Febbraio 2001
"Man mano che procedevo
nella scrittura, mi rendevo conto che più che alle armonie ed alle splendide
melodie, stavo pensando ai versi e alle sensazioni e stati danimo provati del
prete Rosso; interpretavo attraverso testi e musica le sue emozioni, le facevo mie e le
riesprimevo con i miei mezzi espressivi musicali."
"Fu allora che mi resi conto che per lei non cera differenza fra un
celebre campanile di Londra e la mia orchestra: infatti chiamava la Big Band,
Big Ben. Aguzzai le orecchie, ma niente, la d non era accennata o
sottintesa: aveva intenzione di lavorare alla promozione della Big Ben."
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Vivaldi's Four Seasons, the Naked Truth
la musica, gli avvenimenti, i personaggi
Parte I
Sandro Cerino
Fu Keir a farmi venire lidea. Non Keir
Dullea, il protagonista di 2001: Odissea nello spazio, ma il valente sassofonista
Mauro Cassinari detto appunto Keir per la straordinaria somiglianza con
lattore del film di Kubrik. Uno dei primi a far parte
del mio ottetto di sassofoni chiamato Assaxination, Keir possiede doti da
improvvisatore, ma svolge la sua attività soprattutto nellambito della musica
classica.
Il fatto che in repertorio avessimo un mio arrangiamento del "Tango" di
Stravinsky e che alcuni brani avessero una struttura da musica contemporanea,
ci aveva indotto a parlare della possibilità di rivisitare brani di musica classica in più di
un'occasione.
La mia idea era che tanto più il brano fosse stato barocco, tanto più larrangiamento avrebbe potuto
essere moderno, in quanto non vincolato da armonie complesse che in qualche modo danno già un
indirizzo e un certo senso a una melodia.
Un giorno Mauro mi informa che un
direttore con cui aveva frequenti rapporti di lavoro voleva incontrarmi perché
gli sarebbe piaciuto dirigere un lavoro del genere, nel caso io mi fossi deciso
a scriverlo e, stando a quanto aveva detto a Keir, sembrava che avesse buoni
motivi per convincermi a farlo. Mi conosceva di nome e come solista di un
orchestra alla quale aveva procurato dei lavori data la sua posizione di
direttore artistico di un auditorium milanese. Tutto prometteva bene, peccato
che non si trattasse di un altro ma di A.B.
Durante lincontro con AB ci
furono particolari che non mancarono di stupirmi.
Innanzitutto mi mostrò un libro da lui
pubblicato (ultimo di una serie comprendente biografie, saggi sullOpera e altri argomenti
di estetica musicale), poi cominciò a nominare una serie di programmi televisivi a cui lui
poteva avere accesso sicuro, ma quello che più di tutto mi impressionò fu quanto
avesse le idee chiare sul da farsi.
Il depliant a 4 pagine:
sulla prima, il titolo dellopera e nome e foto dellorchestra; allinterno,
foto e curriculum mio e suo e, più ridotto, degli altri componenti; infine in 4°
pagina, le presentazioni di un critico classico, un critico di jazz e quella di
Giorgio Gaslini suo amico (nonché mio ottimo conoscente) che, secondo lui, non avrebbe
potuto rifiutargli questa cortesia. In un secondo momento, lultima pagina
avrebbe invece contenuto estratti delle recensioni dei concerti. Il colore
sarebbe stato nero e seppiolina parola che pronunciò alzando lievemente il sopracciglio destro e atteggiando le
labbra in unassetto che ricordava quelle di un sommelier in atto di
degustazione.
Il posto per le prove lavrebbe trovato lui (fece un paio di nomi)
e, a tempo debito, avrebbe portato alcuni discografici cui proporre il lavoro
(nuovo elenco di nomi e compagnie fra cui EMI, Ricordi e anche il nome di un greco). I rapporti
con festival, teatri, radio,
televisione, grafico (per i depliant) nonché il coordinamento dei musicisti (disponibilità,
comunicazione orari di
prove e date dei concerti) sarebbero
poi stati curati dalla sua assistente personale Rosy.
