma: Editori Riuniti, 2001).
Fabrizio Venturini, "Johnson & Johnson: Le due facce del Blues", Musica Jazz anno
36, n. 11 (Novembre 1980), pp. 14-16
Chris Albertson, "Chased by the Blues" in Bluesland: Portraits of Twelve Major
American Blues Masters (New York: Dutton, 1988)]
HENRY THOMAS: «Texas Worried Blues: Complete Recorded Works 1927-1929»
(Yazoo Records YAZCD 1080/1 - 1989)
Come l'illustre studioso Paul Oliver e altri hanno dimostrato, per capire a fondo
il Blues e la sua genesi è necessario analizzare le svariate fonti ispiratrici che lo
plasmarono - tra cui le ballate di origine bianca e nera e altre espressioni musicali
popolari ad esse correlate risalenti all'Ottocento e secoli precedenti - e che
costituiscono quello che è stato genericamente ma efficacemente definito come pre-
blues o protoblues. Uno dei personaggi simbolo in questo senso fu il
misterioso Henry Thomas, musicista ingiustamente trascurato e misconosciuto anche
da alcuni addetti ai lavori, e per il quale il termine rurale sembra essere, per
una volta, appropriato.
Le registrazioni effettuate per la Paramount tra il 1927 e il
1929 costituiscono un vero e proprio anacronismo storico in quanto la musica di Thomas è
specchio fedele di quanto era suonato nelle campagne del Texas dopo la Guerra di
Secessione. Nella sua semplicità primigenia, la musica immortale di Thomas ci aiuta a
riflettere sulla ricchezza espressiva di certi suoni antichi come il mondo. Per questo,
superato il primo difficile impatto, non ci si deve sorprendere se sentendo
distrattamente questo CD che ne raccoglie l'intera produzione discografica riecheggeranno
note di genuina world music (quando il termine non era di moda) che per gli amanti
del rock, blues e folk degli anni '60 risulteranno addirittura familiari. A ben vedere il
processo è quello contrario: ascoltando il CD si scoprirà che i Canned Heat poco
inventarono con la loro Goin' up the Country, limitandosi a riadattare Bull
Doze Blues di Henry Thomas con il flauto traverso al posto di un campagnolo zufolo a
canne. Lo stesso vale per nomi altrettanto illustri quali Bob Dylan e Lovin'
Spoonful. Insomma una bella lezione di storia della musica, e non è poco.
[Letture consigliate:
Mack McCormick, note di copertina al CD consigliato]
TOMMY JOHNSON: «Canned Heat (1928-1929): The Complete Recorded Works in
Chronological Order» (Document 5001 - 2002)
Completamente rimasterizzato, ecco un CD fondamentale per capire la storia del blues e la
sua evoluzione. Avendo registrato solo una quindicina di facciate in meno di due anni
(febbraio 1928-dicembre 1929), si può qui comodamente consigliare l'acquisto dell'intera
produzione discografica di Tommy Johnson, nato nei pressi di Terry,
Mississippi, circa nel 1896 e morto nella vicina Crystal Springs nel 1956. Meno
famoso dell'omonimo Robert ma forse più importante dal punto di vista dell'evoluzione
storico-musicale del Blues, attorno a Tommy Johnson si formò nell'area di Drew,
Mississippi, una schiera di musicisti blues dal croccante sapore downhome.
Dalla sua creatività, filtrata dalla tradizione, nacquero standard del repertorio del Delta
Blues (Big Road Blues e Big Fat Mama Blues) e intensi ritratti
(Maggie Campbell Blues), anche di notevole drammaticità autobiografica (Canned
Heat Blues). In quest'ultimo brano Johnson profetizza la propria morte, avvenuta per
attacco di cuore causato dall'ingestione ripetuta del micidiale liquore di contrabbando
noto come canned heat (letteralmente calore in scatola) ovvero lo
Sterno, un combustibile per fornelli il cui alcol era estratto e bevuto, mischiato
ad acqua e zucchero con effetti devastanti per la salute tra cui la paralisi degli arti.
Una volta ascoltato Tommy Johnson, è impossibile non rimanere imprigionati dal suo
falsetto allo stesso tempo ossessionante e affascinante, intensamente drammatico come
gran parte del Blues di questa zona del Mississippi.
[Letture consigliate:
David Evans, Tommy Johnson, Londra: Studio Vista, 1971 (fuori catalogo)
David Evans, Big Road Blues: Tradition and Creativity in the Folk Blues, New York: Da
Capo Press, 1987
Roberto Menabò, "Tommy Johnson: L'Uomo del Canned Heat", Il Blues n 8 (Settembre 1984),
pp. 26-27]
CHARLEY PATTON: «The Definitive Charley Patton» (Catfish Records180 - 3 CD - 2001)
Il chitarrista Charley Patton (circa 1887-1934) cominciò a registrare nel 1929, ma
a differenza del suo alter ego Eddie Son House e di altri musicisti della loro
cerchia musicale, si può a pieno titolo considerare uomo dei ruggenti Anni Venti, in
primo luogo perché in questo decennio furono incisi circa i due terzi della sua intera
produzione discografica, e in secondo luogo in quanto ampiamente attivo in quella che
potremmo definire la zona di gestazione (se non di nascita) del Blues nota come Delta del
Mississippi.
