Home » Articoli » Album Review » Keith Jarrett: Creation

Keith Jarrett: Creation

Sono passati 40 anni da quel concerto a Colonia che ha rivelato al mondo, grazie a un successo di vendite travolgente e decisamente inusuale per un disco di jazz, la pratica del concerto solistico completamente improvvisato che il pianista Keith Jarrett portava avanti già da un paio di anni, e che avrebbe continuato quasi ininterrottamente (tranne una pausa di alcuni anni dovuta alla sindrome di affaticamento cronico di cui Jarrett ha sofferto) fino ad oggi attraverso alcune centinaia di concerti in tutto il mondo.

Una parte di questi concerti è stata pubblicata su disco, superando la selezione operata dal produttore Manfred Eicher insieme allo stesso pianista, senza però ripetere almeno a livello di vendite il successo del capostipite. Ultimo della serie questo Creation, un CD singolo dopo i tre di Testament e i due di Rio che lo avevano preceduto. Diverso anche il tipo di proposta musicale: non più la riproposizione integrale (o quasi) di uno o più concerti, ma una selezione di improvvisazioni tratte da alcuni dei dieci concerti tenuti nel corso del tour del 2014, che ha toccato USA, Giappone, Canada e Europa. Questa volta Jarrett figura anche come produttore unico, lasciando ad Eicher il ruolo di produttore esecutivo, a indicazione del fatto che la selezione dei brani è stata curata direttamente dal solo pianista.

I nove brani, provenienti da sei concerti differenti in quattro diverse località (Tokyo è rappresentata da quattro brani per tre date, mentre dal concerto di Roma ne sono stati scelti ben tre), sono stati assemblati quasi a costituire una suite, il cui flusso dà un'impressione di continuità che sappiamo non essere reale. La musica scorre conservando un'unitarietà che le deriva dalle minime variazioni sui tempi medio-lenti e dalle analogie nella costruzione dei frammenti, situazione che raramente troviamo in uno stesso concerto, dove le improvvisazioni sono più soggette al mutare degli umori e dell'ispirazione dell'artista, risultando in una maggiore varietà musicale. Mancano qui le impennate liriche, gli insistiti ostinati, le melodie simil-gospel, gli episodi di free non strutturato, i blues (generalmente riservati ai bis) che sono tutte caratteristiche tipiche di quasi ogni concerto del pianista. Pertanto il lavoro presente si avvicina maggiormente alle composizioni pianistiche di Jarrett (sul tipo di Dark Intervals) che a tutti i precedenti concerti in solo. La selezione ha privilegiato le improvvisazioni dal tono generalmente austero e solenne, le melodie sobrie e pacate che occasionalmente possono inglobare anche materiali noti (come le citazioni del concerto di Aranjuez nella Parte IV, e della Jobimiana "Aguas de Março" nella Parte V), trascurando i momenti più vivaci e giocosi che pure ogni tanto affiorano nel corso dei suoi concerti.

Possiamo ipotizzare, visto il titolo dato all'opera, che Jarrett abbia voluto selezionare quelle improvvisazioni che secondo lui meglio descrivono il processo creativo alla base dei suoi concerti solistici, che partendo da uno spunto o un'ispirazione qualsiasi costruisce una composizione musicale in tempo reale sviluppando una melodia compiuta con relativa armonizzazione. Il risultato è ancora una volta sbalorditivo, considerate le circostanze della sua genesi: assistere alla materializzazione di un'opera d'arte praticamente dal nulla rappresenta sicuramente un'emozione ogni volta unica e irripetibile. Poco importa che il momento del concerto sia differito, riportato su CD; anzi, il poter riproporre la musica permette di scoprire nuovi particolari, e rivivere nuove emozioni, ad ogni ascolto.

Inevitabile, a distanza di tanti anni, il confronto con l'illustre precursore The Köln Concert, già elevato da tempo al rango di mito a prescindere dall'effettiva qualità della musica; non tanto per improponibili paragoni, quanto per ammirare l'evoluzione nel tempo delle sue improvvisazioni pianistiche, che ha accompagnato la crescita e la maturazione personale dell'artista. Dalle lunghe suite dei primi anni interrotte solamente dall'intervallo tra le due parti del concerto, nelle quali le idee si inseguivano e accavallavano alternando momenti entusiasmanti ad altri inevitabilmente meno riusciti e tirati troppo per le lunghe, fino ad arrivare alla forma dell'ultimo decennio, fatta di tante improvvisazioni più brevi, ciascuna con un proprio inizio, svolgimento e fine.

Dall'esuberanza brillante e un po' sfuggente dei trent'anni all'austera ma serena maturità dei settanta la musica è cambiata, si è fatta più asciutta e meditata e meno istintiva, passando da un andamento qualitativo altalenante, con molti alti e bassi, a uno più stabilmente controllato, di qualità mediamente superiore, ma dove è più difficile scorgere quei vertici espressivi tipici della sua prima produzione: non perché non siano più presenti, ma perché si è alzato complessivamente il livello della base di riferimento, per analogia geografica equivalente al passaggio da un paesaggio di picchi e vallate a un esteso altopiano. Ci sarà sicuramente chi rimpiange le lunghe, interminabili cavalcate pianistiche di una volta, preferendole alla produzione odierna, ma non sono altro che due aspetti diversi e complementari dell'arte di Jarrett, che con questo Creation aggiunge un altro significativo tassello alla sua più che ragguardevole discografia.

Track Listing

Part I (Toronto, Roy Thomson Hall, June 25, 2014); Part II (Tokyo, Kioi Hall, May 9, 2014); Part III (Paris, Salle Pleyel, July 4, 2014); Part IV (Rome, Auditorium Parco della Musica, July 11, 2014); Part V (Tokyo, Kioi Hall, May 9, 2014); Part VI (Tokyo, Orchard Hall, May 6, 2014); Part VII (Rome, Auditorium Parco della Musica, July 11, 2014); Part VIII (Rome, Auditorium Parco della Musica, July 11, 2014); Part IX (Tokyo, Orchard Hall, April 30, 2014).

Personnel

Keith Jarrett: piano.

Album information

Title: Creation | Year Released: 2015 | Record Label: ECM Records


About Keith Jarrett

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

Near

More

Mas Alto
Todd DelGiudice
Odyssey
Denny Zeitlin
Airborn
Eddie Parker's Airborn With Rob Luft

Popular

Desolation Row
David Maranha / Rodrigo Amado
2014 NYC
King Crimson
Beneath Lifted Skies
Linda May Han Oh & Melissa Aldana
Talamanti
Patricia Brennan and Sylvie Courvoisier

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.