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Intervista

Febbraio 2001



"Un problema essenziale secondo me è che, per il pubblico ignaro di musica, è difficile trovare musica interessante in quanto le possibilità di informarsi seriamente alla radio o sulla stampa sono poche."

Gebhard Ullmann


Vittorio Lo Conte

Quello di Gebhard Ullmann non è un nome molto noto in Italia, anche se cŽè stata una occasionale collaborazione con Enrico Rava. In questa intervista il sassofonista tedesco dimostra di avere le idee molto chiare in fatto di musica e di esprimersi con molta chiarezza (forse per questo suona musica d`avanguardia e non fa il politico). Così è se vi pare, scrisse già qualcuno, che non era un famoso compositore...

AAJ: Sulle riviste europee, non solo tedesche, ho letto dei commenti molto positivi sul tuo ultimo CD "Kreuzberg Park East" [di cui è possibile leggere la recensione cliccando qui]. Come è nato questo disco pubblicato dalla Soul Note? Svilupperai ulteriormente le tue idee musicali con questo gruppo?
GU: Il CD Kreuzberg Park East è stato uno sviluppo delle mie idee compositive per quartetto (due fiati e ritmica senza pianoforte). Ho composto la musica di Basement Research, il CD precedente, qui a Berlino, mentre le composizioni e gli arrangiamenti di questa nuova produzione sono state elaborate a Brooklyn.
La registrazione è avvenuta anche a New York, dopo un tour europeo, così che durante questi concerti abbiamo avuto degli spazi di libertà per studiare a fondo le composizioni.
A proposito di spazi: in molte delle mie composizioni ci sono dei passaggi di transizione tra momenti improvvisati e composizione. Ho molta fiducia nella forza e nell`estetica delle mie composizioni e lascio ai musicisti coi quali lavoro ampi spazi. In questo caso ho potuto scrivere per con determinati musicisti in mente e questo mi ha dato, come compositore, una notevole ispirazione circa la direzione in cui andare.
Su questo CD descrivo delle sensazioni, situazioni, ricordi nati nelle due città in cui vivo: New York e Berlino. Il pezzo che dà il titolo all`intero album é la descrizione di un pomeriggio domenicale al parco situato davanti all`appartamento in cui vivevo a Berlino. "The T.T. Walk" è stato ispirato da un viaggio a Trinidad e Tobago. "Almost Twenty-Eight" è una descrizione di varie impressioni nate contemporaneamente a New York. "Blaues Lied" è un mio omaggio alla tradizione musicale blues, il blu è ancora presente, questa volta come colore delle arti figurative in "Blue Trees And Related Objects". "Flutist With Hat And Shoe" è ispirato da un quadro e "Meltema" è una canzone d`amore.
Nella musica e nelle composizioni ho voluto esplorare gli aspetti sonori nati dall`incontro del clarinetto basso e del contrabasso, del mio sax tenore e di quello di Eskelin, intorno al lavoro della sezione ritmica, molto elastica, di Drew Gress e Phil Haynes. Ho voluto anche descrivere lo scontro di nuove tecniche di composizione/notazione con gli idiomi della musica al di là dell`Atlantico come Blues/Gospel, Walzer e Tango.

AAJ: Tu suoni in Germania anche in un`altra formazione, gli Springtime di Guenter Lenz. Bob Degen nel frattempo è ritornato in USA, come continuerete? Trovi differenti le musiche che tu sviluppi con musicisti europei e statunitensi?
GU: Springtime di Guenter Lenz sono un gruppo interessante, in quanto attraversano stili, generazioni e anche regioni, dal momento che ognuno di noi provene da diversa città della Germania. Adesso Dieter Glawischnig suona il piano al posto di Bob Degen. Guenter vuole scrivere delle nuove composizioni per questa formazione.
Posso giudicare le differenze tra il modo di suonare sui due lati dell`Atlantico soltanto nelle mie formazioni. Penso che la provenienza di un musicista ha poca importanza, per me è più importante sapere se e cosa compone. Il mio quartetto "Conference Call" (con Michael Stevens, Joe Fonda, Matt Wilson) regge tranquillamente il confronto col mio trio con Carlos Bica e Jens Thomas (in futuro al posto di Jens Thomas suonerà la pianista Sylvie Courvoisier). Quello che cambia è il rapporto con le varie tradizioni e il modo poco ortodosso di utilizzare il materiale a disposizione.
Io stesso mi sento a casa, musicalmente e geograficamente, sia nell`uno che nell`altro gruppo e vorrei esplorare le possibilità offerte a modo mio.
A proposito dei miei trii devo dire che ho cominciato una serie di progetti, che già elaborati con il mio ensemble Ta Lam Zehn (dieci musicisti), ho continuato poi con proprio con questo tipo di formazione, in quanto il trio è diventato il momento centrale del mio lavoro. Il trio offre la più grande spontaneità nel presentarsi sia come compositore e musicista.
Dopo il trio di clarinetti col quale ho pubblicato un CD per la Leo Lab apparirà il trio "Ullmann/Bica/Thomas" nel giugno del 2001 presso la Between The Lines. Questo autunno sarà pubblicata una registrazione per la casa discografica di New York Musicentric con Chris Dahlgren e Peter Herbert (ambedue al contrabasso) e con me al flauto basso e al clarinetto basso. Inoltre, lavoro ancora ad un progetto con Chris Dahlgren (contrabasso, electronics) e Jay Rosen (percussioni). Queste formazioni sono nate spontaneamente e sono, some si può vedere, internazionali, con artisti da ambedue le sponde dell`Atlantico.