Bè, effettivamente gli argomenti erano particolarmente convincenti. Ma non
ho dimenticato di menzionare
qualcosa, come, ad esempio, il repertorio o la formazione orchestrale? In
effetti se ne parlò e dato quanto su esposto avrete già capito che la mia scelta
cadde sul buon don Antonio Vivaldi, solo che , in realtà il tempo che dedicammo
allesposizione e allidea che io avevo del lavoro fu sicuramente di lunga
inferiore a quello dedicato alle questioni organizzative.
E fu proprio questo il
punto, perché nella mia carriera io ne ho avuto di idee, ma quello che mi è
sempre mancato è la capacità di
promuoverle, quella tecnica - chiamiamola politica - che ha consentito a tanti miei
colleghi di fare molta strada.
Una volta fui stupito dal fatto che il leader di
un gruppo del quale ho fatto parte per alcuni anni, avuto fra le mani il mio
passaporto per presentarlo alla dogana, dopo una breve occhiata mi disse : Ah,
vedo che il tuo passaporto è firmato dal questore TizioCaio: dal 1987 è stato
sostituito da Sempronio, che attualmente ne ricopre lincarico a Napoli.
Considerando che lui era di Bari, la
cosa mi colpì alquanto e cominciò a sussurrarmi piccole vocine sul modus
operandi di alcuni musicisti italiani che collezionano festival
italiani e stranieri, mettendo crocette
vicino a quelli cui hanno già partecipato e pallini vicino a quelli cui hanno
preso parte più volte...
Tornando ad AB, lunica cosa
che mi disse riguardo la realizzazione del lavoro fu che la sua idea era quella
di uno spettacolo in cui fossero inserite varie idee relative ad opere classiche
famose, magari, perché no, la "V" di Beethoven o "Eine kleine music". Lo lasciai
parlare, decidendo per il momento di non esporgli i dubbi che un operazione di
questo tipo mi suscitava. Tutto quello che mi chiedeva era, oltre naturalmente
una bella fetta di guadagno, di dirigere lorchestra. Nulla in contrario! Una
persona ammanigliata a destra e a manca che mi proponeva di sgravarmi da compiti
che non ho mai saputo espletare troppo bene quali la promozione e la ricerca di
concerti, con unassistente-segretaria che se ne sarebbe interessata, non poteva che essere
benaccetta anche se questo avrebbe potuto significare cedergli una parte del
merito artistico.
Eravamo nel maggio del 1997.
In giugno ebbi un primo incontro con Rosy, allarchivio musicale di un museo nel
quale lavorava. In quellincontro mi resi conto che la donna nutriva
un malcelato sentimento di devozione nei confronti di AB e buona parte
dellincontro fu speso nellascoltare come i due si fossero conosciuti e come lei
avesse cominciato a
interessarsi della sua attività. E della sua vita.
Ormai era deciso. Trascorsi
tutto luglio ad ascoltare 4 differenti versioni delle stagioni: la prima
settimana sempre e solo la primavera, la seconda settimana lestate e così via.
Dedicavo dalle 6 alle 8 ore giornaliere allascolto ed appuntavo sulla partitura
quello che ogni solista o direttore dava di proprio allesecuzione. Mordenti,
trilli, gruppetti, appoggiature,
abbellimenti vari, notine aggiunte, note sottintese, ma anche crescendo,
diminuendo, repentini
cambiamenti di dinamica, rallentando, accelerando; specificavo anche chi fosse
il solista o il direttore autore della relativa interpretazione.
Finito il
lavoro di ascolto, cominciai quello sullarmonizzazione e iniziai a scrivere le
sigle (il sistema di classificazione americano) sotto ogni basso numerato e
sotto ogni singolo accordo che si poteva desumere dalla disposizione delle
parti.