Apriamo una breve parentesi per puntualizzare che con il termine geografico-
musicale Delta del Mississippi non s'intende la foce dell'omonimo fiume, che è a
New Orleans, in Louisiana, ma quella zona a forma di delta racchiusa tra l'old man
river e l'affluente Yazoo. Il clownesco Patton, nato a Edwards, in
Mississippi, è stato emblematicamente (ma anche frettolosamente) definito il fondatore
del Delta Blues. La sua versatilità e il suo spirito istrionico fecero di lui il più
popolare menestrello itinerante del Delta, ma la figura di Patton risalta anche per la
capacità di dipingere fatti e situazioni del suo tempo e del suo popolo. A questo
proposito va citato High Water Everywhere, epico racconto in due parti
dell'inondazione del Mississippi del 1927, con minuziosa e commovente ricostruzione
geografica dei luoghi colpiti da una delle più disastrose catastrofi naturali avvenute
negli Stati Uniti il secolo scorso.
Nel florilegio di riedizioni dell'opera omnia di
Patton [lo Yazoo, il recente JSP e il mastodontico box di sette CD uscito per l'etichetta
Revenant, al cui interno sono presenti importanti saggi, trascrizione dei testi, il libro
monografico scritto da John Fahey, ecc. ma il cui prezzo, per quanto proporzionato al tipo di
prodotto rimane proibitivo], questo triplo CD è consigliabile per qualità sonora della
registrazione, prezzo contenuto e perché sono presenti tutte le registrazioni di Patton,
senza noiose alternate take destinate solo a fanatici come il sottoscritto. Tra le
altre chicche è obbligatorio citare l'influente Pony Blues, vero e proprio inno
del Delta Blues, nonché i ritratti di personaggi dell'epoca (Tom Rushen Blues,
Joe Kirby, Jim Lee Blues) e i brani sacri Oh Death e I Shall Not
Be Moved.
[Letture consigliate:
Stephen Calt & Gayle Wardlow, King of the Delta Blues: The Life and Music of
Charlie Patton (Newton, NJ: Rock Chapel, 1988)
Robert Sacré (ed.), The Voice of the Delta: Charley Patton (Liegi: Presses
Universitaires Liège, 1987)
Roberto Menabò, "Alle Origini del Country-Blues", Il Blues n. 5 (Dicembre 1983),
pp. 25-27
John Fahey, Charlie Patton (Londra: Studio Vista, 1970) (fuori catalogo ma
ristampato integralmente nel box Revenant)]
BARBECUE BOB: «Chocolate to the Bone» (Yazoo Records YAZCD 2005 - 1992)
Nativo di Walnut Grove, Georgia, e attivo nell'area di Atlanta, Robert
Hicks alias Barbecue Bob (1902-1931) fu una delle punte di diamante
dell'etichetta Columbia Records a partire dal 1927 e fino a tutto il 1930, l'anno
precedente l'improvvisa morte per polmonite. Nell'immediato successo del primo disco,
secondo solo a quelli di Bessie Smith per numero di copie vendute, va forse ricercata la
causa dell'apparente similarità dei suoi brani. Era, come i suoi colleghi, versatile nel
repertorio, ma finì imprigionato dalla formula acchiappasoldi dettata dalle case
discografiche del decennio. A questo difetto Barbecue Bob, il cui soprannome deriva dai
molteplici lavori svolti nei ristoranti della capitale della Georgia, sopperì con la
peculiarità del timbro vocale e una riconoscibilissima liquidità strumentale, ottenuta
grazie a una dodici corde che a tratti si pone qualitativamente sullo stesso piano di
quelle leggendarie di Leadbelly e Blind Willie McTell. Talvolta accompagnato in sede di
registrazione dal fratello maggiore Charley, meno tecnico alla chitarra, ma più
dotato dal punto di vista vocale, Robert ci ha lasciato alcune gemme come Barbecue
Blues, Chocolate to the Bone, Brown-Skin Gal e la ricorrente
composizione di attualità Mississippi Heavy Water Blues, oltre a una serie di
hokum - canzoni dal palese, ma ben mascherato significato sessuale incentrate sul
double entendre - e un paio di gospel.
[Letture consigliate:
Bruce Bastin, "Goin' to Town" in Red River Blues: The Blues Tradition in the South
East (Urbana: University of Illinois Press, 1986)]
ALGER "TEXAS" ALEXANDER: «Complete Recorded Works in Chronological Order -
Volume 1 (1927-1928)» (Matchbox Records MBCD-2001-2 - 1993) / «Complete Recorded
Works in Chronological Order - Volume 2 (1928-1930)» (Matchbox Records MBCD-2002 - 1994)
Nonostante la carriera decennale, conclusasi nel 1950, anche Texas Alexander (1900-
1954) diede il meglio di sé all'inizio dell'attività discografica, nella seconda metà
degli anni Venti quando registrò più della metà dei brani per la Okeh Nato a
Jewett, in Texas, non lontano dal luogo in cui pochi anni prima era venuto alla
luce Blind Lemon Jefferson, Texas Alexander si differenzia dalla maggioranza dei bluesmen
prebellici perché non suonava alcuno strumento. Ciò non gli impedì di esibirsi per le
strade, dove la sua potente voce risuonava attirando nugoli di persone, talvolta
coadiuvato da qualche musicista cui prestava la chitarra che portava perennemente con sé.