AAJ: Come vedi la musica che tu registrato in passato? C`è qualcosa, che tu avresti fatto diversamente?
GU: No, tutto ha avuto una sua ragione ed è stata parte del mio cammino musicale. Certamente oggi quei progetti suonerebbero diversamente. Ancora oggi difendo i CD fatti, anche se ci sono progetti che non registrerei più in quel modo, è chiaro che c`è stato uno sviluppo. La mia musica va avanti e si evolve, questa è la cosa più importante.

AAJ: In che rapporto sei con gli standards e il mainstream? Farai in futuro qualcosa in questa direzione? Molti musicisti, che hanno suonato bop, si sono orientati verso musica più moderna con risultati convincenti, mentre il contrario sembra un percorso più difficile.
GU: Nel 1989 ho pubblicato il CD Per Dee Doo (il nome ti dice già di che si trattava) e nel corso degli anni `90 ho fatto molti concerti con quel quartetto. Da allora in poi ho avuto sempre degli standards in programma, anche se per me gli standards non devono essere necessariamente quelli di Broadway o della tradizione jazz. Negli ultimi anni mi sono rivolto ai compositori europei, ad esempio Nino Rota o Kurt Weill. Ho tanta musica dentro di me oltre alla sensazione che nel jazz troppo viene suonato senza ispirazione, tanto per produrre CD.
Vengono prodotti troppi CD in cui il musicista xy fa un album con musiche di .. e suona Bach o Davis o Coltrane o Morricone .... Non voglio qui mettermi a indicare un CD in particolare, ma il motivo principale per questo tipo di incisioni è spesso più commerciale che artistico.

AAJ: Insomma, quando Braxton e Muhal Richard Abrams suonano "Miss Ann" di Eric Dolphy in "Duets `76" può essere geniale; quando un altro suona lo stesso pezzo preso da un fake book diventa ridicolo, è questo che vuoi dire?
GU: Ovviamente esistono delle nuove interpretazioni geniali, e quindi necessarie per l`ulteriore comprensione di una composizione. Comunque negli ultimi tempi un`ondata di questo tipo di registrazioni ha invaso il mercato, e forse queste provengono più da un`idea dei produttori che dal bisogno espressivo dei musicisti.
Qualche volta, anche qui, è ovvio, nasce della musica geniale, la quale però ha come premessa una profonda comprensione del materiale proposto ed una storia personale con il materiale stesso. In ogni caso, l`intensità dovrebbe essere tanta, come per il proprio linguaggio musicale, e si deve anche aggiungere qualcosa, che non é ancora stato detto.

AAJ: Cosa ti piace nella musica di Nino Rota? Hai visto i film di Fellini?
GU: Sono stato sempre un appassionato di cinema e mi sono occupato anche di musica che è stata scritta appositamente come colonna sonora. Nino Rota è un compositore che ho sempre ammirato da questo punto di vista. Amo molto le sue melodie e il modo in cui le strania all`interno di una composizione o come le elabora con altri elementi. Ovviamente ho visto i film di Fellini più volte.

AAJ: Hai mai pensato che dei tuoi colleghi registrano troppo, senza avere l`ispirazione giusta per quello che fanno, anche per quello che fanno di proprio, che la routine giochi, insomma, un ruolo troppo importante?
GU: Non posso parlare al posto dei miei colleghi, le differenze o divergenze sarebbero troppe. Sono comunque dell`opinione, che non tutto quello che oggi viene pubblicato è veramente necessario.
Un problema essenziale per me è che per il pubblico ignaro di musica è difficile trovare musica veramente interessante in quanto le possibilità di informarsi seriamente alla radio o sulla stampa sono poche. Io cerco sempre di provare nuove possibilità ed ho diversi progetti musicali che cerco di sviluppare uno accanto all`altro. Nella maggior parte dei casi fino al punto in cui per me sono chiusi ed io comincio a lavorare a qualcosa di nuovo.

AAJ: Ci sono dei produttori con cui tu hai lavorato volentieri? Per quale motivo?
GU: A poco a poco ho imparato a produrre da solo e, poichè ho una visione precisa di come la mia musica deve suonare, lavoro ormai da molto tempo senza produttore.

AAJ: Joachim Kühn ha inciso insieme a Ornette Coleman, lo faresti anche tu se ne avessi la possibilità? Pensi che un lavoro creativo insieme sarebbe possibile, al di là del grande nome?
GU: Ho avuto la possibiltà di lavorare con dei grossi nomi e ho trovato la cosa interessante, anche come ispirazione. Ad esempio con Paul Bley o Enrico Rava. Qualche volta è difficile - per motivi organizzativi - portare avanti questi progetti con un senso di continuità e la stampa vede spesso solo il grosso nome e non la musica. Non voglio continuare all`infinito ad essere un "giovane talento" e nei miei gruppi preferisco uno sviluppo musicale continuo, per cui ho preferito rinunciare ad un certo tipo di lavoro.

AAJ: Jazz in Germania, negli USA e in Europa, vuoi dire qualcosa a proposito?
GU: È una domanda ascoltata molte volte, a cui è difficile rispondere. Sono molto interessato dai nuovi sviluppi che ci sono a Berlino e allo stesso tempo lavoro volentieri con i musicisti di New York. L`intensità e l`estetica insieme alla ricerca del nuovo (qui come là) mi attirano molto. L`estetica musicale al di là dell`Atlantico è adatta per il mio quartetto. I progetti orchestrali sono invece più "europei" e preferisco registrarli a Berlino. In breve: il mondo cresce insieme anche in questo campo, ci sono ovunque dei musicisti validi, in Europa però c`è più dispersione.


Sito di Gebhard Ullmann: www.gebhard-ullmann.com

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