Quando ai primi di agosto
cominciai a scrivere lintroduzione della "Primavera", ormai conoscevo la
partitura di Vivaldi praticamente a memoria. Con unocarina che avevo, verificai la
possibilità innanzitutto di
suonare agevolmente in MI maggiore e poi la mia capacità di eseguire eventuali
parti in quella tonalità. Mi maj è
una tonalità un po ostica per i
fiati (6# per strumenti in Bb e 7 per quelli in Mib) e valutai anche la
possibilità di variare le tonalità; Mib maj sarebbe stata molto più comoda per
tutti. Ma poi mi resi conto che oltre al fatto che ogni tonalità ha un suo
particolare suono (ma questo avrebbe potuto comunque variare visto che la mia
orchestrazione è totalmente differente da quella di Vivaldi), lalternarsi delle
tonalità volute da don Antonio conferiva ai cambi di stagione un particolare
colore a cui non mi sentivo di rinunciare. Passare dalla tonalità di Mib maj
della Primavera a quella di Sol min dellEstate non avrebbe ottenuto lo stesso
effetto delloriginale passaggio da Mi maj a Sol min. Le tonalità non
andavano dunque toccate.
Una cosa che mi aveva
colpito era la scoperta della cosiddetta musica a programma. Nelletà barocca
era in voga darsi un tema per la propria musica e Vivaldi lo aveva fatto in
molte sue composizioni come il "Cardellino" (con assolo di flauto molto
cinguettanti) e il "Mare" (ricco di
arpeggi ondeggianti). Nelle Stagioni, però era andato oltre. Non solo aveva
scritto dei versi poetici prima di ogni stagione, ma addirittura aveva
specificato come parti e personificazioni dei suoi versi venissero
rappresentati. Ed ecco che sotto unarcata del violoncello da suonarsi sempre
forte in un contesto bucolico placido e rilassato cè scritto: il cane
che grida. Sulla figurazione semicroma col punto e biscroma dei due
violini si specifica: mormorio di frondi e pianti mentre il violino
principale esegue la melodia del capraio che dorme. Nell"Inverno" sotto
una figurazione di semicrome ribattute si legge batter denti pel
freddo e una rapido svolazzo di semibiscrome descrive lo scivolar sul
ghiaccio. Ma questa non è a tutti gli effetti una colonna sonora?
È il commento musicale di un film fatto
di immagini e scene non girate da una macchina da presa ma vissute attraverso
gli obbiettivi della mente e le lenti dellimmaginazione! Buffo, ma mentre
scrivo mi rendo conto che in realtà anchio senza saperlo ho realizzato della
musica a programma: tutti i lavori discografici a nome mio raccontano in realtà
una storia, già dal titolo: Che Fine Fanno i Personaggi dei Sogni,
Dove Portano i Campi di Fianco alle Autostrade e così via: dunque facilmente
mi spiego il fascino esercitato su
di me dallo svolgimento di un tema portato così allestremo dal grande
compositore.
Mano mano che procedevo
nella scrittura mi rendevo conto che più che alle armonie ed alle splendide
melodie, stavo pensando ai versi e alle sensazioni e stati danimo provati del
prete Rosso nello scrivere;
interpretavo attraverso testi e musica le sue emozioni, le facevo mie e le
riesprimevo con i miei mezzi espressivi musicali. Era una storia alla quale
avevo assistito in un mio viaggio
in un tempo lontano e che non avevo potuto riprendere con la telecamera, per cui
ora mi toccava raccontarla con parole, immagini e sensazioni mie ad un bambino
del ventesimo secolo.
Mi trovai davanti ad alcune scelte abbastanza
rivoluzionarie: ad esempio analizzando le armonie della terza parte dellestate,
mi resi conto che (con qualche ritocco) erano molto vicine alla saudade
brasiliana e così mi venne da suonare tutta la melodia su di esse costruita in
tempo latino. Questo significava stravolgere completamente il senso ritmico di
Vivaldi. Eppure era così che io lo sentivo.