In studio il tappeto sonoro gli fu fornito da alcuni dei più grandi musicisti jazz
(King Oliver, Eddie Lang) e blues (Lonnie Johnson, Little Hat Jones,
Willie Reed), che ebbero il loro daffare ad accompagnarne il canto irregolare e
umorale. Le notizie sulla sua vita sono contraddittorie, compreso un non documentabile
omicidio della moglie e dell'amante, ma è accertato che trascorse un periodo in prigione,
il che spiega le vivide sensazioni descritte nei suoi blues carcerari Levee Camp
Moan e Section Gang Blues (presenti nel primo dei CD consigliati) e
Penitentiary Moan Blues (inserito nel secondo). La tematica amorosa ed erotica è
sviluppata in maniera perlopiù originale (Boe Hog Blues), quando non è legata al
modello influente di Jefferson (Ninety-Eight Degree Blues, Johnny Behren's
Blues, Texas Special).
[Letture consigliate:
Paul Oliver, note di copertina dei CD consigliati
Raffaele Bisson, "Bluesman da strada" in Il Blues n. 66 (Marzo 1999), pp. 36-38]
MISSISSIPPI JOHN HURT: «Avalon Blues: The Complete 1928 Okeh Recordings»
(Columbia/Legacy CK 64986 - 1996)
Lo stile fingerpicking di Mississippi John Hurt (1893-1966), nato ad
Avalon, costituisce una delle tante sfaccettature di quel diamante che è il
Mississippi Blues. Fortemente influenzato dal Piedmont Blues della costa
orientale, il suo suono rappresenta la perfetta sintesi di musica bianca e nera del primo
quarto di secolo e si esprime in forma più pacata e impressionistica di quella
caratterizzante il Delta Blues - in questa sede esemplificato da Tommy Johnson - e
il cosiddetto Bentonia Blues (dal luogo di provenienza dei suoi musicisti più
rappresentativi). La complessità dello stile chitarristico di Hurt non possiede alcuna
finalità d'intrattenimento godereccio, ma è piuttosto frutto dell'urgenza interiore di
suonare sulla veranda di casa, con il solo scopo di soddisfare il proprio gusto di fare
musica e il desiderio di pochi amici di ascoltarla.
Questo CD, che raccoglie le prime
registrazioni di Hurt effettuate a Memphis e a New York nel 1928 per la
Okeh, è specchio fedele delle finalità puramente intimistiche insite in questa musica,
che si esprime al meglio in ballate dal marcato tono narrativo facenti parte del bagaglio
di ogni songster dell'epoca (Stack O' Lee Blues, Candy Man Blues,
Louis Collins) o in tranquille riflessioni sulla propria condizione esistenziale
(Got the Blues Can't Be Satisfied, Blue Harvest Blues, Avalon Blues).
[Letture consigliate:
Antonio Lodetti, "Mississippi John Hurt", Il Blues n. 45 (Dicembre 1993), pp. 16-
19
Stephen Calt, note di copertina del CD «1928 Sessions» (Yazoo Records 1065
- 1988), valida alternativa al CD consigliato]
Bibliografia essenziale
Federighi, Luciano Blues On My Mind (Palermo: L'Epos, 2002)
Handy, William Christopher Father of the Blues (New York: Collier Books, 1970)
Lodetti, Antonio Guida alla Musica del Diavolo (Milano, Gammalibri, 1988)
Oliver, Paul Songsters and Saints: Vocal Traditions on Race Records (Cambridge,
UK: Cambridge University Press, 1984)
Van Rijn, Guido "Coolidge's Blues: African American Blues and Gospel Songs from the
Roaring Twenties", di prossima pubblicazione
Venturini, Fabrizio Sulle Strade del Blues (Milano, Gammalibri, 1984) (fuori
catalogo)
[Luigi Monge è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso
l'Università di Genova con una tesi intitolata "La lingua inglese dei Neri d'America
e il Blues: analisi critica di alcuni testi", pubblicata in parte dalla stessa
università. Svolge l'attività di insegnante e traduttore freelance. È membro
dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti dal 1993 e socio fondatore
dell'Associazione Culturale Liguria Blues - Genova. Ex collaboratore della rivista "Il
Blues" per cinque anni, vanta oltre cinquanta pubblicazioni nel campo della musica e
letteratura neroamericana. In inglese ha scritto per il "Black Music Research Journal".
Di prossima pubblicazione sono due articoli per University of Illinois Press e la
partecipazione alla "Encyclopedia of the Blues" per la Routledge di New York.]
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