Gennaio 2002
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Cristina Zavalloni & Stefano De Bonis
Shelley Hirsch
'Variazioni attorno a una voce'
ITC Teatro San Lazzaro di Savena (BO) 7/8.12.2001
Emiliano Neri
Quanti credono che andare a un concerto significhi semplicemente sedersi e abbandonarsi al mezzo
sonoro si sarebbero certo ricreduti assistendo a questa minirassegna proposta nella sezione
Avant-jazz del cartellone dellITC Teatro, perché nel caso delle Variazioni attorno a una voce lo
spettatore è andato soggetto a un coinvolgimento profondo e totale sotto ogni punto di vista
artistico e umano, piuttosto che di banale intrattenimento tanto che risulta difficile riferirne
a parole.
Con grande ironia e spirito dissacratore Cristina Zavalloni e Stefano De Bonis hanno
presentato il loro progetto "Scoiattoli confusi", ovvero il tentativo ben riuscito di
reinventare in maniera particolarissima un repertorio estremamente eterogeneo il cui denominatore
comune potrebbe forse essere rinvenuto nella comune formazione classica degli artisti. Eppure tale
impostazione trapela soltanto, impegnati come sono, i due, a filtrare il materiale sonoro attraverso
laltra loro grande influenza, quella delle musiche più sperimentali, davanguardia e di ricerca.
Canzone dautore, melodie popolari, struggenti ballate e delicate ninnananne
Tutto è ripensato e
rivisto per divertirsi e divertire.
Protagonista principale, ovviamente, la voce. Strumento dalla straordinaria duttilità e capacità
trasformistica, quello della Zavalloni, la cui irresistibile carica espressiva ha letteralmente
conquistato il pubblico. Una mimica efficace e una gestualità travolgente unite a un infinito
campionario di in-consuetudini vocali hanno fatto del concerto una vera e propria pièce teatrale,
in cui i personaggi rappresentati e narrati dalla cantante danzavano vivi sul palcoscenico.
Dal canto suo, De Bonis (che un anno fa sullo stesso palco duettava a vertiginose vette
improvvisative con la percussionista Marilyn Mazur) col suo pianismo ora lirico ora corrosivo
indovinava sempre il mood più adeguato per assecondare le spericolate divagazioni della compagna.
Musica materica, magmatica e piena denergia, la sua, cavata dal pianoforte con uno stile
inconfondibile, estremamente percussivo.
La sera successiva, Shelley Hirsch si è esibita in completa solitudine, conducendo le proprie
variazioni su basi preregistrate infarcite dei ritmi e dei generi più disparati, voci e
rumori di vita quotidiana in rapida e mutevole successione, patchwork sonori che richiamavano
certi game-pieces di John Zorn costruiti con lapproccio delle file-cards.
Per questa esibizione la Hirsch ha accantonato il suo lato più sperimentale e lattenzione alla
modulazione del suono, per concentrarsi quasi esclusivamente sulla sua espressività, resa in un
parlato fitto, a tratti cantilenante e monocorde ma sempre estremamente vivido e coinvolgente.
A differenza della serata precedente non cera qui alcuna traccia di finzione scenica. La cantante
newyorkese ha difatti in gran parte presentato materiale tratto dal suo album
O Little Town of East New York, opera radiofonica semi-autobiografica in cui attraverso un
mutevole caleidoscopio sonoro venivano riportati alla memoria ricordi e reminiscenze dinfanzia,
linquietante figura della madre, il difficile rapporto col padre, la contestazione sociale in
una società multietnica
Ciò che è andato in scena sul palco dunque non aveva nulla a che fare con una rappresentazione
teatrale: era pura e semplice vita. Vita, quella della Hirsch, che non può essere se non in forma
musicale, attraverso una voce che prima ancora di essere linguaggio è gesto e che proprio per questo
è in grado di intrecciare con lo spettatore una relazione empatica, coinvolgendolo nellintimo.
Ed è qui va rintracciato il valore dellevento. Un valore umano ancor più e ancor prima che
artistico.
Raramente capita di incontrare artisti che si mettono (letteralmente) in gioco fino a questi
livelli. Cè pertanto di che essere grati allAssociazione Ex B. e al Teatro ITC per
lattenzione che riservano alla programmazione di simili progetti dallindiscussa originalità
e valore, ma che purtroppo difficilmente ricevono la visibilità e il
riconoscimento che meritano.
La foto di C.Zavalloni è di Roberto Tarallo
Le foto di Shilley Hirsch sono di Claudio Casanova (Altre foto di dal concerto di Shelley Hirsch: clicca qui)
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