Poi accadde qualcosa che mi
capita spesso quando devo fare un regalo a una donna. Entro in un negozio e vedo
una cosa che da subito attrae la mia attenzione, però è una cosa un po sui
generis nel senso che si tratta di un genere che non ho mai visto addosso a
quella persona e quindi continuo a girare per vedere se trovo qualcosaltro che
mi sembri più vicino al suo modo di presentarsi. A un certo punto capisco che
non riuscirò a uscire dal negozio senza quell'oggetto che aveva colpito la
mia immaginazione a meno di non andarmene poco convinto e così non ho più
ripensamenti e faccio la mia scelta. Ecco era la stessa cosa: con il latin
nell"Estate", il Tango nell"Inverno", i tempi dispari e tante altre cose, dopo un
po che le suonavo a modo mio, mi rendevo conto che qualunque altro
arrangiamento mi avrebbe lasciato insoddisfatto, e così i dubbi relativi a
quanto avrebbe potuto essere irriverente e fuori luogo la mia versione dei
fatti, si risolvevano nella
considerazione: Se io lo sento in questo modo e questo risulterà essere
ridicolo e irriverente, vuol dire che io stesso lo sono, ed è giusto che mi si
conosca per quello che sono!.
Il 19 settembre scrissi il
FA grande come il latrato di un gigantesco animale preistorico che conclude
tutta lopera. Avevo finito!
Ogni stagione aveva una sua
diversa caratterizzazione strumentale e stilistica: "Primavera" dedicata ai legni
e stilisticamente ispirata al periodo delle grandi orchestre (Ellington, Basie,
Kenton); "Estate" dedicata ai sassofoni e in stile latino; "Autunno", ottoni in
stile Weast Coast e "Inverno" ove gli strumenti bassi (clarinetti bassi e
contrabbassi, flauto basso e tuba) mettono la loro sonorità al servizio della
sperimentazione e dellimprovvisazione tonale e atonale. Lescursus stilistico
era venuto da solo, non lavevo deciso io, mentre la caratterizzazione mediante
strumenti era stata una scelta ben precisa che avevo fatto prima di ogni
stagione.
Una cosa che mi piaceva particolarmente era aver recuperato il
concetto dimprovvisazione barocca: affianco a molti soli basati sulle armonie,
cerano degli spazi per alcuni solisti (soprattutto per il trombettista esperto
di musica barocca Francesco Grigolo che avrebbero eseguito cadenze improvvisate come un
tempo avveniva, prima che si decidesse di trascriverle e che quindi diventassero
obbligate allinterno di un brano). Inoltre erano presenti entrambi i modi di
pronuncia: quello jazzistico (odd)
per la maggior parte dellopera e per i soli sugli accordi, ma anche quello
classico (even) in alcuni punti scritti da utilizzarsi per le cadenze. Ero
emozionato e ansioso di ascoltare e mostrare il mio lavoro.
Verso l'inizio di ottobre invitai a
cena AB e Rosy con lintento di leggere la partitura e di esaminarne forma e
contenuti. Arrivarono verso le 21.30, rimasero a tavola fino alle 23 circa e si
alzarono per tornarsene a casa. Eh, la prossima volta! fu la risposta di AB
alla mia domanda di esaminarla insieme.
Negativo. Allarme. No
good.
Ora non ho più dubbi su
quella che chiamo linterpretazione dei segni, perché so che quando una cosa si
presenta in un certo modo dal primo momento, essa rappresenta
linequivocabile biglietto da
visita. Se una donna non si presenta al primo appuntamento e ti chiama scusandosi e
pregandoti di raggiungerla
in un posto pazzesco perché desidera vederti nonostante lincredibile
contrattempo che non solo le ha fatto mancare lappuntamento, ma che la
costringe a rimanere lì fino a una certa ora, ma tu puoi entrare dentro e
intanto possiamo parlare un po e bere un caffè
bè questo significa che per
tutta la durata del rapporto tu dovrai rincorrerla nei posti più impensati e che
quando tornerai da un concerto lontano e lei ti aspetta a casa e tu credi che
appena entrato in casa farete lamore sulluscio, lei si farà trovare con
unamica che è venuta a farle compagnia e che tu dovrai poi accompagnare a casa
in un posto di cui non avevi neanche mai sentito il nome.
Allora però questa era una
teoria e non ancora una certezza karmica.
Dopo qualche giorno Rosy, autoincensandosi, mi comunicò che aveva
trovato un posto per le prove. Si trattava della sacrestia artistica della
chiesa del Carmine in Brera. Mi
attaccai al telefono per trovare i musicisti. La sezione ance cera già: oltre
me e Keir, cera un amico di questultimo che a sua detta suonava anche il flauto e a
completare la sezione chiamai Emiliano un mio ex allievo del quale ho sempre
avuto grande stima e che mi suonava anche il clarinetto basso e un po il
flauto. Per gli ottoni anche lì cera un musicista che mi era stato proposto da
AB e da Keir stesso: Francesco Grigolo, esperto di tromba barocca che suonava
anche una tromba naturale che si era costruito da solo, ma che ascoltava anche
molto jazz. Era ovvio che i musicisti avrebbero dovuto provenire un po dal
classico e un po dal jazz conoscendo però anche la rispettiva parte musicale in cui non
erano primari o, meglio ancora, avrebbero dovuto avere entrambe le esperienze.
Per la 1° tromba pensai a Sergio Orlandi con il quale avevo militato in un
gruppo per un po di tempo e lui mi propose un cornista che
pareva improvvisasse anche. Sul pianista non avevo dubbi: lamico Arrigo
Cappelletti possedeva la giusta sensibilità per entrare in un lavoro simile: la
sua è sempre stata una musica di confine. Marco Vaggi era un bassista nel
cui progetto avevo appena finito di lavorare e
Giampiero Prina è il batterista con cui molti fra quelli che progettano per big band
sognano di lavorare. Anzi per lesattezza, che tutti sperano di trovare libero,
dato che ha più date lui che James Brown a trentanni. Tutti accettarono a scatola
chiusa fidandosi di me.
La prima prova fu preceduta
da una presentazione di AB che oltre a esporre quanto si sarebbe prodigato per
il progetto, presentò anche Rosy come segretaria e coordinatrice del gruppo.
La musica funzionava! Gli
impasti, i tempi, i colori, lo spirito stesso avevano le connotazioni della
grande opera. Molti dei ragazzi mi comunicarono il loro entusiasmo e chi non
lo fece subito e direttamente
ne parlò entusiasticamente con altri musicisti che poi vennero a dirmi Hey, mi
ha detto Giampiero che stai lavorando a qualcosa di veramente geniale!.
Naturalmente non mancavano i problemi: il cornista non andava tanto in alto ed
io capii che avrei dovuto riarmonizzare alcune parti mantenendole in una
tessitura non acuta: daltro canto gli ottoni erano quattro in totale e non otto
e dunque dovevano un po scambiarsi i registri; le ance non andavano tanto in
sincrono (ma contavo su prove di sezione) e AB non sembrava molto a proprio agio
nel 7/4.
Comunque anche lui non
mancò di complimentarsi e rimasti
soli con Rosy, scambiammo alcune chiacchiere su progetti di promozione. Lui, ad
una certa ora, scappò e mi lasciò
con Rosy a stendere alcuni dati riguardanti la formazione e le esigenze
tecniche.
Fu allora che mi resi conto che per lei non cera differenza fra un
celebre campanile di Londra e la mia orchestra: infatti chiamava la Big Band,
Big Ben. Aguzzai le orecchie, ma niente, la d non era accennata o
sottintesa: aveva intenzione di lavorare alla promozione della Big Ben.
Inoltre mi disse che il famoso depliant lo avrebbe fatto realizzare
gratuitamente dagli allievi di una sua amica insegnante di disegno. Cominciavo
ad essere alquanto perplesso.
Alla seconda prova AB mi
disse che, dato che non aveva tempo di studiare la parte di direzione, avrebbe
preferito che fossi io stesso a
dirigere quella e le successive prove, mentre lui avrebbe preso appunti per poi
dirigere in un secondo momento. Chiarì anche che non avrebbe mai potuto arrivare
prima delle 11.
La terza prova era
particolarmente importante perché finalmente sarebbe stato presente anche Rudy Migliardi,
completando così la sezione degli ottoni. Alle 10 eravamo tutti lì meno Rudy
che, a causa di orari di treni, sarebbe arrivato alle 11 meno un quarto. Alle 10
e 20 Rosy, a cui Padre Umberto aveva affidato le chiavi in quanto assente quel
giorno, non si vedeva. Provo a telefonare a casa, ma il telefono risultava
sempre occupato. Alle 10.30 Giampiero ed Emiliano fanno notare che ci sarebbe da
andarsene. In ottobre il tempo non era mite in una piazza fuori a una chiesa.
Ero mortificato: il telefono continuava a risultare occupato ed io mi resi conto
conto che era solo per rispetto a me che i ragazzi non erano andati via, così
alle 10.45 li congedai. Esattamente due minuti dopo arriva Rudy con il trombone
a tracolla uso zainetto ed io sono costretto a spiegargli laccaduto. Va be,
ma questa cosa può succedere una volta sola, perché alla seconda io non ci sono
più!. Erano tutti professionisti o grandi artisti ed ero già molto lusingato
che avessero accettato di provare a tempo indeterminato, senza neanche una data
fissata, addirittura accollandosi le spese degli spostamenti
ed ora tutta la
loro fiducia e la mia credibilità erano in gioco!
Allalba delle 11 con passo
leggermente affrettato, giunge la figura attesa. Alessandro, scusa, ma ho avuto
una telefonata che non ho potuto interrompere!. Oddio! Se nera stata unora al
telefono mentre fior di musicisti erano venuti da lontano e avevano atteso al
freddo! Aveva discusso di un diverso orario che intendeva
occupare al lavoro. Decisi di non dirle più di tanto perché ritenei che
fosse compito di AB far comprendere
la gravità della situazione.
Ah, e così ne ha combinata una delle sue? fu il suo commento una volta informato
dellaccaduto. Mi vidi perduto. Si era partiti dal massimo dellorganizzazione,
io mi ero esposto con i musicisti, dicendo che a fronte del loro impegno ci
sarebbero state due persone che avrebbero lavorato per la promozione
dellorchestra
e una cosa così grave veniva liquidata con un Che ci vuoi fare?
Che potevo fare?
Non potevo
abbandonare ora: dopo la scrittura mi ero assunto anche lonere di copiare e
stampare la musica al computer, per cui il tempo fra una prova e laltra mi
bastava a stento per preparare le nuove parti e tutto questo da molte settimane
dopo tre mesi dedicati alla stesura. Andammo avanti. In dicembre riuscii a
trovare una data in cui tutti si resero disponibili per registrare un demo.
AB
si prese la responsabilità di mandare il proprio accordatore per occuparsi di un
pianoforte che si trovava nel teatro della chiesa, ove cera lo spazio
sufficiente per ospitare agevolmente tutti, compresa la batteria di Giampiero
che fino a quel momento aveva provato solo con pochi pezzi del suo strumento.
Avrebbe anche dovuto ottenere il permesso di Padre Umberto per poter utilizzare
il teatro e in più disse che avrebbe portato un discografico, fece un nome
greco.
Le interminabili telefonate
per coordinare la disponibilità di tutti divenne un compito mio, perché la
segretaria era presa da questioni personali, ma questo non me lo disse ad un
certo punto della storia; lo scoprii io a furia di sentire musicisti che mi
telefonavano per sapere se si era saputo più niente delle prove. La tragedia è
che lui era praticamente irreperibile e quindi ero costretto a comunicare con
Rosy per ottenere la conferma che avrebbe messo fine a quello stato di
incertezza. In una di queste telefonate, lessere mi chiese chi avrebbe pagato
laccordatore del piano. Cominciò a raccontarmi di come AB fosse senza un soldo
perché stava rinnovando larredamento di casa sua.
Le dissi che se le 200.000 lire
dellaccordatore avessero costituito un sacrificio per il direttore, questo
non poteva che rendermi felice, visto che fino a quel momento lui era stato
lunico che non aveva rischiato niente di proprio e che questa era loccasione
giusta per farlo.
Arriviamo al giorno prima della prova e mi vidi costretto a disdirla, a causa
dell'impossibilità di
comunicare con i due. Scrissi una lettera molto chiara e senza mezzi termini ad
AB, ma quando finalmente mi richiamò nel gennaio del 1998 disse di non averla ricevuta.
Riuscimmo ad avere due prove, il 1° e l8 marzo con pianoforte accordato e
permessi ottenuti.
Nel frattempo, altre assurdità si erano manifestaste: da un
comunicato in cui si parlava della big ben Vivaldi (che avrebbe completato
il repertorio con
classici del jazz come "La Pantera Rosa"!) in cui il mio nome (per fortuna) non
era neanche menzionato, fino alla
pretesa della soggetta tuttofare di farsi accompagnare alle 23 circa a prendere AB
allaeroporto per fargli una sorpresa
e questa volta mettiamo per iscritto un
programma che poi rispetteremo
.
Il 1° marzo ci trovammo per
la prova generale: Sergio era stato sostituito da Alberto Mandarini ( chissà che
impulsi sonori avrebbe regalato al progetto con la sua stupenda voce!) e il
cornista, per fortuna, non voleva accollarsi da solo le spese di viaggio che
prima divideva con il concittadino. Linserimento delleccellente Ruggero
Pari mi consentì di ripristinare le
parti acute di corno che laltro non era in grado di
eseguire.
Quella prova fu un mezzo
disastro. Innanzitutto ci rendemmo chiaramente conto che AB non era in grado di
capire dove capitasse il battere del 7/4, cosa grave, perché in realtà la big
ben non aveva alcun bisogno di un direttore, ma solo di alcuni segni che
servivano ad andare avanti dopo alcuni ad libitum e quello
era proprio un punto in cui bisognava dare un segno.
Ho inserito molte di queste parti nel lavoro per far sì che tanto i soli quanto
la musica scritta risultassero differenti ad ogni esecuzione. Si decise che
avrei diretto io a gesti e a colpi di gomito (in caso di mani impegnate sullo
strumento). Ma la sezione dei sax proprio non andava e ad un certo punto
Giampiero mi chiamò in disparte e mi disse che proprio non riusciva a seguirli:
avevano in mente tempi diversi.
Intendiamoci: gli elementi erano validi,
soprattutto il buon Keir, ma non riuscivano proprio ad amalgamarsi in una
sezione. Io lo avevo notato subito, ma speravo che si sarebbero resi disponibili
per prove di sezione in cui affiatarsi, ed invece erano quasi più impegnati degli altri.
Dio, che
fare? Pregai Giampiero (che
assolutamente non voleva che licenziassi la sezione per tenere lui) di restare, assicurandogli
che avrei risolto la
situazione in quella settimana. In
sette giorni dovevo spiegare ai
ragazzi che non funzionavano insieme e che ormai non cera più tempo per
lavorarci: se entro l8 marzo non fossimo riusciti a realizzare quella registrazione
dimostrativa, non
ce lavrei più fatta a tenerli insieme.
Keir ed Emy erano amici oltre che
colleghi, ma in quel momento presi una decisione: la musica doveva essere al di
sopra di tutto, perché quella sarebbe rimasta oltre tutto e i momenti sgradevoli
e i compiti difficili invece sarebbero passati e mi ricordai quante volte
in passato avevo rimpianto di non aver avuto la forza di prendere decisioni drastiche.
Parlai con ognuno di loro e contemporaneamente puntai il più in alto possibile.
Dovevo trovare musicisti che avessero già un affiatamento in sezione e che si
liberassero con così breve preavviso! Giulio Visibelli, lirico
eccellente flautista oltre che sassofonista;
Guido Bombardieri, ex enfant prodige, già elemento di spicco in Assaxination
allinizio della sua carriera; Gilberto Tarocco estremamente preciso e con una
stupenda voce di baritono, suonava anche il clarinetto basso. E tutti e tre
avevano già suonato insieme.
Lì capii che Dio in persona voleva che il progetto
andasse avanti: accettarono tutti e tre e si liberarono per il demo!
(MA I PROBLEMI NON ERANO CERTO FINITI....:
Seconda puntata
Terza puntata
Quarta e ultima puntata.)
Sito del progetto Vivaldi 4 Seasons:
www.vivaldi4seasons.com
Recensione del disco di Sandro Cerino Le quattro stagioni di Vivaldi
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